Scandali nella magistratura, lotte intestine ai Servizi, guerra sulle nomine. Sono i postumi del “terremoto Draghi” sulla politica italiana, dice Aldo Giannuli, politologo e studioso di intelligence. “È un marziano. Vi spiego perché non lo vogliono al Quirinale”

“Servizi segreti, magistratura. Sono tutte scosse di assestamento di un grande terremoto che ha un nome e un cognome: Mario Draghi”. Aldo Giannuli ha l’aria di chi la sa lunga. Politologo, studioso attento del mondo dell’intelligence, un tempo intellettuale di riferimento dell’universo grillino, “quando ancora erano grillini”, è convinto che i “poteri forti” italiani, o quel che ne resta, non abbiano ancora digerito l’arrivo a Palazzo Chigi dell’ex presidente della Bce. “Siamo di fronte a una nuova Tangentopoli”.

Giannuli, non starà esagerando?

E va bene, forse il paragone è forzato. Nel ’92 hanno fatto fuori l’intera classe dirigente con l’appoggio della magistratura, oggi nessuno dà mezzo credito a un avviso di garanzia…

Allora qual è il punto?

Il punto è che l’arrivo di Draghi ha riacceso un conflitto sopito fra lobby nazionali, distribuite in “logge” locali, e lobby internazionali, soprattutto quella filocinese e la più potente, quella filofrancese.

Perché?

Perché è considerato un marziano rispetto al sistema. Se prima eri un grande personaggio a Torino, Milano o Roma, adesso non conti più nulla, la tua mediazione con gli assetti di potere esteri non serve più. Ora c’è una persona che alza la cornetta e tratta direttamente con Washington DC. E le dirò di più…

Prego.

Non sono convinto che Draghi abbia davvero la strada spianata per il Quirinale. La politica romana lo conosce troppo poco, non si fida. A parole dicono tutti: “Chi meglio di lui?”. Ma tiferanno per un Mattarella bis pur di vederlo salire al Colle, con la scusa delle “riforme” lo terranno a Palazzo Chigi.

Parla di un terremoto. Quale?

Penso al polverone sulla presunta “Loggia Ungheria”, gli scandali nel Csm. Penso soprattutto alla guerra nei Servizi, al caso Renzi-Mancini.

Andiamo con ordine. Che c’entra il caso sollevato da Report?

Il clamore sollevato dalla politica è curioso, oltre che ipocrita. Questi incontri ci sono di continuo e non parlo solo dei Servizi. O qualcuno non si è accorto della fila di magistrati nel suk di Palazzo dei Marescialli, per incontrare un consigliere del Csm, bloccare questa o quella promozione? Il tempismo dello scandalo, a quattro mesi dall’incontro, è quantomeno dubbio, alla vigilia di una nuova tornata di nomine.

Cosa non la convince?

A me sembra che Renzi e Mancini fossero pedinati.

Da chi?

Da professionisti, agenti di intelligence, magari una corrente avversa. Quel video è una cosa “fatta a mestiere”. Come ha fatto la signora, da quella distanza, a riconoscere un volto anonimo come quello di Mancini? E perché insospettirsi?

La sostanza non cambia. Un leader politico può incontrare un dirigente degli 007 in Autogrill?

Faccio presente che ad oggi non esiste alcuna norma che lo proibisce. È successo tante volte in passato. Roberto Jucci, alto colonnello dei Servizi, partecipava alle cene di Andreotti e della sua corrente. Senza contare che, per chi volesse trattare di cose illegali, la soluzione dell’Autogrill è la più ingenua e controproducente.

L’autorità delegata per l’Intelligence Franco Gabrielli sta preparando una direttiva per regolare questi incontri.

Ben venga. È giusto che un alto dirigente dei Servizi, quando deve incontrare un politico di rango, informi almeno il direttore generale. Ma, ripeto, non c’è una legge che lo vieti. E sinceramente queste norme lasciano il tempo che trovano…

Perché?

Che efficacia avrebbe un regolamento del genere? In strutture che per loro natura sono coperte? E chi controlla eventuali violazioni? D’altra parte, ci sono casi in cui un’interlocuzione è opportuna. Se c’è un politico che frequenta un po’ troppo la lobby cinese, o un altro che fa da mediatore per la vendita di asset di Stato alla Francia, non è meglio avvisare qualche collega a Montecitorio o Palazzo Chigi?

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