Un tweet di Guido Crosetto ha lanciato l’allarme. Le forze di polizia stanno selezionando il fornitore per le loro comunicazioni (con 5G). Gli operatori però hanno tecnologie cinesi, Huawei e Zte. In ballo, un miliardo di euro e la sicurezza nazionale. Qui tutti i dettagli

Roma, 17 maggio, 11 del mattino. Un tweet di Guido Crosetto, già sottosegretario alla Difesa e presidente dell’Aiad, lancia un allarme poco comprensibile ai naviganti. “C’è in corso una gara per le telecomunicazioni delle forze di Polizia”, scrive l’ex coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia. “Chi conosce, anche solo per sentito dire, le problematiche di ‘penetrazione’ connesse al settore, si aspetterebbe che nel bando ci fossero paletti ineludibili sulle tecnologie utilizzate. Invece no”. Di quale penetrazione si tratta? Esiste davvero un rischio per le telecomunicazioni delle forze di polizia italiane?

Formiche.net ha provato ad approfondire. E ha scoperto che sul sito della Polizia di Stato è stato pubblicato un bando di gara per la “realizzazione di un servizio LTE Public Safety sul territorio di 11 (undici) province, articolantesi nella fruizione di un servizio di comunicazione MCPTT e fonia, di un servizio di videosorveglianza in mobilità e di un servizio di accesso a banche dati, con una durata pari a 36 mesi”.

Tradotto: in palio c’è la gestione e l’implementazione della rete 4G delle forze di polizia italiane. Non solo: sono comprese infatti “sue evoluzioni, quali ad esempio il 5G”. Senza contare l’equipaggiamento hardware: è infatti prevista la fornitura di tablet, smartphone, accessori per Encoder Video HD. Ma anche di “SIM abilitate al traffico dati che consentano la fruizione dei servizi di comunicazione e di connettività”. Il cerchio si chiude con la fornitura di “servizi di videosorveglianza in mobilità” e “servizi di accesso alle banche dati”.

Il prospetto del numero di SIM per ciascuna forza di Polizia

Quali sono i corpi interessati? C’è la lista: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria. Undici le province coinvolte: Bari, Belluno, Bologna, Cagliari, Catania, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino. Tutte nevralgiche per la sicurezza del nostro Paese, ma anche internazionale e transatlantica, visto che nel loro territorio si trovano la base di Sigonella (Catania) e il Comando Nato per il Sud Europa (Napoli).

La posta in gioco è altissima. Chi si aggiudicherà la gara avrà la responsabilità della sicurezza delle telecomunicazioni delle forze dell’ordine, del loro equipaggiamento e del transito di dati sensibili. La rete 5G, insegnano gli esperti, è molto più veloce e performante del 4G, ma una sua violazione da parte di attori ostili espone a rischi molto maggiori.

E qui si pone una prima, grande domanda: avendo certezza granitica sulla correttezza formale e sostanziale del bando di gara, il governo ha ritenuto o meno di prevedere misure specifiche per evitare che le nostre forze di polizia finiscano in mano a soggetti non sicuri? Come è noto, la rete di quasi tutti i grandi operatori telco italiani, con percentuali molto variabili, si appoggia su infrastrutture e tecnologie cinesi. Due dei principali fornitori attivi in Italia, Huawei e Zte, sono stati messi al bando dagli Stati Uniti con l’accusa di spionaggio per conto di Pechino.

Nello specifico, l’Italia è uno dei tanti Paesi dell’Ue con un’infrastruttura 4G in cui oltre il 50% dei componenti proviene dai cosiddetti fornitori “non affidabili”, come spiegato dal rapporto “I costi nascosti dei fornitori non affidabili nelle reti 5G“ finanziato da un bando del dipartimento di Stato statunitense e realizzato dal Cefriel, centro di ricerca del Politecnico di Milano.

Le stime del report Cefriel

 

Come altri Paesi europei, l’Italia non ha voluto procedere con una diretta esclusione dei provider cinesi dalla rete, nonostante le indicazioni in questo senso contenute in un rapporto del Copasir, il comitato di controllo degli 007 italiani. Ha invece iniziato a costruire, con il governo Conte bis, il Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, una rete di centri di controllo dell’equipaggiamento tech che ha uno snodo anche nel ministero dell’Interno. Peccato che il sistema non sia ancora operativo.

I tempi sono strettissimi. Le offerte erano da presentare entro il 14 maggio ma è stata decisa una proroga di due settimane al 28. La procedura di aggiudicazione della prima tranche, con un valore stimato dell’appalto di oltre 133 milioni di euro (per i primi 36 mesi più eventuale rinnovo previsto per un massimo di altri 12), si aprirà a inizio giugno. L’aggiudicazione della seconda tranche dovrebbe completarsi entro la fine dell’anno. Il valore complessivo della gara si aggirerà intorno al miliardo di euro.

Il prospetto di sistemi di sala operativa per forze di Polizia

 

Nel testo del bando, con una certa sorpresa degli addetti ai lavori, ci sono solo scarni riferimenti alla sicurezza. C’è scritto ad esempio che “l’affidatario è solidalmente responsabile con il subappaltatore degli adempimenti, da parte di questo ultimo, degli obblighi di sicurezza previsti dalla normativa vigente”. Si tratta infatti di una gara “tabellare”, che, si legge nelle prime righe, si fonda su un solo criterio, “il miglior rapporto qualità-prezzo”. La sicurezza nazionale sarà contemplata nel concetto di “qualità”?

Rischia di non essere sufficiente neppure il riferimento alla normativa Golden power, con i “poteri speciali” di intervento che il governo giallorosso ha esteso alla rete 5G con il Decreto Imprese dell’aprile 2020. Infatti quei poteri potranno intervenire solo una volta che uno dei partecipanti si sarà aggiudicato il bando e invierà la notifica al gruppo di coordinamento di Palazzo Chigi “relativa all’acquisto di beni/servizi 5G da fornitori extra-EU”. A quel punto, “dovrà farsi carico degli eventuali costi dovuti all’implementazione delle misure di sicurezza che venissero eventualmente prescritte”, si legge in una risposta data dal ministero su domanda di una delle aziende interessate.  Ma anche in questo caso potrebbe essere troppo tardi. Il cinguettio allarmista di Crosetto appare quindi un presagio tutt’altro che dal sen fuggito.

Formiche.net ha chiesto al Viminale se, in sede di aggiudicazione, ci saranno altri criteri non esplicitati di cui si terrà conto e se il Centro di Valutazione (Cv) del ministero dell’Interno è già stato attivato per controllare l’equipaggiamento tech della gara. Non abbiamo (ancora) ricevuto risposta ma resta la piena fiducia sul fatto che il governo italiano vorrà tutelare la integrità delle comunicazioni che hanno a che fare con il cuore della propria sicurezza nazionale.

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