Negli Usa si passa dallo sbeffeggiare chi parlava di avvistamenti ufo a voler studiare attentamente i fenomeni. Oggi John Podesta, consigliere di due presidenti e storico stratega del Partito democratico (nonché appassionato di ufo da decenni) propone di creare un ufficio apposito alla Casa Bianca

Gli ufo sono tornati prepotentemente di moda, anche grazie alle ammissioni del Pentagono, il corpus crescente di testimonianze e video autenticati dalle autorità americane e un rapporto governativo in materia, in uscita a giugno. Ora lo storico stratega del Partito democratico John Podesta, capo di gabinetto di Bill Clinton, consigliere senior di Barack Obama e Hillary Clinton, vuole creare alla Casa Bianca una squadra ad hoc per lo studio degli oggetti volanti non identificati.

Podesta è affascinato dagli ufo almeno da più di vent’anni, durante i quali ha esortato il governo statunitense a essere più trasparente sugli avvistamenti. Ora il momento è propizio: con la crescente attenzione mediatica, sono in molti a trattare l’argomento più seriamente – e preoccuparsi della possibilità che qualcuno, là fuori, possa avere accesso a una tecnologia superiore. Il senatore repubblicano Marco Rubio è in prima linea nella battaglia per far desecretare il rapporto che il direttore della sicurezza nazionale di Joe Biden dovrà far arrivare al Congresso il mese prossimo.

L’idea di Podesta è ampliare l’Ufficio per le Politiche di Scienza e Tecnologia (Ostp), un organo della Casa Bianca, aggiungendo una sezione dedita allo studio degli Ufo. Questa potrebbe dedicarsi a recuperare tutto il materiale necessario da tutte le agenzie governative federali, per poi condividerle col pubblico. “[All’Ostp] sono più abituati a muoversi in un ambiente open source, occuparsi di informazioni scientifiche di dominio pubblico e a discutere con la comunità scientifica rispetto a, che so, i programmi segreti al Pentagono”, ha detto a Politico.

Ma il rapporto di giugno potrebbe non vedere la luce nei tempi previsti perché i servizi militari e di intelligence starebbero puntando i piedi. Ieri la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha fatto sapere che le relative squadre di governo erano “a conoscenza” della necessità di produrre il rapporto (come da legge passata dall’amministrazione di Donald Trump) e ci stavano lavorando. Psaki ha anche avvertito che la decisione finale sul rilascio del rapporto integrale sarebbe comunque rimasta in capo all’Ufficio del direttore dell’intelligence nazionale (Odni).

Sembrano passati i tempi in cui chiunque parlasse di ufo veniva trattato con scetticismo. A marzo l’ex direttore dell’intelligence nazionale sotto Trump, John Ratcliffe, fece ingolosire gli spettatori di Fox News alludendo al rapporto e dicendo che “ci sono stati molti più avvistamenti di quanti ne siano stati resi pubblici”. Podesta non può che esserne contento, dato che un tempo associarsi alla materia poteva rovinare una carriera. “Non è più così, chiaramente, ed è una cosa buona”, ha detto a Politico.

Nel 1998 il portavoce di Clinton disse al Washington Post che Podesta, notoriamente, chiamava l’Air Force per chiedere cosa avvenisse nell’Area 51. “Mi intriga quanto il governo si sia rifiutato di vuotare il sacco riguardo alle cose che ha fatto in passato”, ha confessato Podesta. Oggi mantiene la stessa ironica compostezza: “non mi aspetto di essere strappato via dalla macchina e trasportato da un raggio in una nave spaziale assieme a mia moglie”, ha detto a Politico, “è che mi piace conoscere cosa sa il governo, e credo che il pubblico abbia il diritto di sapere”.

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