Assegno unico per la famiglia con figli: non partirà a luglio come previsto ma probabilmente nel gennaio 2022. I tempi si allungano

L’introduzione dell’Assegno Unico e universale è stata prevista dalla legge delega n. 46/2021, approvata dal Parlamento lo scorso 30 marzo, ma si tratta di una “legge quadro” all’interno della quale andranno approvati – nei prossimi dodici mesi – vari decreti attuativi da parte del ministero della Famiglia assieme a quello delle Politiche sociali ed al Mef. Con la denominazione “unico” si fa riferimento ad una misura che ha lo scopo di unificare e potenziare i contributi esistenti a sostegno delle famiglie con figli a carico. Con la definizione “universale” si fa, invece, riferimento alla totalità delle famiglie con figli, senza distinzione tra lavoratori dipendenti e autonomi, poiché il contributo economico mensile dipenderà dalla situazione economica del richiedente certificata con l’indicatore Isee. L’assegno unico sostituirà sei misure di sostegno: l’assegno ai nuclei con almeno tre figli minori; l’assegno di natalità; il premio alla nascita o all’adozione; il fondo di sostegno alla natalità. Inoltre, nel quadro di una più ampia riforma del sistema fiscale, verranno gradualmente soppresse: le detrazioni per figli a carico; l’assegno per il nucleo familiare.

L’assegno sarà destinato a tutte le famiglie. In particolare, potranno riceverlo i nuclei familiari con figli, indipendentemente che il genitore sia: lavoratore subordinato; lavoratore autonomo; percettore di misure di sostegno al reddito. L’assegno verrà riconosciuto mensilmente per: ciascun figlio nascituro a decorrere dal settimo mese di gravidanza; ciascun figlio minorenne a carico; ciascun figlio maggiorenne a carico e fino al compimento del 21.mo anno di età purché: frequenti un percorso di formazione scolastica o professionale; frequenti un corso di laurea, di tirocinio ovvero svolga una attività lavorativa con reddito complessivo inferiore ad un determinato importo annuale; sia disoccupato regolarmente iscritto nelle apposite liste presso i Centri per l’impiego; ciascun figlio disabile anche dopo il compimento del 21.mo anno di età, qualora risulti ancora a carico.

L’assegno verrà riconosciuto a entrambi i genitori e ripartito in misura uguale. In loro assenza, spetterà a chi esercita la responsabilità genitoriale. In caso di separazione legale ed effettiva, annullamento o divorzio, l’assegno verrà erogato al genitore affidatario. Invece, in caso di affidamento congiunto o condiviso, l’assegno verrà ripartito in pari misura tra i genitori.

In caso di figlio maggiorenne a carico l’importo potrà essere corrisposto direttamente al figlio al fine di favorirne l’autonomia. I genitori dovranno possedere cumulativamente i seguenti requisiti: avere la cittadinanza italiana o essere cittadini comunitari, o un suo familiare, con diritto di soggiorno permanente, ovvero essere cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca, di durata almeno annuale; essere soggetti al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia; essere residenti e domiciliati, con figli a carico, in Italia per l’intera durata del beneficio; essere stato o essere residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno biennale.

L’assegno sarà di importo fino a 250 euro circa (con una maggiorazione per i figli disabili). Verrà prevista una maggiorazione a partire dal secondo figlio e un aumento tra il 30 ed il 50% in caso di figli disabili. Preme evidenziare che, in base alle prime simulazioni effettuate dall’Istat, alcune famiglie rischiano di prendere meno rispetto a quanto prendono oggi in base alle misure esistenti. A tal fine andrebbe inserita una clausola di salvaguardia che le tuteli da questo rischio ma, ad oggi, mancherebbero le risorse necessarie. L’assegno verrà riconosciuto sottoforma di credito di imposta mensile in busta paga o come erogazione mensile di una somma di denaro. In caso di titolare di reddito di cittadinanza o di pensione di cittadinanza l’assegno verrà corrisposto congiuntamente e secondo le modalità di erogazione del beneficio economico.

L’introduzione dell’assegno unico, inizialmente prevista per il 1° luglio 2021 (data in cui decorrono gli Anf) partirà verosimilmente da gennaio 2022, in quanto la trasformazione dal vecchio al nuovo regime richiede ancora molto lavoro. Infatti, bisognerà definire l’interazione dell’assegno unico con il reddito di cittadinanza ed andranno aggiornate le piattaforme informatiche dell’Inps. Inoltre, bisognerà decidere se i datori di lavoro dovranno continuare a versare il contributo (Cuaf) destinato al finanziamento degli assegni per il nucleo familiare oppure se queste risorse verranno reperite altrove. Il tutto dovrà essere inquadrato, poi, all’interno dell’annunciata riforma Irpef. I tempi inevitabilmente si allungano.

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