Con le tre medicine, solidarietà, espansione, rioccupazione, messe in campo dal governo sarà più facile riaccompagnare il paziente Italia verso la ripresa anche se resta aperta la questione di come realizzare lo stesso obiettivo per la stragrande maggioranza di imprese di dimensioni inferiori che rappresentano la parte più fragile ed esposta del nostro tessuto produttivo. L’analisi di Leonardo Becchetti

Il graduale ritorno alla normalità del paziente Italia dopo la pandemia e i sostegni straordinari (antidolorifici, anestetici) somministrati rappresentano un passaggio particolarmente delicato. Per questo motivo il ministro del Lavoro pensa di estendere alle aziende sotto i 250 addetti (fino ai 100 addetti) i contratti di espansione che favoriscono il ricambio del personale in azienda (attraverso una combinazione di scivoli, prepensionamenti formazione di nuovi assunti), di favorire l’applicazione estensiva del contratto di solidarietà (retribuzione al 70% in cambio di mantenimento dei livelli occupazionali) e di avviare i contratti di rioccupazione che prevedono sei mesi di prova e formazione con sgravi contributivi al 100% che però l’azienda deve poi restituire in caso di mancata assunzione.

Le logiche di questi provvedimenti sono molteplici. La prima è utilizzare innanzitutto meccanismi di redistribuzione tra lavoratori (i contratti di solidarietà) tenendo conto del fatto che una riduzione parziale di stipendio ripartita su tutta la forza lavoro è meno pesante di licenziamenti di una parte del personale. La seconda e molto importante è offrire strumenti di flessibilità alle aziende chiamate oggi a riconvertirsi in contesti economici che mutano vorticosamente per effetto del progresso tecnologico, della concorrenza e delle ristrutturazioni che si rendono necessarie per ridurre l’esposizione a rischi ambientali e sanitari e inserirsi sul percorso della transizione ecologica. Per questo appare cruciale l’estensione del contratto di espansione ad aziende al di sotto dei 250 addetti che significa offrire opportunità di staffetta generazionale della forza lavoro anche ad aziende di medie dimensioni.

Il contratto di rioccupazione è invece uno strumento di flessibilità sui costi di assunzione e di licenziamento che si propone di attenuare l’impatto occupazionale della crisi e della ripartenza dopo la fine delle restrizioni. La strategia generale cerca di combinare le esigenze della produttività e della competitività (aggiornamento delle qualifiche e competenze della forza lavoro, flessibilità occupazionale) con quelle della tutela del lavoratore che attraverso i tre contratti (rioccupazione, solidarietà, espansione) vede aumentare con tre diverse strategie la possibilità di non cadere nella disoccupazione. Nel contratto di solidarietà ciò avviene redistribuendo gli oneri dell’aggiustamento su tutta la forza lavoro. In quello di rioccupazione creando un cuscinetto di prova e formazione che può evitare il licenziamento e favorire il reinserimento, In quello di espansione favorendo scivoli e meccanismi di staffetta generazionale che evitano la disoccupazione ai lavoratori più anziani.

Se il contratto di solidarietà appare più adatto a risolvere shock transitori (ma non permanenti) dove si mantiene costante il perimetro della manodopera aspettando il ripristino delle condizioni migliori e di normalità, gli altri due sono più efficaci nel caso di shock permanenti favorendo la ristrutturazione aziendale
Con le tre medicine (solidarietà, espansione, rioccupazione) sarà più facile riaccompagnare il paziente Italia verso la ripresa anche se resta aperta la questione di come realizzare lo stesso obiettivo per la stragrande maggioranza di imprese di dimensioni inferiori che rappresentano la parte più fragile ed esposta del nostro tessuto produttivo.

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