Alberto Brandani recensisce il libro “Ettore Bernabei il primato della politica – La storia segreta della Dc nei diari di un protagonista” edito da Marsilio e scritto dal giornalista Piero Meucci. “Un’esperienza unica leggendo e trascrivendo i diari scritti da Bernabei dal 1956 al 1984”

Cade in questi giorni il centenario della nascita di Ettore Bernabei. Inutile ricordare che Bernabei, fiorentino di origine, è stato direttore generale della Rai dal 1961 al 1974, ha scoperto i più famosi volti della televisione italiana come Enzo Biagi e Umberto Eco, e ha lavorato con politici quali Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giorgio La Pira ed Enrico Mattei.

L’uomo è stato in realtà il più stretto e ascoltato consigliere di Amintore Fanfani, condividendone e orientandone scelte e decisioni. È in questo spirito che sono in corso molte iniziative sia nell’ambito televisivo sia in quello editoriale. “Ho fatto un’esperienza unica leggendo e trascrivendo la prima serie dei diari scritti da Ettore Bernabei dal 1956 al 1984. Di fatto sono una pignola registrazione di tutto ciò che lui ha vissuto in prima persona in quegli anni, dai dibattiti controversi all’interno della Dc alla sua attività giornalistica presso Il Giornale del Mattino e in Rai fino ai delicati colloqui con le alte gerarchie vaticane. Questo libro non è un saggio e non è neppure un romanzo; è un libro di tecnica giornalistica di base di analisi e commento dei diari. L’idea è stata di Gianni e dei suoi fratelli per rendere omaggio al padre nell’occasione dei 100 anni dalla sua nascita, il prossimo 16 maggio 2021”.

Queste sono state le prime parole di Piero Meucci, autore del libro “Ettore Bernabei il primato della politica – La storia segreta della Dc nei diari di un protagonista” edito da Marsilio nella collana “Gli Specchi”, nel corso del nostro incontro a cui ha partecipato anche Giovanni Bernabei, figlio di Ettore e manager della Lux Vide, la nota società italiana di produzione televisiva e cinematografica fondata dal padre. Meucci è un giornalista professionista, ha lavorato fra l’altro per il gruppo Il Sole 24 Ore e per l’agenzia Ansa ed è autore di vari libri di giornalismo, politica ed economia. È presidente di Arcton, l’Associazione degli Archivi Cristiani dei Toscani del Novecento.

Vediamo prima di tutto cosa aggiunge questo testo di nuovo sulla figura poliedrica di Ettore Bernabei, giornalista, politico, imprenditore, rispetto ai due precedenti volumi “L’uomo di fiducia. I retroscena del potere raccontati da un testimone rimasto dietro le quinte per cinquant’anni” di Bernabei e Giorgio Dell’Arti e “Permesso, scusi, grazie. Dialogo fra un cattolico fervente e un laico impenitente” di Bernabei e Sergio Lepri. “L’uomo di fiducia” è un libro di fine anni Novanta e narra le vicende da una prospettiva temporale diversa rispetto ai diari e “Permesso, scusi, grazie” è una integrazione dei diari da cui si evincono i risultati concreti. I diari sono invece, e qui sta tutta la loro particolarità, una specie di alambicco da cui escono pillole di storia.

Vogliamo ad esempio per il lettore incuriosito raccontare del rapporto tra Fanfani e Moro. La descrizione e l’evoluzione del rapporto fra Fanfani e Moro, tra stima e diffidenza, amicizia e concorrenza, il cui anda­mento discontinuo si riflette con grande precisione nelle note dell’osservatore Bernabei.

Citazione: “Ho dovuto constatare an­cora una volta che anche gli uomini di intelligenza supe­riore e investiti di grande responsabilità si comportano fra loro con gli stessi complessi, le stesse debolezze, incertezze dei piccoli uomini, aggravati però dal controllo sull’impul­sività e dal rapporto continuo delle molte informazioni. Così per la timidezza, la gelosia, il sospetto che l’altro faccia un gioco personale e contrario: tra Moro e Fanfani non esiste un colloquio umano, confidenziale, ma un rapporto ufficiale, burocratico formalmente rispettoso, anche corte­se, ma sostanzialmente privo di polemica. Lui è persuaso che per guadagnare voti la dc deve con chiarezza valoriz­zare la scelta fatta con il centrosinistra e mostrare i vantag­gi per il futuro. Uniti sono una forza considerevole, mentre divisi rischiano di cadere uno dopo l’altro sotto l’azione dei dorotei”.

Ma correvano gli anni sessanta. I rapporti umani fra i due grandi statisti si sarebbero affinati e lo vediamo sempre nei diari. Basti pensare che Moro fu l’artefice del patto di Palazzo Giustiniani che riportò Fanfani segretario nazionale della Dc negli anni ‘70 e fino al drammatico referendum sul divorzio del 1976. E come non ricordare che nella disperata e continua ricerca di una via di uscita Fanfani cercò in tutti i modi di salvare la vita dello statista Dc prima rapito e poi assassinato vigliaccamente dalle Brigate Rosse. Il libro trasuda tutto di passione e amore per la politica, ma soprattutto è un allarme involontario per la mancanza di cultura politica che alberga ormai in gran parte dell’Italia nostrana.

Il lavoro di Meucci non tratta poi l’esperienza imprenditoriale di Bernabei come creatore della Lux Vide, diari che vanno dal 2007 al 2016. Ma per questo ci sarà tempo perché – come prosegue Meucci – è stato costituito un comitato scientifico con il prof. Agostino Giovagnoli, docente all’Uiniversità Cattolica di Milano, per studiare questo materiale. Insomma, come apparirà chiaro, queste pagine, questi diari a metà tra cronaca puntuale ed eventi storici servono a capire l’Italia dal 1946 al 1984. Certi come siamo che ciascun lettore troverà spunti di riflessione per se e per i propri figli.

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