Il Global Health Summit è una tappa importante per aiutare l’Italia a rafforzare il ruolo della sicurezza sanitaria nell’ambito della cooperazione e coordinazione multilaterale. Il commento di Teresa Coratella (program manager, Ecfr Roma)

L’odierno Global Health Summit si inserisce perfettamente nell’attuale cornice multilaterale a guida italiana dove presidenza G20 e co-presidenza COP26 fanno da agenti di trazione dell’azione e agenda europea e globale per la gestione del dossier sanitario e climatico. Tutto questo, senza dimenticare di incanalare le tradizionali priorità della politica estera e interessi strategici italiani attraverso il rafforzamento transatlantico e una particolare attenzione al coordinamento con l’asse francotedesco e al coinvolgimento dell’alleato britannico.

Questi i temi analizzati in un nuovo report Ecfr ( Rome’s moment: Draghi, multilateralism, and Italy’s new strategy) in cui, insieme ad Arturo Varvelli, si pone nuovamente una questione per troppo tempo lasciata in disparte: l’Italia come attore proattivo e motore del dinamismo europeo e multilaterale. L’instabilità politica del Paese certamente non contribuisce. Tuttavia, il nuovo assetto governativo e la figura del presidente del Consiglio Mario Draghi senza dubbio hanno e avranno un ruolo nel sostenere l’Italia nel suo ruolo europeo e multilaterale di promozione di una nuova governance multilaterale capace di saper affrontare le sfide e minacce future, in maniera più efficace rispetto alla gestione della crisi da Covid19; di promuovere il confronto con interlocutori come Cina e Russia; di gestire grandi opportunità e priorità come il partenariato Africa-Europa, non solo più attraverso la lente della cooperazione ma in termini di opportunità e prospettive condivise come nel settore energetico e rinnovabile.

Il Global Health Summit è dunque una tappa importante per aiutare l’Italia a rafforzare il ruolo della sicurezza sanitaria nell’ambito della cooperazione e coordinazione multilaterale. Il Paese può utilizzare la presidenza del G20, accanto alla consolidata appartenenza al G7, come un megafono per promuovere una strategia multilaterale per la sicurezza sanitaria. Come per la sicurezza sanitaria, l’Italia dovrebbe inoltre implementare la propria strategia climatica simultaneamente a livello nazionale, europeo e mondiale utilizzando il ruolo giocato in ambito G20 e COP26 per elevare il profilo di Roma sulle questioni ambientali. Questo contribuirebbe a promuovere gli obiettivi e le strategie del Green Deal europeo. Tutti questi sforzi potrebbero sostenere l’Italia nel coadiuvare a gettare le basi di un’Europa in grado di affrontare la sfida sistemica del cambiamento climatico e sanitario, in parallelo a dossier e crisi già pre-esistenti.

La Dichiarazione di Roma firmata oggi potrebbe dunque avere il grande potenziale di creare un nuovo modello a cui far riferimento di strategia proattiva multilaterale di crisis management capace di tener conto simultaneamente dei diritti sociali, sanità, sicurezza, dinamiche politiche e trend economici.

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