Le linee del ministero dell’Educazione palestinese impongono alle scuole primarie private di evitare ogni contatto con “l’occupazione israeliana”. Ma il documento è stato prodotto con i fondi dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo

Negli ultimi mesi si sono riaccese le polemiche sui programmi di insegnamento nelle scuole in Cisgiordania e non solo dell’Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi, a cui l’amministrazione di Donald Trump aveva azzerato i contributi statunitensi e di cui l’Italia è tra i principali finanziatori, al 14° posto con quasi 18 milioni di euro nel solo 2020.

Un rapporto di gennaio dell’ong israeliana IMPACT-se ha rivelato che il materiale scolastico distribuito dall’Agenzia agli studenti in Cisgiordania e a Gaza contiene incitamenti alla violenza, demonizzazione di Israele (“il nemico” cancellato dalle mappe), glorificazione della jihad e del martirio, teorie del complotto. C’è anche un esercizio di matematica per selezionare il numero corretto di “martiri” dalla Prima intifada.

Quanto denunciato dall’ong israeliana è stato riconosciuto come “errore” dal commissario generale dell’Agenzia, Philippe Lazzarini. E segna un passo falso dell’Agenzia impegnata a promuovere la pace. Ma è anche in netto contrasto con le promesse dell’Agenzia stessa, che soltanto a novembre si era impegnata a rimuovere quei contenuti d’odio antisemita.

Un odio che è fatto anche di parole di esclusione e cancellazione. Quelle, per esempio, che si ritrovano in un documento del ministero dell’Educazione palestinese fintanto dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

“È assolutamente vietato ricevere sovvenzioni finanziarie o in natura o aiuti tecnici, o avere contatti o attività di gemellaggio o normalizzazione con qualsiasi istituzione dell’occupazione israeliana”. Questo si legge a pagina 18 del rapporto, che detta le linee guida per il via libera alle scuole materne private nell’anno scolastico in corso.

A colpire di questo documento non è soltanto il fatto che il passaggio sopracitato – l’unico in cui si fa riferimento a Israele – sia espresso dopo una premessa in cui il ministro Marwan Awartani si impegna a offrire un insegnamento “inclusivo ed equilibrato”.

Ma anche il fatto che il documento sia stato finanziato dal “PACE – Partnership for a New Approach to Early Childhood” dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Il progetto, si legge sul sito dell’Agenzia, “vuole accrescere la qualità, l’accessibilità e la sostenibilità del sistema dei servizi educativi della prima infanzia in Cisgiordania stimolando il partenariato pubblico-privato”. Per questo sono stati stanziati oltre 1,5 milioni di euro. A occuparsene è la onlus emiliana Volontari nel mondo RTM, ringraziata dal ministro Awartani nel suo discorso.

Quanto si legge nella seconda pagina del documento potrebbe rassicurare: “Tutte le opinioni espresse in questo documento esprimono le opinioni del ministero dell’Istruzione palestinese e non riflettono necessariamente le opinioni o le politiche dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo”.

Ma ciò non toglie che il documento sia stato redatto con il contributo di un’agenzia pubblica italiana. Dunque con i soldi dei contribuenti italiani. Un fatto che non può lasciare indifferenti. Soprattutto visto che tra gli obiettivi della nostra Agenzia c’è il “sostegno ai processi di pacificazione”.

(Foto: © 2019 UNRWA Photo by Marwan Baghdadi)

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