Per evitare il rischio di possibili sanzioni, la compagnia con sede in California avrebbe vietato la vendita di abbonamenti aziendali alle istituzioni russe. Il Consiglio della Federazione è pronto ad approvare una legge che blocca l’uso totale del servizio in Russia “come misura reciproca e simmetrica”

Con la pandemia, piattaforme digitali, servizi internet e di videoconferenza sono diventati beni di prima necessità per garantire le attività produttive ed economiche. Ed è forse per questo che la vicenda della società americana Zoom Video Communications in Russia ha acquisito sfumature strategiche e geopolitiche.

Tutto è cominciato con l’annuncio della società con sede in California, che ha guadagnato valore durante la crisi sanitaria per il Covid, di vietare ai distributori la vendita di abbonamenti aziendali alle agenzie governative e alle società statali russe.

La notizia è stata diffusa dal quotidiano Kommersant, che cita come fonte una lettera di RightConf, distributore di Zoom in Russia e nell’area della Comunità degli Stati indipendenti. “Stiamo chiarendo i dettagli – ha spiegato Andrej Petrenko, direttore generale di RightConf -, non escludo che Zoom realizzerà un prodotto separato per il settore pubblico”.

Secondo gli esperti consultati da Kommersant, Zoom avrebbe preso questa decisione per evitare possibili rischi di sanzioni dagli Stati Uniti.

“Se Zoom prende una tale decisione – ha avvertito Alexander Bashkine, membro del Consiglio della Federazione -, allora è possibile bloccare questo servizio sul nostro territorio come misura reciproca e simmetrica”. Infatti, da quanto si legge sul sito Sputnik, il Senato russo è pronto per bloccare il servizio nel Paese se la compagnia decide di vietare la vendita alle istituzioni della Russia. “Stiamo lavorando con queste sfide – ha aggiunto -, perché la sovranità è l’indipendenza, non solo del territorio e la legislazione, ma anche dello spazio informatico, così come la possibilità di comunicazione tra i cittadini e le istituzioni”.

Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha dichiarato che “le istituzioni pubbliche russe, gli istituti di istruzione superiore sono privati della possibilità di estendere i loro contratti con la società”. Ma nonostante il rammarico per questa decisione,  ha aggiunto che “dobbiamo passare alle alternative, che esistono. I nostri operatori di piattaforme simili dovranno applicarsi per completare i loro servizi”.

Quando è stato interrogato sull’uso di Zoom da parte del presidente Vladimir Putin, Peskov ha detto che né lui né il suo staff utilizzano questo servizio di videoconferenze per motivi di lavoro: “Alcuni contatti internazionali, compresi quelli multilaterali, sono stati effettivamente organizzati utilizzando Zoom. […] Non abbiamo un account e non abbiamo mai avuto alcun rapporto contrattuale con Zoom, non ne abbiamo bisogno”.

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