Sull’assegno alla famiglia onnicomprensivo del sostegno economico – Auuf – è bene fare chiarezza, perché rimangono parecchi punti interrogativi rispetto la sua concreta e definitiva messa a regime

Con il decreto legge volto a rendere immediatamente operativa la misura dell’Assegno Unico per i nuclei familiari dal prossimo 1° luglio, l’Assegno Unico (Auuf) diverrà misura unica di sostegno anche per i lavoratori autonomi e i disoccupati che, ai sensi della disciplina vigente, non hanno accesso agli attuali assegni familiari (Anf). L’estensione della misura ai lavoratori dipendenti è, invece, prevista da gennaio 2022, anche se, per questa categoria di lavoratori, è comunque previsto – nell’immediato – l’aumento dell’importo erogato a titolo di Anf. Si tratta dunque di una fase transitoria che servirà a gettare le basi per l’avvio della misura che entrerà a pieno regime, per tutte le famiglie, dal 2022, dopo l’approvazione dei decreti delegati attuativi previsti dalla legge 1 aprile 2021, n.46.

Nella fase preparatoria dell’approvazione della legge furono richiesti pareri all’ Ufficio Parlamentare di Bilancio per approfondire il tema e i costi e contemporaneamente alcuni uffici studi di autorevoli esperti ne simularono le voci di spesa anche e soprattutto tenendo conto che andavano individuate le voci di spesa delle attuali prestazioni e le suppletive coorti di famiglie che non ne erano beneficiarie, simulandone e calcolandone i costi effettivi. Il risultato tra chi ne ha studiato gli effetti è stato diversamente simile e articolato per cercare di chiarire al Parlamento la consistenza della spesa pubblica da sostenere a sistema strutturato. Ma in molti avanzammo anche nelle audizioni alla Camera e al Senato delle perplessità sulla potenziale sostenibilità della riforma.

Ora la scadenza è quella prevista dalla legge delega, anche se l’attuazione compiuta del dispositivo viene rinviata al prossimo anno per via della limitatezza delle risorse disponibili (3 miliardi di euro per il 2021 e 5 miliardi per il 2022). Alle risorse a disposizione, vanno aggiunti i 14 miliardi di euro attualmente erogati per le detrazioni e gli assegni familiari ai lavoratori dipendenti, e ad oggi non consentono di fatto di ottenere l’obiettivo di assicurare l’erogazione di un assegno medio mensile prossimo ai 250 euro per ogni figlio, fino ai 21 anni di età. Teniamo conto che questa riforma è legata mani e piedi alla riforma dell’IRPEF e sempre per correttezza dai conti fatti ora si interviene solo sulle famiglie dei lavoratori autonomi e di quelli fiscalmente incapienti, compresi gli immigrati con regolare permesso di soggiorno (per una previsione di 1,8 milioni di famiglie e 2,7 milioni di minori), mantenendo in vigore per i nuclei familiari dei lavoratori dipendenti l’attuale regime delle detrazioni fiscali, e degli assegni familiari, per i figli a carico. Per un importo medio relativo ai sei mesi di erogazione per l’anno in corso, di 674 euro per ogni minore a carico e di 1.056 euro per ogni nucleo familiare.

L’assegno unico è rivolto secondo le tabelle allegate al decreto fino a 50.000 euro lordi relativo all’Isee, e per importi degli assegni che saranno decrescenti sulla base del reddito dichiarato e invece più consistenti per i nuclei familiari con almeno tre figli e integrati di ulteriori 50 euro per ogni figlio disabile. E’ evidente che risulterebbero sfavoriti i lavoratori dipendenti: 1,35 milioni di famiglie perderebbero in media 381 euro all’anno. Per tamponare questa disparità, si sottolinea, occorrono 800 milioni in più all’anno. Ricordiamo che l’assegno unico deve in un prossimo futuro sostituire: detrazioni fiscali per figli a carico (inclusa quella al quarto figlio); Assegno per il nucleo familiare (o Anf); Assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori; Assegno di natalità; Premio alla nascita; Fondo di sostegno alla natalità.

