Strade, metropolitana, supermercati. Il Cremlino vorrebbe raccogliere più di 70 milioni di dati entro il 2023. E per questo imprese come la NtechLab stanno sviluppando alcuni dei programmi informatici più sofisticati al mondo

La Russia di Vladimir Putin scommette sul riconoscimento facciale come strumento. Dai supermercati alla metropolitana, questo sistema tecnologico si allarga a più ambiti della quotidianità dei russi, aumentando il rischio di controllo sociale e censura.

In Russia oggi è difficile sottrarsi dal riconoscimento facciale. Il Gruppo X5, che controllo la catena di supermercati Perekrestok et Pyaterotchka, ha implementato l’uso del riconoscimento facciale nelle casse, collegato al sistema di pago Visa, per agevolare le file. Anche la metropolitana di Mosca ha avviato un sistema di pagamento che controlla il volto di chi entra e approfitta per verificare se è presente nella lista di ricercati delle forze di sicurezza. A Mosca ci sono più di 189.000 telecamere di sicurezza con capacità di riconoscimento facciale, oltre alle 12.300 telecamere nei vagoni della metro.

Il sistema è gestito da Sberbank, che da mesi ha proposto l’utilizzo del riconoscimento facciale a molte aziende russe, creando un importante database di dati biometrici.

Secondo il quotidiano Kommersant, le autorità russe stanno accelerando il processo di raccolta di dati biometrici iniziato nel 2018. Ad oggi hanno 164.000 dati, ed entro due anni vorrebbero arrivare a 70 milioni.

Sebbene i cinesi hanno la leadership in questo settore, imprese russe come la NtechLab stanno sviluppando alcuni dei programmi informatici di riconoscimento facciale più sofisticati al mondo.

L’uso di questa tecnologia aiuta le forze di sicurezza a monitorare gli spostamenti degli oppositori. Tuttavia, alcune Ong denunciano che queste stesse telecamere si disattivano o funzionano male quando si tratta di indagini che coinvolgono agenti o funzionari dello Stato.

Il sistema è così malleabile, che anche alcuni giornalisti sono riusciti recentemente ad acquisire dei dati nel mercato nero chiamato “probiv” (qui l’articolo di Formiche.net).

Aliona Popova, nota attivista dell’opposizione russa, ha denunciato l’uso di questi dati per l’identificazione di chi partecipava alle manifestazioni a favore del leader Alexei Navalny.

Sarkis Darbinyan, legale dell’Ong russa Roskomsvoboda che si dedica ai diritti digitali, ha dichiarato che tutte le telecamere archiviano i volti delle persone che vanno ad una protesta e i loro dati restano nei sistemi delle autorità: “È una pratica sempre più frequente contro attivisti e manifestanti”.

A fine gennaio, l’attivista Kamil Galeyev è stato arrestato in casa poche ore prima dell’inizio di una protesta dell’opposizione. Secondo lui, è stato identificato grazie al riconoscimento facciale delle immagini della manifestazione del 23 gennaio. Un altro oppositore, Mikhail Shulman, arrestato dentro la metropolitana il 31 gennaio dopo il riconoscimento facciale, ha scritto in un articolo sul sito di Roskomsvoboda di sentirsi in un “campo di concentramento digitale”.

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