Intervista con l’ambasciatore Daniel Fried, già top diplomat Usa per l’Europa. Ue promossa sulla Bielorussia. Le parole di Draghi e Macron su Putin? “Eccellenti”. E sul Nord Stream 2…

C’è spazio per un’alleanza transatlantica per affrontare la minaccia russa? A questa domanda risponde ottimista, al telefono con Formiche.net, Daniel Fried, diplomatico statunitense di lungo corso, oggi Weiser Family Distinguished Fellow all’Atlantic Council. Il suo ultimo incarico al dipartimento di Stato, dal 2013 al 2017, è stato coordinatore della politica sulle sanzioni. In precedenza è stato membro del Consiglio per la sicurezza nazionale e special assistant dei presidenti Bill Clinton e George W. Bush, ambasciatore in Polonia dal 1997 al 2000 e top diplomat statunitense per l’Europa (assistant secretary of State for Europe and Eurasia) dal 2005 al 2009.

Come valuta la risposta dell’Unione europea al caso del volo Ryanair dirottato dal regime bielorusso?

Una reazione notevole. Penso che l’Unione europea abbia agito velocemente e con forza dimostrando unità e chiarezza di intenti. Mi aspetto una reazione simile dagli Stati Uniti di Joe Biden, a dimostrazione di uno stretto coordinamento tra gli alleati.

Pensando a questo coordinamento, è ottimista?

Non avevamo da anni un’occasione simile di lavorare assieme. E assieme, sul lungo temine, è importante lavorare per sostenere gli attivisti, aiutandoli a studiare all’estero per esempio, e i media indipendenti per favorire la democratizzazione. La questione cambierebbe se scoprissimo che dietro al dirottamente c’è un ruolo attivo di Vladimir Putin.

A proposito, è possibile gestire Russia e Bielorussia come due dossier separati?

È una domanda cruciale. Non è detto che a Putin piaccia Lukashenko. Ma, come accaduto con la Crimea, teme una trasformazione democratica in Bielorussia, Paese russofono e a maggioranza ortodossa: rappresenterebbe un pericolo non per la Russia bensì per il putinismo. In questo senso, noi dobbiamo riconoscere il potere attrattivo che ha l’Occidente.

Oggi abbiamo saputo che l’incontro tra i presidenti di Stati Uniti e Russia si terrà a Ginevra il 16 maggio. Come si presenta Biden all’incontro con Putin?

L’incontro è un’ottima idea ma non sarà affatto facile. Il presidente Biden ha fatto un buon lavoro mettendo nel giusto contesto i rapporti tra Stati Uniti e Russia. Serve ripristinare prevedibilità e stabilità, ha detto, ma senza ignorare l’assertività di Putin e i crimini commessi contro gli oppositori in patria e all’estero. Cioè, gli Stati Uniti non sacrificheranno i principi o gli alleati per avere prevedibilità e stabilità.

L’incontro avrà luogo dopo il summit G7 a Londra e l’incontro di Biden con i vertici dell’Unione europea a Bruxelles. Che cosa significa questo?

Ho letto le conclusioni del Consiglio europeo, che ribadiscono la volontà di seguire le cinque linee guida del 2016. Mi sembra la direzione giusta. Gli Stati Uniti si possono muovere in modo parallelo creando così l’occasione di lavorare assieme.

Il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi ha dichiarato che “il livello di interferenza” da parte della Russia, “sia con le spie che abbiamo visto di recente sia sul web è veramente diventato allarmante”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che l’Unione europea è al “momento della verità” e deve “ridefinire profondamente” le sue relazioni con la Russia. Che consigli può dare ai 27?

Sono due eccellenti dichiarazioni, anche alla luce delle conclusioni del Consiglio europeo citate prima. L’obiettivo primario dev’essere ridurre il potere d’influenza di Putin sull’Europa.

A partire dal gasdotto Nord Stream 2?

È un tema davvero difficile. È stata una pessima idea ma ora che è completo al 97% dobbiamo interrogarci sul da farsi. La strada delle sanzioni è complicata perché difficile da far digerire alla Germania. Che però deve decidere se è finalmente disposta a mitigare il peso del Nord Stream 2. La scorsa settimana l’amministrazione Biden ha fatto una mossa importante, tanto da scatenare le critiche del Partito repubblicano, tendendo la mano a Berlino. Ma rimane una questione aperta e non potrà essere risolta senza un coordinamento tra Stati Uniti, Unione Europea, in particolare Germania e Polonia, e Ucraina.

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