Andrea Crisanti, Roberto Burioni, Massimo Galli e Matteo Bassetti sono i “Fab4” del Covid-19. Domenico Giordano di Arcadia ha analizzato la loro presenza sui social, l’umore (non esaltante) degli utenti quando si parla di loro e il dominio di Galli sui 64 milioni di menzioni. Con una lezione: quando si entra nel mondo dello spettacolo, non valgono le regole della scienza

Tutti scienziati.

È il titolo nonché il refrain di un successo del rapper Clementino che nel 2017 se la prendeva con i tuttologi della rete e dei social.

In quella classificazione iper-generalista è racchiuso il portato della rivelazione che grazie al web 2.0 uno vale uno, dalla politica alla medicina, dalla filosofia all’economia, dal calcio alla morale pubblica. Oramai, siamo e ci crediamo tutti scienziati, portatori di verità apodittiche, di un assolutismo epistemologico che ogni mattina sentiamo il dover di spacciare al mondo con una diretta Instagram o con un post Facebook solo per smascherare complotti, trame oscure e fake news.

Cosicché dopo un anno di pandemia gli scienziati veri, abituati a muoversi senza stress nel grigiore dei loro convegni, hanno cominciato a mostrare sempre più spesso segni di insofferenza nei confronti di chi nei salotti televisivi e online ne contestava le affermazioni o le previsioni.

In particolare, i nervi sono saltati più volte a quei virologi e infettivologi, passati la sera per la mattina dal cono d’ombra dell’accademia e dei padiglioni ospedalieri a una esasperante celebrità mediatica e popolare che ha portato gli italiani a fare la conoscenza dei Fab4 della lotta al Covid:

Andrea Crisanti, Roberto Burioni, Massimo Galli e Matteo Bassetti.

Dopo i primi mesi di idillio con l’etere e la rete sono cominciati i battibecchi polemici con Bassetti che litiga con giornalisti, politici e personaggi televisivi (Antonella Boralevi, Simona Ventura, Dino Giarrusso e Paolo Brosio) e Galli che si scaglia contro un presidente di regione, giornalisti, direttori di testata e filosofi (Stefano Bonaccini, Alessandro Sallusti, Massimo Cacciari, Nicola Porro e Francesco Borgonovo). Per continuare con Crisanti che si accapiglia con economisti, cantanti, politici e colleghi medici (Luca Zaia, Adriano Celentano, Guido Silvestri, Nicola Magrini e Francesco Figliuolo) per finire con Burioni che mette nel mirino trasmissioni televisive, parlamentari, economisti e giornalisti (Fuori dal coro, trasmissione guidata da Mario Giordano su Retequattro, Davide Barillari, Giulio Tarro, Michele Boldrin e Red Ronnie).

Insomma, il potere mediatico, a differenza di quello politico, logora chi ce l’ha e le due tagcloud, realizzate con Liveinsights di Blogmeter ci restituiscono la fotografia esatta della esposizione mediatica dei quattro scienziati, nonché la loro capacità di scavalcare per presenza e visibilità tutti gli altri colleghi.

È stato sufficiente utilizzare la keyword “virologo” (e “virologi”), nel periodo dal 1° maggio 2020 al 7 maggio 2021, per vedere come un gran numero di hasthtag di accompagnamento rimandano ai canali e ai format di info-intrattenimento.

A conferma di questa massiccia esposizione alla lunga malgestita, non foss’altro per l’incapacità di sopportare e incanalare lo stress mediatico causato anche all’andamento nient’affatto prevedibile dell’epidemia, è utile partire dai risultati dell’analisi di Reputation Science che a dicembre 2020 ha fatto emergere “anche un doppio livello di incoerenza nelle dichiarazioni rilasciate, infatti molti esperti hanno cambiato approccio nei vari mesi, ma in generale si è assistito a una forte divergenza tra le opinioni riguardo alla gravità della pandemia e alla severità delle misure di contenimento” con la diretta conseguenza di una maggior confusione dei cittadini esposti continuamente a “posizioni diverse sugli stessi argomenti”.

Una confusione che incide in maniera direttamente proporzionale sui risultati di una seconda analisi comparativa che registra il mood degli italiani negli ultimi 12 mesi nei confronti dei quattro esperti.

A fronte di un parlato notevole per menzioni, circa un milione in totale, ed engagement che supera i 63 milioni, nessuno dei quattro paladini della lotta al Covid-19 riesce a raggiungere però un mood strutturalmente positivo. Anzi, tutti pagano, almeno in rete, a caro prezzo l’iper-esposizione mediatica.

In termini di sentiment, infatti, tra i quattro l’unico a superare di poco la soglia del 30% è Marco Bassetti, che si ferma al 31,71%, mentre tutti gli altri sono ampiamente sotto questo valore. Burioni si ferma al 26,39%, Galli al 26,21% e chiude la classifica Crisanti con il 25,91%.

Dal confronto parallelo emergono tre macro-dati sui quali è opportuno fare delle osservazioni. Innanzi tutto, il basso livello di mood degli utenti tendenzialmente simile nei valori complessivi e che accomuna i Fab4.

A seguire, la capacità e propensione di Massimo Galli a generare menzioni, fonti ed engagement nettamente superiori rispetto a quello degli altri tre. Infine, la curiosità, forse legata a un fattore anagrafico, della forza attrattiva di Marco Bassetti di un pubblico più femminile rispetto ai suoi tre competitor (sono per il 34,66% le donne che commentano)

Anche il grafico temporale delle menzioni, da maggio 2020 a maggio 2021, ci fornisce un ulteriore prova, laddove fosse necessaria, di un sostanziale equilibrio al ribasso che accomuna i nostri quattro scienziati nel gradimento degli utenti, a parte i due picchi causati da Galli nei giorni 1° ottobre 2020, quando annuncia a sorpresa che non parteciperà più a trasmissioni televisive e 1° aprile 2021, allorquando si scaglia contro la probabile riapertura delle scuole in presenza paventata da più parti.

Un equilibrio ancora più evidente nel grafico dell’engagement che ci mostra una sovrapposizione quasi perfetta in tutto questo ultimo anno, interrotta solo dal picco provocato sempre da Massimo Galli che il 31 agosto 2020 rilascia una serie di interviste in cui biasima “un’estate sopra le righe” degli italiani e paventa l’arrivo “nei prossimi giorni di conseguenze devastanti”.

La maggior parte di questo enorme parlato, con oltre 5.500 fonti diverse si è concentrato, com’era prevedibile, sui social network con la parte del leone assolta da Facebook, con una percentuale media devastante superiore al 70% Se poi sommiamo il parlato sviluppato sulla piattaforma di Mark Zuckeberg con quella ospitata da Twitter si sfiora una capacità di assorbimento delle discussioni del 90%.

Ciò che non è stato abbastanza chiaro ai Fab4 della corsa sfrenata contro il Covid-19 e che li ha portati spesso a reclamare a gran voce la loro indipendenza e autonomia dalla politica o dal chiacchiericcio da bar, è il decalogo di chi decide volontariamente di presidiare uno spazio mediale. I vari Bassetti, Crisanti, Galli, Burioni e tutti i loro colleghi meno “pop”, Capua, Pregliasco, Zangrillo, Viola e via dicendo, hanno tralasciato un particolare noto soprattutto ai politici e gli opinionisti di professione: quando si esce dai confini di provenienza e si decide di farsi portavoce di un messaggio semplificato è inevitabile confrontarsi con l’arena degli scienziati del tutto, dove non vale più il titolo e gli studi, ma soltanto la sintesi parificatrice dell’uno vale uno!

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