I sindacati e le imprese di una realtà che ha retto alla crisi derivante dall’emergenza sanitaria ragionano sui cambiamenti nel contesto industriale. A giugno del 2022 scadrà il contratto nazionale di settore e le parti si preparano fin d’ora a rinnovarlo. Il segretario generale della Uiltec nazionale racconta la forza di un elevato sistema di relazioni industriali che può far proseliti

I sindacati che sono impegnati a concludere al meglio la stagione contrattuale in corso già guardano a quella che verrà. Ed altrettanto fanno le federazioni che rappresentano le imprese. Succede nel settore chimico e farmaceutico quando il presupposto per le parti è rappresentato dalla riunione dell’Osservatorio Nazionale del comparto succitato. Insomma, è accaduto oggi e l’evento in questione dimostra l’impegno che Filctem, Femca e Uiltec, da una parte, e Federchimica e Farmindustria dall’altra, puntino insieme, in quest’occasione con un videocollegamento, mediante la piattaforma webex, a lavorare sui capisaldi di un negoziato per il rinnovo dello specifico Ccnl che scadrà a giugno del 2022.

IL RINNOVO DEL PRECEDENTE CONTRATTO A LUGLIO DEL 2018

Il Contratto Collettivo Nazionale chimico farmaceutico riguarda l’intero settore di scambio e produzione di lavorati di natura chimica (dai farmaci alle plastiche, vetro, lubrificanti e altro), regolando i rapporti di lavoro e stabilendo diritti e doveri dei lavoratori impiegati in tale settore. Sono interessate, dunque, le categorie di lavoratori che svolgono la propria attività in aziende chimiche come quelle farmaceutiche, di lubrificanti, detergenti, sostanze abrasive, cere, GPL, solo per fare alcuni esempi. Altresì, è bene ricordare che lo stesso contratto ha riguardato oltre 176mila lavoratori addetti in più di 2.700 aziende. Dal punto di vista economico l’intesa, sottoscritta il 18 luglio del 2018 ha previsto un aumento medio sui minimi (Trattamento economico minimo) di 97 euro divise in 4 tranche: primo gennaio 2019 di 30 euro; primo gennaio 2020 di 27 euro; primo luglio 2021 di 24 euro; primo giugno 2022 di 16 euro. La novità di questo rinnovo è che stato il primo accordo contrattuale ad applicare l’intesa interconfederale sulla contrattazione, firmata il 9 marzo 2018.

LO SCENARIO PER IL RINNOVO NEL CCNL

Si tratta di un risultato che è di buon auspicio per gli obiettivi che lavoratori ed imprese si aspettano a partire dal negoziato contrattuale da realizzare nei prossimi mesi. Il sistema di relazioni industriali ha dimostrato finora un elevato livello di eccellenza ed abbiamo contezza di ritenere che questo modello si concretizzerà compiutamente anche nel prossimo rinnovo contrattuale. E’ chiaro che siamo fermamente convinti del modello enunciato: un sistema che diverrà ancor più forte e condiviso anche da altri se al centro della contrattazione in itinere si porrà la persona, patrimonio umano e professionale di conoscenza, esperienze e potenzialità. A questo riguardo un ruolo fondamentale avrà il tema della trasformazione digitale in ambito contrattuale, sia rispetto alla normativa tuttora vigente anche attraverso il livello aziendale. Si tratta, quindi, di valutare come i suddetti impatti di trasformazione digitale avranno ricadute sull’organizzazione del lavoro, sulla formazione e sulle competenze, sull’occupazione e sull’occupabilità, sulla sicurezza e sulla salute, sul coinvolgimento e la partecipazione. Lo scenario determinato dall’emergenza sanitaria è caratterizzato da molteplici punti di crisi, più o meno incidenti nei settori che ci riguardano. La crisi succitata è evidente nel mondo dell’industria e dei servizi. La sintesi di questa affermazione si poggia su vari dati riscontrati fino ad oggi: il recupero del prezzo del petrolio e l’aumento dei prezzi delle materie prime, dovuti alla ripresa della domanda mondiale. Esiste il fondato rischio di un aumento inflattivo sotto il due per cento, gestibile in ogni caso.

