Il sistema giudiziario necessita di riforme strutturali per la competitività e il rilancio dell’Italia, a tal fine Task Force Italia gli ha dedicato un tavolo di lavoro specifico durante il quale il presidente Valerio De Luca ha intervistato Paola Severino, vice presidente della Luiss Guido Carli

La giustizia e la sua riforma, come definito dal ministro Cartabia, è il pilastro su cui si basa l’intero Piano del governo per l’utilizzo dei fondi europei. Oggi l’Europa ci chiede di intervenire sulla giustizia, di dare un apporto necessario per poter avere importanti conseguenze economiche. Sono questi i temi centrali affrontati durante il web talk “Rilanciare il potenziale dell’Italia” nel quale Valerio De Luca presidente di Task Force Italia ha intervistato Paola Severino vice presidente della Luiss Guido Carli.

Tra i partecipanti al successivo tavolo di lavoro giustizia, coordinati da Giuseppina Rubinetti presidente di Equitalia Giustizia s.p.a, Laura Laera, commissario della Commissione adozioni internazionali presidenza del Consiglio dei ministri, Claudia Pedrelli, presidente sezione Impresa diritto industriale-antitrust Tribunale Roma e Fabio Pinelli, avvocato, professore di Diritto Penale ambiente, lavoro e sicurezza informatica Università di Venezia.

LA GIUSTIZIA DA RIFORMARE

C’è una forte interrelazione tra diritto ed economia, anche se può sembrare strano. Nel 2011, ai tempi del governo Monti, la professoressa Severino ha ricordato che grazie all’obiettivo comune di concretezza si è riusciti a sottolineare il legame tra un rafforzamento del sistema giudiziario e un’economia che possa riprendere la sua crescita.

Oggi la situazione è analoga. Ma da dove bisogna partire per riformare il settore della giustizia affinché sia più efficace? Innanzitutto dalla specializzazione del giudice e dalla creazione di sezioni specifiche per le imprese. In questo senso, Severino ha affermato che “è il momento di trasformare le sezioni specializzate in veri e propri tribunali d’impresa”.

Infatti, un’idea cruciale secondo la professoressa è la specializzazione del giudice intorno all’impresa, cioè un giudice specializzato che tenda a una giustizia più celere, essendo specialista infatti avrà meno difficoltà a motivare le sue decisioni.

L’altro problema fondamentale della giustizia italiana riguarda la durata dei processi civili e penali, per quanto riguarda i processi civili la sperimentazione della mediazione ha funzionato nella fase in cui la mediazione era obbligatoria.

Per quanto riguarda il processo penale il discorso, tuttavia, è più complesso e manca, secondo la vice presidente della Luiss, la logica di selezione dei processi. “La funzione filtro del giudice nell’udienza preliminare si è completamente persa e per interpretazione ormai unanime il giudice è soltanto un passacarte rispetto al dibattimento”.

L’IMPATTO DELLA DIGITALIZZAZIONE

Il digitale ha un ruolo importante nel sistema giudiziario. Il desiderio di novità è sempre presente nella mente di un giurista, trovare qualche tema che pur avendo come premessa delle solide basi di partenza del diritto ne trovi applicazioni specifiche.

In questo senso, ha affermato la professoressa Severino, il tema dell’intelligenza artificiale e della cyber-security sono estremamente stimolanti. L’intelligenza artificiale non è il futuro, ma il presente e sta già sviluppando modelli di autonomia decisiva, si pensi ad esempio alla responsabilità di un robot che sbaglia, di chi è? Di chi ha inventato la macchina o dello stesso robot che si è autogenerato?

La responsabilità umana deve essere sempre la guida in questo settore, secondo Paola Severino, e il legislatore ne deve essere ben cosciente perché la proprietà intellettuale e la responsabilità non possono essere riconosciute a un robot, come ricordato anche dal regolamento europeo in materia di IA.

Il governo della giustizia deve essere un governo umano, il contributo degli individui è sempre fondamentale. In questo senso la giustizia predittiva non può prevedere la sentenza o sostituire il giudice, può essergli di supporto. Quindi giustizia predittiva sì, ma al servizio e sotto il controllo del giudice.

