La riforma del Reddito di cittadinanza e l’attuazione delle misure previste dal Pnrr nell’ambito di Next Generation Eu ci forniscono l’opportunità di incidere profondamente sulle politiche attive e sull’istruzione e la formazione. Un’opportunità che non dobbiamo sprecare. L’intervento di Rosario Rasizza, presidente Assosomm (Associazione Italiana delle Agenzie per il Lavoro)

È una fase cruciale per il mondo del lavoro e più in generale per la nostra economia. Proprio in questi giorni, infatti, si è concluso l’iter di approvazione del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), spedito a Bruxelles il 30 aprile scorso. Fra le sei missioni individuate dal Piano, tutte potenzialmente in grado di cambiare il volto del nostro Paese, quelle che riguardano in modo più specifico il lavoro sono “Inclusione e coesione” e “Istruzione e ricerca”.

Parlando di inclusione e coesione, è inevitabile affrontare il tema del rapporto fra politiche attive e misure di sostegno. Questo ci rimanda fatalmente al Reddito di Cittadinanza, una misura di cui abbiamo parlato diverse volte negli ultimi anni, ma che oggi ci offre qualche spunto di riflessione in più. Da qualche settimana, infatti, ha iniziato a lavorare un comitato scientifico per la valutazione del Reddito di Cittadinanza istituito dal ministro Andrea Orlando e presieduto da Chiara Saraceno.

In occasione dell’insediamento, Orlando ha sottolineato che il Reddito di Cittadinanza è stato uno strumento senza il quale la crisi economica sarebbe diventata una devastante crisi sociale. Voglio qui precisare che non ho mai messo in dubbio l’utilità dello strumento sotto questo punto di vista. Un’utilità aumentata ulteriormente man mano che la pandemia estendeva i suoi effetti nefasti a quasi tutti i settori dell’economia. A suscitare le mie perplessità, piuttosto, è stata la sua scarsa efficienza, finora, sul fronte delle politiche attive. E proprio sulle politiche attive si concentra in particolare questo comitato scientifico, che perciò saluto con favore.

Anche il Pnrr pone la sua attenzione sulle politiche attive, prevedendo l’introduzione di una riforma organica e integrata in questa materia. È qualcosa di cui si sente fortemente il bisogno, e mi auguro che queste modifiche siano davvero profonde ed efficaci, grazie anche a un’adeguata consultazione di tutte le parti interessate.

Un altro tema, non meno importante, cui il gruppo di lavoro sul Reddito di Cittadinanza ha dichiarato di voler dedicare attenzione è quello dell’accesso all’istruzione. Lo stesso ministro Orlando, infatti, ha anche affermato che una grande fetta dei percettori del Reddito di Cittadinanza è caratterizzata da scarsa scolarizzazione. È un’ulteriore conferma del fatto che le questioni dell’occupazione non saranno mai risolte del tutto finché non si riusciranno a disegnare percorsi di formazione aderenti al mercato del lavoro e in grado di adeguarsi con prontezza ai suoi cambiamenti. Ma prima ancora servirà un sistema dell’istruzione che disincentivi gli abbandoni precoci e fornisca strumenti di interpretazione della realtà capaci di orientare correttamente le scelte professionali.

Anche sotto questo profilo, il Pnrr sembra voler intervenire a fondo. Nella sua premessa si legge che l’Italia è il Paese dell’Ue con il più alto tasso di ragazzi tra i 15 e i 29 anni non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione (Neet). Nel documento è scritto anche che la percentuale di giovani compresi tra 18 e 24 anni che hanno un livello di istruzione non superiore a quello secondario di primo grado è, in Italia, del 14,5 per cento, mentre la media europea è pari al 10 per cento. Gli studenti italiani di 15 anni si collocano al di sotto della media Ocse in lettura, matematica e scienze, con ampie differenze territoriali. Inoltre, si registra una bassa percentuale di adulti con un titolo di studio terziario e un significativo skills mismatch tra istruzione e domanda di lavoro.

In risposta a queste criticità, sono previsti tra l’altro investimenti in attività di upskilling, reskilling e life-long learning, e la formazione e il miglioramento delle competenze, in particolare quelle digitali. Fra le misure per l’occupazione giovanile figurano l’apprendistato duale (che unisce formazione e lavoro) e il servizio civile universale. Si prevede, inoltre, di favorire l’accesso all’università, di rafforzare gli strumenti di orientamento, e di riformare il reclutamento e la formazione degli insegnanti.

Politiche attive e istruzione/formazione sono quindi due degli aspetti più importanti su cui si gioca il futuro del nostro mondo del lavoro. La riforma del Reddito di Cittadinanza e l’attuazione delle misure previste dal Pnrr nell’ambito di Next Generation Eu ci forniscono l’opportunità di incidere profondamente in questo ambito. Un’opportunità che non dobbiamo sprecare.

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