Pure la produzione manifatturiera ha retto il disagio determinato dalla pandemia virale e, soprattutto i settori dell’industria chimico-farmaceutico hanno tenuto. Una condizione che registra, però, delle dicotomie al proprio interno: i prodotti chimici sono andati bene, quelli del cosiddetto “Made in Italy” hanno subito un tracollo. Di certo, i fondi europei disponibili, come quelli di Next Generation Ue, e le politiche nazionali di natura fiscale ed industriali potranno fungere da stimolo alla crescita della ricchezza nazionale. Lo stesso debito pubblico è destinato ad aumentare, ma sarà anch’esso finanziato dalle già menzionate risorse comunitarie. Le risorse del Fondo Sure, per esempio, hanno mitigato, insieme alle risorse nazionali, i cali occupazionale, profondamente evidenti nelle generazioni giovanili. Proprio nel settore chimico-farmaceutico si è avuta una discreta tenuta occupazionale e si prospettano dati migliori nel trimestre che seguirà a quello concluso ieri. Insomma, nel negoziato contrattuale che dovremo porre in essere, le parti dovranno tener conto di nuove priorità, come il ripensamento dei luoghi di lavoro; sui temi della transizione ambientale; su quelli della digitalizzazione e della ricerca; sulle prospettive dettate dalla globalizzazione e delle politiche interventiste mosse dal ruolo pubblico. Il prossimo lustro giocheranno un ruolo decisivo le tecnologie complesse: dalla sicurezza dati ai Big Data; dal lavorare in team eterogenei all’autoapprendimento; dal contenimento dei rischi occupazionale alla centralità del lavoratore nel ciclo produttivo; dalla diminuzione delle mansioni ripetitive e pericolose all’aumento dello stress da lavoro. In questo senso il rinnovo del prossimo contratto di lavoro non sarà facile e dovrà basarsi sulla parola chiave della partecipazione della persona nel sistema produttivo.

IL SISTEMA ORIZZONTALE NELL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Il cambio di paradigma dovrà essere caratterizzato dal passaggio dal sistema verticale e gerarchico a quello orizzontale e responsabile del lavoratore nell’impresa dove presta l’azione professionale. Occorre passare da un modello gerarchico a una struttura circolare, perché una forza lavoro deresponsabilizzata che esegue direttive calate dall’alto, ha un impatto fortemente negativo sulle performance e sulla capacità di innovazione delle imprese stesse. Inoltre, proprio questo tempo di emergenza sanitaria dovuto alla pandemia virale ha posto il problema di gestire al meglio la contrattazione relativa al passaggio dal lavoro a domicilio a quello agile. È evidente, sicuramente a nostro giudizio, che lo smart working rimane un rapporto di lavoro subordinato. Nel 2020, con l’emergenza succitata abbiamo stimato che circa 8 milioni di persone abbiano dovuto sperimentare la prosecuzione delle attività lavorative dalle loro case. Un cambio epocale rispetto solo all’anno precedente quando, secondo l’osservatorio del Politecnico di Milano, erano 700mila le persone che svolgevano o sperimentavano il lavoro agile per uno o due giorni alla settimana.

Il riferimento aziendale è l’area dove andrà ad incanalarsi la riorganizzazione produttiva e logistica. È il piano aziendale quello che gestirà di fatto questo rapporto di lavoro. Occorrerà ragionare su quali procedure da seguire a livello aziendale. Ci sono lavoratori che devono stare giocoforza sul luogo del lavoro e altri che possono esercitare la loro attività professionale da casa. Il sindacato dovrà al più presto colmare il vuoto legislativo su questo tema. Ci vuole un protocollo in cui si definiscano delle macroaree con norme improntate nella logica di sicurezza sul lavoro perché il lavoro agile è servito e serve tuttora ad eliminare prima di tutto il contagio pandemico. La normativa nazionale è utile a definire le succitate macroaree, mentre il riferimento aziendale deve costituire l’area specifica per incanalare la riorganizzazione produttiva logistica. È il piano aziendale quello che dovrà gestisce di fatto il rapporto di lavoro. Occorre ragionare su quali procedure seguire a livello aziendale tenendo presente il punto di arrivo costituito dall’esame congiunto in azienda.

Ogni parte che riguarda il rapporto di lavoro dovrà seguire questo percorso: formazione, inquadramento professionale, scala retributiva ed altre. Datore di lavoro e delegati sindacali dovranno sedersi al tavolo e contrattare tra loro. Anche questo è un pezzo da aggiungere alle trasformazioni che riguarderanno il mondo del lavoro e del sistema produttivo. E’ evidente che il sindacato crede nella cultura partecipativa nella logica del valore dell’impresa inteso come bene comune. Ma allo stesso tempo avversa e stigmatizza ogni tentativo imprenditoriale teso al decentramento e all’esternalizzazione che determina la precarizzazione del lavoro. Mai come ora occorre ridurre il rischio derivante dalla riduzione delle catene del valore e sulla tutela dell’autosufficienza delle nostre produzioni, a partire da quelle della chimica primaria. Infine, dato che riteniamo, come più volte sostenuto, che la persona dovrà essere al centro del sistema produttivo, dovremo preoccuparci di garantire sostegno psicologico nella redazione dei protocolli specifici che si firmeranno ai lavoratori che usciranno dall’emergenza sanitaria, una volta che sarà conclusa. Una necessità di cui bisognerà tener conto dopo mesi che hanno stravolto la vita di ciascuno sia a livello umano che professionale.

Il prossimo rinnovo contrattuale del settore chimico-farmaceutico non sarà facile, ma il modello di relazioni industriali di cui disponiamo e che implementiamo quotidianamente, anche attraverso lo svolgimento periodico di osservatori come quello tenuto oggi, rappresentano una capacità di confronto tra le parti sindacali e di quelle imprenditoriali che sa di Paese volto a logiche europee e di concorrenza internazionale. Siamo fiduciosi di fare bene.

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