Per l’ex capo di stato maggiore dellAeronautica, la verità su Ustica c’è ed è quella di una bomba nella toilette posteriore. Ma media e magistrati civili l’hanno ignorata, e ora affida il suo sfogo a un libro: Ustica, un’ingiustizia civile, firmato con Gregory Alegi (Rubbettino)

La verità l’hanno certificata i periti e messa per iscritto i giudici. La verità è che il 27 giugno 1980 il DC-9 dell’Itavia esplose nei cieli di Ustica a causa di una bomba collocata nella toilette posteriore.

“Ma è come se questa verità non esistesse”, protesta l’ex capo di stato maggiore dellAeronautica Leonardo Tricarico. Ha affidato il suo sfogo a un libro: Ustica, un’ingiustizia civile, firmato con Gregory Alegi, che Rubbettino manderà in libreria nei prossimi giorni.

Nel 1999 il giudice istruttore Rosario Priore depositò un’ordinanza di rinvio a giudizio in cui ipotizzava che il velivolo fosse stato abbattuto da un missile nel corso di una battaglia aerea. Le sentenze definitive dei giudici hanno smontato questa ricostruzione definendola “fantasiosa”, una conclusione “inaccettabile in quanto si dà per certo un risultato partendo da dati del tutto ipotetici e peraltro del tutto sconfessati dagli elementi probatori certi ed inequivocabili”.

C’erano quattro generali accusati di depistaggi e di alto tradimento. Tutti poi assolti. Eppure aleggia sull’Aeronautica un’ombra sinistra. Il sospetto che i suoi capi non la contino giusta. Colpa, secondo Tricarico, della scelta del silenzio. Meglio se ad ogni accusa l’Aeronautica avesse reagito, rispondendo colpo su colpo. Dite che il DC-9 si trovò nel bel mezzo di una battaglia fra aerei nemici? Dimostratelo. Dite che i tracciati radar segnalano la presenza di altri aerei? Falso, perché i periti, nominati dallo stesso giudice Priore, dicono che i tracciati radar escludono la presenza di altri aerei. E ancora. Dite che il Mig libico schiantatosi sulle alture della Sila cadde perché coinvolto nella battaglia aerea? Falso, i magistrati hanno dimostrato che il Mig non c’entra niente e hanno archiviato il caso.

La scelta del silenzio ha creato la convinzione, come disse l’ex presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino, “che la verità era stata raggiunta”. Ed era quella raccontata dal giudice Priore: l’aereo colpito da un missile. Le sentenze successive e definitive che invece attribuiscono la tragedia a una bomba sono state ignorate. Si è così creata una doppia verità, quella ufficiale dei giudici e quella vaga, basata su sospetti e polveroni, che ha condizionato anche l’opinione di alcuni politici. Il senatore Libero Gualtieri “perorava la tesi del missile”. Quand’era presidente del Consiglio, Giuliano Amato incontrò il presidente francese Chirac. C’era anche il generale Tricarico in veste di consigliere militare di Palazzo Chigi. Amato chiese a Chirac di aiutarlo a capire cos’era successo a Ustica perché “l’unica cosa certa è che i generali dell’Aeronautica ci hanno mentito”.

Nel 2006 divenne capo del governo Romano Prodi e impose all’avvocatura dello Stato di ricorrere in Cassazione perché “Ustica aveva suscitato clamore nell’opinione pubblica”. Prodi poi si scusò con Tricarico dicendo che era stato un errore dovuto alla sua scarsa  conoscenza dell’argomento. Anche il presidente Giorgio Napolitano era convinto che nella vicenda rimanessero “opacità”.

Tricarico era stato nominato consigliere militare da D’Alema. Con l’avvento di Amato a Palazzo Chigi, Linda Lanzillotta “cercò subito di allontanarmi dall’incarico”. Senza riuscirci. Nemmeno la senatrice Daria Bonfietti riuscì nel suo intento di silurare due generali dell’Aeronautica, Mario Arpino e Sandro Ferracuti. In una lettera inviata al “caro compagno Cossutta”, la Bonfietti riteneva “un grave affronto” la nomina di Arpino a capo di stato maggiore della Difesa, mentre la scelta di Sandro Ferracuti come capo di stato maggiore dellAeronautica sarebbe stata un “evidente schiaffo alla magistratura”.

Durante la sua deposizione davanti alla Corte d’appello, uno dei generali imputati, Franco Ferri, disse: “Qui ci sono in ballo i risarcimenti. Se si vuole la verità bisogna iniziare a dirla”. Difatti, il libro di Tricarico analizza le sentenze pronunciate in sede civile che stabiliscono risarcimenti ai parenti delle vittime. Tutte sentenze basate sull’ipotesi “del missile lanciato contro il DC-9”. Per la stessa vicenda “un tribunale penale e uno civile emettono sentenze diametralmente opposte”. Sull’entità degli indennizzi non ci sono ancora cifre definitive. Nel frattempo, “i parenti delle vittime sono già stati indennizzati con una speciale elargizione di 200 mila euro ciascuno e un vitalizio netto mensile di 1864 euro: denaro pubblico elargito sulla base di sentenze fasulle, basate su fatti mai accaduti”.

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