“Il mio rispetto per la giustizia nasce dal rispetto che ho per l’uomo razionale e per le donne e gli uomini che amministrano la giustizia, tutto questo giustifica il principio di indipendenza del magistrato e del giudice” ha ricordato Paola Severino.

CONFINE PUBBLICO-PRIVATO

Il fenomeno di avvicinamento tra pubblico e privato in passato generava confusione, prima l’assetto pubblico era monolitico, c’era l’apparato dello Stato da un lato e l’impresa dall’altro, come rilevato dalla vice presidente Luiss.

Successivamente il tema diventò molto più discusso perché nacque l’impresa pubblica con lo Stato come azionista principale. Da lì presero vita tutta una serie di problemi di interpretazione sul tema della qualificazione del pubblico rispetto al privato e del pubblico servizio.

È proprio sul pubblico servizio che la professoressa Severino scrisse un libro suggerendo i criteri oggettivi e di disciplina come criteri per l’identificazione della funzione pubblica che entrarono nella legge Severino.
Tuttavia il problema non è stato ancora risolto, perché la tentazione di introdurre elementi ontologici a completamento della qualificazione è rimasta soprattutto per figure abbastanza difficili da identificare come individualità pubblico-private.

Si pensi al servizio pubblico della Rai e alla difficoltà che ebbe la giurisprudenza nel distinguere le aree nelle quali la Rai svolgeva un pubblico servizio dalle aree in cui svolgeva attività di iniziativa privata, come nella produzione di film.

UNA MISSIONE POSSIBILE?

Nel mondo della giustizia gli ultimi 40 anni non sono stati forieri di grandi cambiamenti che si sono verificati unicamente in quest’ultimo anno, parola di Laura Laera. Secondo lei riformare la giustizia è quasi una mission impossible e include numerose complicazioni.

Se non è facile mettere mano alla macchina della giustizia, ci sono tre principali filoni di intervento, il procedimento, l’ordinamento e il diritto sostanziale. È opportuno, secondo Laera, capire anche dove e come intervenire su questi tre aspetti che possono intersecarsi tra di loro.

Il grande tema di attualità che ha avuto una spinta importante durante la pandemia è quello della digitalizzazione della giustizia e quindi della macchina giudiziaria, indipendentemente da tutte le altre riforme all’interno della digitalizzazione.

Il Covid-19 ha prodotto una normativa emergenziale che ha garantito progressi soprattutto nel processo civile telematico. Per il penale la questione è più complessa, secondo la professoressa Severino, principalmente perché alcune fasi richiedono la presenza come ad esempio il contradditorio tra le parti.

“Tenendo conto che abbiamo sistemi che non dialogano tra di loro neanche all’interno dello stesso palazzo di giustizia, mettere a sistema questa complessità non è semplice e mi chiedo se in questa occasione riusciremo a fare delle trasformazioni epocali” ha detto Laura Laera.

FORMAZIONE NECESSARIA

È la formazione dell’uomo il punto fondamentale, secondo la professoressa Severino, la formazione umana al digitale. In questo senso si dovrebbe rivedere la regolamentazione delle formule di accesso alla pubblica amministrazione, attraverso una verifica delle capacità digitali, visto che sono necessarie.

C’è la necessità di una nuova generazione che entri a far parte della giustizia e della pubblica amministrazione e in questo senso sono auspicabili importanti investimenti.

La specializzazione, ha rilevato Claudia Pedrelli, è uno strumento di accrescimento della professionalità e di contrazione dei tempi della giustizia, due cose che vanno di pari passo dal momento che possono portare alla formazione di un giudice specializzato.

“Spero che questo periodo possa avere una forte incisione nel mondo della giustizia in generale, è un intervento che si svolge soprattutto in ambito ordinamentale più che in quello processuale, potrebbe essere il momento per attuare interventi che abbiano uno spazio che prima non avevano avuto” ha concluso Pedrelli.

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