Il 3 giugno 2021 alle 18 la presentazione del libro di Mario De Pizzo, “L’America per noi”, con Giuliano Amato, Marta Dassù, Gianni Letta, Monica Maggioni e Simonetta Giordani. Sul sito di Formiche.net e sui nostri canali social

 

Italiani, leali, non fedeli. Pena fare la figura dei coniugi che, a chiacchiere, reiterano l’impegno matrimoniale, salvo tradirsi immancabilmente, come chiosava Andreotti. Mario De Pizzo, giornalista del Tg1, in “L’America per noi” (Luiss University press, 200 pagine, €16 – qui un estratto) ricostruisce il rapporto fra USA e Italia, alla luce di un naturale sentimento di amicizia fra i popoli, cementato dalla diaspora italiana nel Nuovo Mondo, e punteggiato dalle cesure politiche che hanno attraversato il Secolo breve, fino al nuovo millennio: la logica di Yalta, l’ambizione dell’Italia di giocarsi una autonoma politica nel Mediterraneo, la presenza del più grande partito comunista d’Occidente, le simpatie di Craxi per i palestinesi, l’integrazione europea e la geopolitica, fino al Cavaliere e alla cronaca di questi giorni.

De Pizzo fa parlare i protagonisti, raccogliendo importanti, inedite, testimonianze, e ricostruisce i tanti episodi chiave che hanno caratterizzato la relazione italo americana, offrendo una nuova e più precisa lettura di episodi noti e meno noti: Sigonella, Craxi che riferisce a Gheddafi dell’imminente rappresaglia statunitense, consentendo al raìs di salvarsi, Gladio, l’arrivo dei comunisti nella stanza dei bottoni, il Cermis, Berlusconi, Renzi.
Sono i protagonisti e i testimoni oculari a parlare.

Ecco che il libro inanella le gustose citazioni, in gran parte raccolte ad hoc dall’autore, di leader come Franco Frattini, Massimo D’Alema, Giuliano Amato, altre provenienti da documenti d’archivio e riferibili ad Andreotti, Cossiga, Forlani, i “dietro le quinte” di Paolo Guzzanti, Gennaro Acquaviva, Giovanni Castellaneta. Un affresco plurale, perché gli americani non sono tutti uguali, e “in una stessa amministrazione si confrontano tesi anche molto diverse fra loro”. E perché anche gli italiani hanno spesso seguito umori, opinioni diverse. O addirittura commesso azioni – ed è il caso dell’Achille Lauro e del rifiuto a non consegnare Abu Abbas agli americani -, a causa di errori di traduzione, come riferisce Giuliano Amato in questo libro.

Ma comunque si vogliano inquadrare o reinterpretare certi passaggi, l’America è stata comunque per noi, a nostro beneficio, sembra suggerirci De Pizzo, seppur l’autore resti ancorato ai fatti e non percorra i sentieri dei giudici di valore. Perché, grazie alla collocazione euroatlantica, siamo riusciti a diventare una potenza del G7 e, ancora oggi, possiamo giocarci una partita importante.

Leali, forse non fedeli, perché diversi, seppur amici. E nella diversità è la complementarietà. Alla fine, se è indubbio che gli americani non amino le nostre oscillazioni politiche – frutto di ciò che Giovanni Sartori definiva pluralismo polarizzato – è chiaro che il consociativismo che ne è derivato come rimedio abbia creato quell’humus trasversale che ci ha permesso di essere amici degli americani, ma anche dei comunisti. Una sorta di urcentrismo, centrismo eterno, che ha portato Giorgio Napolitano, dalla negazione del visto per andare ad Harvard, a diventare il “comunista preferito” di Henry Kissinger.

Che ringrazierà il migliorista  per aver “salvato l’economia italiana negli anni della grande crisi economica”. Italianità, nostra croce e delizia. Insomma, se siamo volubili e trasformisti, e questa indole non ci viene perdonata dalla weberiana etica protestante wasp quando flirtiamo con Pechino, Mosca o Teheran, è proprio questa “arte del sapercela cavare” che sancisce come il nostro carattere nazionale sia squisitamente politico, viene da concludere pensando al saggio del politologo americano Charles Lindblom, “The science of muddling through”. A riprova che la coppia perfetta è quella ben assortita e che la razionalità atlantica va a braccetto con la creatività mediterranea.

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