I dati sull’export militare italiano nella Relazione al Parlamento dell’Uama, l’autorità nazionale per i movimenti in materia di difesa. Si conferma il trend negativo degli ultimi anni, arrivato a segnare un -10% su base annuale, un vero e proprio allarme nella fase post-pandemica. L’Egitto resta prima destinazione, ma solo grazie alle due Fremm

Nuovo campanello d’allarme per l’export italiano della Difesa. I 4,6 miliardi di euro di vendite registrati nel 2020 confermano il trend negativo degli ultimi anni, facendo registrare un -10% sul 2019. Lo certifica la “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”, presentata al Parlamento dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, già approdata in commissione Difesa al Senato nella presentazione del relatore, il senatore leghista Massimo Candura. Sul tema si terranno diverse audizioni, a iniziare da domani, quando a palazzo Madama arriverà Alberto Cutillo, direttore dell’Uama, l’Unità della Farnesina responsabile per le autorizzazioni dei materiali di armamento.

IL TREND NEGATIVO

Nel 2020, il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento è stato di 4,8 miliardi di euro, in riduzione rispetto ai 5,4 del 2019. Le autorizzazioni in entrata sono vale 174 milioni di euro. Quelle in uscita, cioè l’export, 4,6 miliardi, in calo del 10% su base annua. Nella relazione del 2020, la riduzione rispetto al 2019 era dell’1,4%. Il trend è negativo dal 2016, quando i dati erano schizzati in su (+85% sul 2015) grazie alla commessa da 7,3 miliardi per 28 Eurofighter al Kuwait. Nel 2017, aveva pesato il maxi contratto da 4,2 miliardi di euro per le sette navi vendute da Fincantieri al Qatar, corredate dai sistemi di Leonardo a MBDA. Per l’anno scorso, sono mancati i grandissimi contratti: nessuna autorizzazione supera il miliardo di euro. Il contratto più rilevante vale 990 milioni di euro e riguarda le due Fremm vendute all’Egitto, pari al 25% del valore totale delle esportazioni.

IL VALORE DELLE PARTNERSHIP

Per quanto riguarda le destinazioni dell’export italiano, nel 2020 i prodotti e sistemi sono finiti a 87 Paesi, tre in più rispetto a quelli dei due anni precedenti. I Paesi “partner”, cioè membri dell’Unione europea e/o della Nato, coprono poco meno del 44% delle movimentazioni registrate dall’Uama, in crescita rispetto al 2019, per un totale di 2.054 autorizzazioni. Si riduce di conseguenza la quota coperta da Paesi “extra Ue/Nato”, con 492 autorizzazioni.

CHI COMPRA DALL’ITALIA?

La vendita delle due Fremm si fa sentire sulla classifica delle destinazioni. L’Egitto si conferma al primo posto, con export pari a 991,2 milioni di euro (quasi tutto per le Fregate). L’anno scorso le vendite al Cairo erano state pari a 872 milioni, con il peso rilevante della fornitura di 32 elicotteri di Leonardo tra AW149 e AW189. Al secondo posto tra le destinazioni ci sono gli Stati Uniti, con 456 milioni, in aumento dai 306 del 2019, a conferma della solida relazione tra Roma e Washington nel campo della Difesa. Chiude il podio il Regno Unito, con vendite per 352 milioni, in calo dai 419 del 2019. Seguono il Qatar, la Germania (tema attuale), la Romania, la Francia e il Turkmenistan, che lo scorso anno era al secondo posto. La relazione del senatore Candura segnala, tra gli altri, il calo delle vendite alla Turchia, passate da 63,7 milioni di euro nel 2019 ai 34,6 nel 2020, in linea con l’irrigidimento di Ankara nei confronti di tanti Paesi europei.

LE AREE DA COPRIRE

A livello regionale, è il nord Africa e Medio Oriente ad assorbire la quota maggiore dell’export italiano: il 38,6%, pari a 1,51 miliardi di euro. Da rilevare che la regione è in forte crescita a livello di import per tutte le analisi specializzate e che, rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia sembra un passo indietro. L’ultimo report dell’autorevole Sipri sulle movimentazioni di sistemi d’arma pone, l’Egitto al terzo posto tra gli importatori a livelli globale; nel quinquennio 2016-2020, ha acquistato soprattutto da Russia (41%), Francia (28%), e Usa (8,7%). Per l’Italia, la relazione dell’Uama certifica un calo soprattutto per America centromeridionale e Oceania tra il 2020 e il 2019.

CHI ESPORTA?

A guidare l’export italiano è ancora una volta, per il terzo anno consecutivo, Leonardo. Le vendite della One Company guidata da Alessandro Profumo rappresentano il 31,6% delle esportazioni nazionali. Seguono Fincantieri (25,3%), Iveco Defence Vehicles (8,7%) e Calzoni (5,8%), di proprietà dell’americana L3Harris, specializzata nella sistemistica per assetti navali e sottomarini. Ci sono poi la bergamasca M23, impegnata nel settore navale (4,8%), il gruppo Elettronica (3,4%), l’azienda spaziale Thales Alenia Space (2,5%), la società missilistica MBDA (1,8%) e la Avio (1,5%).

IL DIBATTITO

Nel complesso, il quadro offerto dall’Uama è ben poco incoraggiante. Il calo su base annuale è considerevole, da inserire in un mercato internazionale che appare sempre più competitivo. Come abbiamo scritto a più riprese su queste colonne, il nostro Paese non riesce sempre a esprimere il giusto approccio pragmatico all’export della Difesa. Dalle bombe ad Arabia Saudita ed Emirati, fino all’interruzione dei rapporti con l’Egitto (che acquista i Rafale francesi), sono molti i casi recenti nei quali l’ideologia ha prevalso sulla realpolitik, che tuttavia dovrebbe guidare la politica estera (di cui l’export della Difesa è parte) per l’interesse nazionale. È per questo che Michele Nones, vice presidente dello Iai, ha rilanciato su queste colonne l’idea di ripristinare il Cisd, il comitato interministeriale introdotto nell’85 ma cancellato nel ’93, “in modo da non fare prevalere un singolo profilo ministeriale su tutti gli altri e da trasformare ogni decisione in una scelta governativa”. Senza dubbio, urge un dibattito serio.

Condividi tramite