Tornano numeri da Guerra fredda nel report annuale di Sipri sulle spese militari. Nel 2020 il mondo ha speso 1.981 miliardi di dollari, il livello più alto dal 1988. Guidano Stati Uniti e Cina, ma anche la Russia cerca di stare al passo. In Europa, la Germania supera la Francia, mentre l’Italia…

Il Covid-19 non ha fermato il boom di spese militari. Anzi, come preventivato da analisti ed esperti, il virus ha reso il mondo ancora più insicuro, spingendo in su i budget della difesa, aumentati del 2,9% nel 2020, a fronte di un calo del Pil mondiale del 4,4% stimato dal Fondo monetario internazionale. La quota complessiva di spese militari sale a 1.981 miliardi di dollari, con Stati Uniti e Cini a guidare la classifica, a conferma del ritorno del confronto tra grandi potenze. Lo certifica l’autorevole Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), che ha rilasciato il report annuale sulle spese militari mondiali. Nel Vecchio continente, la Germania supera la Francia, anche se Parigi dedica la fetta più ampia del suo budget ai sistemi d’arma.

UNA NUOVA GUERRA FREDDA

Rispetto al report dello scorso anno, che registrò un aumento delle spese militari del 3,6%, la crescita (2,9%) appare il leggero rallentamento. Eppure, se confrontata con le difficoltà economiche indotte dalla pandemia, appare ancora più forte. Nel complesso, il mondo ha speso 1.981 miliardi di dollari per la difesa, il livello più alto registrato dal 1988. A dominare la classifica restano gli Stati Uniti, con 778 miliardi di dollari, il 4,4% in più rispetto al 2019 e una budget militare pari al 4,8% del Pil. Si registra ancora “l’effetto Trump”, capace di segnare una crescita rilevante negli ultimi quattro anni, superando il periodo della “sequestration” targata Obama. L’effetto è destinato a svanire, essendo già nota la volontà dell’amministrazione Biden di mantenere un budget piatto per i prossimi anni.

TRA CINA E INDIA

Segue la Cina, con spese pari a 252 miliardi, l’1,9% in più sul 2019, ma il 76% in più sul 2011, a conferma dell’ascesa costante del Dragone (qui un focus). Gli aumenti del budget di Pechino sono costanti da 26 anni. A chiudere il podio è l’India, che già lo scorso anno aveva superato l’Arabia Saudita. Il budget di Nuova Delhi è pari a 73 miliardi di dollari, l’1,2% in più rispetto al 2019. Pesano la rivalità strategica con la Cina e le tensioni storiche con il Pakistan per il Kashmir. Al quarto posto c’è la Russia, con 61,7 miliardi di dollari, a +2,5% rispetto al 2019 e +26% sul 2011. Già lo scorso anno l’aumento delle spese militari di Mosca indicava un’inversione di trend dopo un biennio di riduzioni (2017-2018). Tra gli impegni nel Mediterraneo e le tensioni in Europa dell’est, l’Orso russo persegue la postura da grande potenza.

DAL REGNO UNITO…

Il quintetto dei “big spender” comprende il Regno Unito, per un budget da oltre 59 miliardi di dollari (+2,9% rispetto al 2019), pari al 2,5% del proprio Pil. I numeri confermano l’ambizione della “Global Britain”, ormai svelata nei suoi diversi aspetti dal governo di Boris Johnson. Comprende anche la completa modernizzazione dello strumento militare, con un’attenzione maggiore alle nuove tecnologie, all’innovazione e ai moderni domini di competizione.

… FINO A RIAD

Chi esce dal quintetto di testa della classifica Sipri è l’Arabia Saudita. L’anno scorso, il think tank svedese aveva definito “inaspettato” il passo indietro di Riad sul fronte delle spese militari, considerando l’accresciuto ruolo regionale tra il coinvolgimento nel conflitto in Yemen e la competizione con l’Iran. Si conferma anche per il 2020 una riduzione del 10%, per un budget di 57,5 miliardi di dollari. Guardando i report passati, la spesa saudita è sempre stato molto oscillante, legata alle disponibilità delle casse reali (e dunque al petrolio). Sul punto, l’erede al trono Mohammed Bin Salman ha predisposto da tempo la sua Vision 2030, il cui obiettivo è sviluppare per intero il comparto industriale nazionale (slegandosi dall’export e dalla dipendenza dal petrolio).

LA CORSA TRA FRANCIA E GERMANIA

Le posizioni seguenti mostrano un leggero cambio di baricentro nell’Europa continentale. La Germania (52,8 miliardi, +5,2%) supera infatti la Francia (52,7 miliardi, +2,9%). Già lo scorso anno Berlino si era rivelata la “sorpresa europea” del report di Sipri. Anche questa volta registra l’aumento annuale maggiore della top ten, in linea con il piano predisposto dalla ministra Annegret Kramp-Karrenbauer che, per il prossimo anno, ha confezionato un piano da 49,3 miliardi di euro, funzionale anche a far fronte ai problemi di efficienza e di prontezza riscontrati più volte dalla Bundeswehr. Parigi non resta comunque a guardare, con un budget che copre il 2,1% del proprio Pil, diretto per “larga parte” agli equipaggiamenti, per cui l’aumento delle spese è stato pari al 16% nel 2020.

LA POSIZIONE ITALIANA

L’Italia si colloca in undicesima posizione, dopo Giappone (49,1 miliardi, +1,2%) e Corea del Sud (45,7 miliardi, +4.9%), che confermano l’effetto “traino” dell’ascesa della Cina sui budget degli altri Paesi asiatici; in altre parole, l’assertività del Dragone porta i vicini ad armarsi. Per il nostro Paese, Sipri attesta un budget da 28,9 miliardi di dollari (23,9 miliardi di euro), in aumento del 7,5% rispetto al 2019. Come di consueto, i numeri divergono rispetto alle cifre ufficiali (vale per tutti i Paesi). Da notare comunque il trend: per Sipri, l’Italia spende per la Difesa l’1,6% del Pil; l’anno scorso la quota era pari all’1,4%, e nel report del 2019 pari all’1,3%. Tutto questo promette bene soprattutto rispetto all’impegno Nato a spendere il 2% entro il 2024, sebbene i numeri ufficiali dell’Alleanza Atlantica ci diano all’1,39%. Segnali comunque confermati anche nel budget per la Difesa 2020, con una dotazione di 22,9 miliardi per il dicastero guidato da Lorenzo Guerini, uno e mezzo in più rispetto allo scorso anno.

I TREND REGIONALI

Segno positivo per tutte le regioni del mondo: Africa +5,1%; Europa +4%; Americhe 3,9%; Asia e Oceania 2,5%. Stona il -6,5% registrato complessivamente dagli undici Paesi del Medio Oriente (quelli con dati attendibili), giustificato da Sipri con le difficoltà economiche da Covid-19. La Turchia, in particolare, ha ridotto il proprio budget militare del 5%, scendendo a 17,7 miliardi di dollari, “un’eccezione” dopo dieci anni di continua crescita (+77% rispetto al 2011). La battuta d’arresto conferma le difficoltà economiche del regime di Ankara. Scende del 3% il budget dell’Iran, fino a 15,8 miliardi di dollari. Il calo è costante dal 2018, anno in cui gli Stati Uniti hanno ripristinato le sanzioni su Teheran. Per Israele invece c’è l’aumento del 2,7%, fino a 21,7 miliardi di dollari.

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