Formiche.net ha raccontato di una gara da quasi 1 miliardo di euro per il 5G delle forze di polizia italiane su cui si allungano ombre cinesi. Ecco le contromisure prese dagli Usa per casi simili. Rasser (Cnas) spiega come Congresso e amministrazione Biden lavorano assieme per un patto transatlantico

Le rivelazioni di Formiche.net su una gara da quasi un miliardo di euro per l’affidamento della rete 4G LTE e 5G delle forze di polizia italiane hanno suscitato preoccupazioni politiche bipartisan.

In attesa di avere chiarimenti dal Viminale sul ruolo che potrà avere in casi simili futuri il Centro di valutazione del ministero dell’Interno previsto dal Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, molti si sono posti una domanda, anche per vedere cosa succede altrove e come reagiscono gli altri Paesi: sarebbe mai potuto accadere negli Stati Uniti? Possiamo dare una risposta netta: no.

Se, come raccontato da Politico, nei prossimi mesi i membri del Congresso di Washington rischiano di ritrovarsi d’accordo soltanto su un tema, cioè la Cina, non vanno dimenticati gli sforzi in materia compiuti negli ultimi tre anni quando alla Casa Bianca c’era Donald Trump. Eric Sayers, visiting fellow all’American Enterprise Institute, ha recentemente messo in fila alcuni sviluppi: riforma del Cfius, Build Act, Pacific Deterrence Initiative, bando a Huawei, e ancora il lavoro sul Military Civil Fusion cinese, sulle tecnologie emergenti, il Chips Act e la Section 889 del National Defense Authorization Act del 2019.

Negli ambienti statunitensi che hanno avuto modo di analizzare le rivelazioni di Formiche.net si fanno richiami a quest’ultima norma (nota anche come “Anti-Huawei Rule”), che impedisce al governo federale di fare affidamento su alcuni fornitori cinesi a causa di problemi di sicurezza. Tra questi ci sono Huawei e Zte, aziende leader nel 5G, ma anche Dahua Technology (i cui termoscanner sono stati acquistati per Palazzo Chigi durante il mandato di Giuseppe Conte), Hytera e Hikvision (le cui telecamere sono state installate in 134 Procure italiane, come rivelato da Wired). L’intento è chiaro: rendere sicuri il public procurement e l’intera supply chain.

Ma viviamo in un mondo interconnesso e globale. Dunque, vista la presenza di queste aziende in Europa, Africa e Cina, garantire la totale sicurezza della catena potrebbe non essere così facile. Ecco dunque le ragioni per cui l’adozione di misure simili alla Section 889 in Europa viene caldeggiata da tempo dall’altra sponda dell’Atlantico. Inviti che non hanno risentito del cambio alla Casa Bianca con l’insediamento a gennaio di Joe Biden.

Anzi, per ritornare a quanto scriveva Politico, la Cina, con le sue tecnologie, rimane tema di preoccupazione e sforzi bipartisan al Congresso dove continuano a essere presentate proposte di legge per rafforzare l’asse transatlantico. Recentemente, i deputati Marcy Kaptur (democratico) e Adam Kinzinger (repubblicano) hanno presentato nuovamente un Transatlantic Telecommunications Security Act, per far sì che l’agenzia governativa U.S. International Development Finance Corporation possa finanziare progetti privati (meglio se già sostenuti dalla Commissione europea) per le reti 5G in 22 Paesi dell’Europa centro-orientale. Una proposta che risponde evidentemente all’iniziativa 17+1 di Pechino ma anche alla Via della Seta.

A novembre il senatore democratico Mark Warner, presidente della commissione Intelligence, aveva parlato di un’“coalizione dei volenterosi” che veda gli Stati Uniti, i loro alleati in Europa, il Giappone, la Corea del Sud, l’India e Israele uniti per sostenere – ma anche economicamente – lo sviluppo delle tecnologie emergenti come 5G, Intelligenza artificiale, quantum computing e riconoscimento facciale. È stato Warner nelle scorse settimane a presentare il Democracy Technology Partnership Act che, come spiegato su Formiche.net, prevede l’istituzione di un ufficio interagenzia all’interno del Dipartimento di Stato incaricato di creare partnership con i Paesi democratici per aiutare a stabilire standard e norme internazionali, condurre ricerche congiunte e coordinare i controlli delle esportazioni e lo screening degli investimenti su tecnologie emergenti e critiche.

Osservando un sempre più forte allineamento tra le democrazie nordamericane, europee e indopacifiche, Martijn Rasser, Senior Fellow del Technology and National Security Program al think tank statunitense CNAS, sottolinea l’importanza di un coordinamento tra l’amministrazione e il Congresso statunitensi per costruire “un baluardo” contro la coercizione economica di Pechino e promuovere nuove soluzioni basate su interessi e valori condivisi. Un coordinamento, evidenzia, necessario viste anche le posizioni non ancora chiare da parte di Paesi chiave come la Germania.

E in questo senso, spiega Rasser commentando con Formiche.net le recenti iniziative a Washington, “le iniziative del governo degli Stati Uniti per finanziare infrastrutture critiche sicure e sostenibili in tutto il mondo sono un meccanismo importante per evitare di finire digitalmente imbrigliati dalla Cina”.

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