Le monete virtuali sono un mezzo che potrebbe modificare il sistema dei pagamenti mondiale, a vantaggio di una singola valuta. Per questo motivo è in corso la gara a chi arriva per primo. L’analisi di Michele Bagella, economista del Gruppo dei 20

La tecnologia fa passi avanti in ogni settore, ivi compreso quello delle monete. The People Bank of China e la Fed negli Stati Uniti sono vicine all’emissione del yuan digitale e del dollaro digitale. Altrettanto si appresta a fare la Bce con l’euro digitale. Non si tratta di una questione di piccolo conto. Al contrario riguarda la possibilità di offrire un mezzo che potrebbe modificare il sistema dei pagamenti mondiale, a vantaggio di una singola valuta, e per via del suo sistema di produzione, le blockchains, essere controllato da un singolo Paese.

Sarebbe così compromessa la sovranità monetaria alla quale nessuno Stato desidera rinunciare. Per questo motivo è in corso la gara tra Cina e Stati Uniti a chi arriva per primo, per assicurarsi il vantaggio di offrire mezzi di pagamento a più basso costo, e nuovi asset finanziari d’investimento, espressi nella nuova moneta digitale. Guardando al futuro, si può osservare che anche se l’uso del cash va diminuendo nei paesi più avanzati per effetto dell’affermarsi di metodi di pagamento elettronico, è presto per prevedere un suo totale abbandono.

Le piccole transazioni continueranno a essere fatte col contante ancora per molto tempo, anche perché non tutti sono in grado per cultura e conoscenze di sostituirle con altri mezzi di pagamento, meno che meno digitali. Discorso diverso va fatto per i rapporti di dare e avere dei grandi operatori, società produttive, banche, Fondi. Per molti di questi la moneta digitale privata, come il bitcoin, è già oggi un’alternativa possibile, scelta in base alla convenienza.

Se guardiamo al settore pubblico, la Fed ha di sicuro la tecnologia per emettere il dollaro digitale, e se finora non l’ha fatto è perché, si è portati a pensare, gli aspetti di tutela della privacy, e di controllo e sicurezza contro gli attacchi cyber consigliano prudenza. Si tratta di un terreno poco esplorato che potrebbe nascondere insidie e trappole di cui non si è del tutto consapevoli.

Anni fa, quando il bitcoin apparve sulla scena economica mondiale, in molti, tra cui chi scrive, posero il problema dei controlli sull’emittente e sull’incertezza elevata del suo valore in dollari o euro. L’inventore era un privato di cui non si conosceva neppure il nome. Da allora la tecnologia per produrli si è diffusa e circolano oggi varie migliaia di monete digitali, emesse da privati, mentre il bitcoin, è aumentato di valore come strumento finanziario da poco più di 10 dollari nel 2012 a migliaia di dollari, oggi, con una volatilità molto alta, che lo rende fortemente speculativo.

Le autorità monetarie, preoccupate, hanno cominciato da subito a monitorare il fenomeno e a studiarne le caratteristiche, sia dal punto di vista tecnologico sia dal punto di vista dei controlli e della sicurezza. Come detto, si è aperta la gara tra Cina e Stati Uniti a chi arriva per primo ad adottare, la moneta digitale. La gara non è solo economica, ma sempre più appare politica, per via della tecnologia di creazione e d’uso della nuova moneta che potrebbe intaccare, come detto, sia la sovranità monetaria del paese in ritardo, sia l’acquisizione di informazioni sensibili attraverso le blockchain, banche dati di ogni genere, dal finanziario al tecnologico, spesso all’origine di pericolosi vulnus alla sicurezza nazionale, come gli attacchi cyber.

Ancora oggi, la Cina è un Paese in cui l’accesso all’informazione non è uguale per tutti, e l’uso del yuan digitale potrebbe risentirne come moneta di scambio internazionale. Da questo punto di vista gli Stati Uniti hanno un vantaggio allo stato attuale, ma non è detto che lo continuino a mantenere e per quanto tempo. L’idea che la Fed possa non avere il controllo dell’offerta di moneta, o dei tassi d’interesse, per via di una moneta straniera, quale sia la sua forma, è un pericolo che di certo tende ad accelerare la decisione sul dollaro digitale.

Pochi giorni fa, la quotazione di Coinbase, la più grande piattaforma americana di trading di valute digitali, al Nasdaq di New York, ha fatto segnare una performance al rialzo storica, da 250$, prezzo iniziale, a 380$ per azione, in un solo giorno. Il mercato, cioè, ha dato molta fiducia al trading sui nuovi strumenti monetari praticato da questa società. Il che fa pensare che gli operatori finanziari vedano un futuro roseo per essa, e, c’è da ritenere, che siano “in dolce attesa” della nascita della nuova moneta americana.

La Bce si appresta a sua volta a introdurre l’euro digitale, ma è difficile pensare che possa essere competitivo se prima l’Unione non farà passi avanti nel cammino dell’integrazione finanziaria.

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