E’ mia opinione che i trasferimenti monetari a favore dei nuclei con figli rappresentino solo un tassello, importante ma non unico, per la realizzazione delle finalità di una politica di sostegno della genitorialità e di incentivo alla natalità. Tali finalità devono infatti trovare anche in altri strumenti ed istituti (politiche di parità, politiche di conciliazione, offerta di servizi educativi quali ad esempio il piano nidi; l’estensione del tempo pieno nella scuola dell’obbligo e il servizio mensa) un supporto indispensabile. E buonsenso auspicherebbe si deve tenere conto nella programmazione delle risorse da destinare a ciascuna di queste componenti.

Nel caso, ad esempio, di figli con disabilità nel limite del possibile sostegno aggiuntivo in tali situazioni – va considerata la presenza e/o adeguatezza di altri istituti di sostegno alle famiglie già esistenti come per esempio il Fondo per i Caregiver istituito e già finanziato ma non operativo a sistema. Si rileva, che la Legge delega non prevede stanziamenti ad hoc per attività di monitoraggio e valutazione della misura. Sarebbe auspicabile evitare un ennesimo organismo di monitoraggio e valutazione, rimandando tale importante attività ai già costituiti Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e Osservatorio Nazionale per la Famiglia.

Un aspetto da modificare è senz’altro la relazione tra Assegno unico e Rdc ,poiché la Legge delega prevede (Art.1 lett. d): “L’assegno di cui al comma 1 è pienamente compatibile con la fruizione del reddito di cittadinanza, di cui all’articolo 1 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, ed è corrisposto congiuntamente ad esso con le modalità di erogazione del reddito di cittadinanza. Nella determinazione dell’ammontare complessivo si tiene eventualmente conto della quota del beneficio economico del reddito di cittadinanza attribuibile ai componenti di minore età presenti nel nucleo familiare, sulla base di parametri della scala di equivalenza di cui all’articolo 2, comma 4, del decreto-legge n. 4 del 2019” Mentre per le altre famiglie l’assegno si aggiunge al reddito familiare complessivo, nel caso dei più poveri, e per questo beneficiari di RdC (che sostituisce reddito assente per soddisfare bisogni essenziali e non ha obiettivi di sostegno alla genitorialità o di valorizzazione della presenza di figli), invece dal RdC debba venir sottratta la quota parte destinata ai minori per essere sostituita dall’Auuf.

Nel momento in cui alle famiglie si riconosce un sostegno economico aggiuntivo al reddito disponibile qualunque esso sia, operare una sostituzione tra RdC e Auuf nel caso di figli minorenni appare un atteggiamento sbagliato e creatore di iniquità. Della fruizione del Rdc si deve quindi tenere conto nel momento della definizione della condizione economica ai fini dell’Auuf, senza alcuna decurtazione del Rdc .Sappiamo bene che il reddito di cittadinanza dovrà essere modificato perché ha creato degli evidenti abusi. Ma questo è un altro problema di cui tenere conto. Altra attenzione deve essere dedicata alla clausola di salvaguardia, come in tutte le leggi di spesa, richiede molta cautela agli aspetti amministrativi e organizzativi. La raccolta delle informazioni necessarie per effettuare l’assegno riformato al posto delle prestazioni vigenti bisogna chiarirle bene perché ad oggi non sono a disposizione in modo completo le informazioni necessarie. È quindi essenziale un coordinamento tra Agenzia delle entrate e Inps per la gestione delle informazioni rilevanti e la loro messa a disposizione tempestiva ai beneficiari dell’assegno.

L’assegno è una contribuzione sociale di prestazioni e attualmente l’istituto degli assegni al nucleo familiare è finanziato, in parte, con una contribuzione sociale di 0,68 punti percentuali a carico del datore di lavoro, il cui gettito è stimato in circa 2 miliardi. Ma se la natura universale dell’Assegno Unico rende tale fonte di finanziamento obsoleta. Una soluzione possibile sarebbe la fiscalizzazione di tale contribuzione a carico del bilancio generale delle AP, nell’ambito di provvedimenti, auspicabili, di riduzione del costo del lavoro che comunque dovrà, ma in futuro essere realizzata. Si potrebbe eventualmente prevedere l’introduzione di una forma di contribuzione sociale speciale a carico dei redditi di lavoro autonomo, che, come ricordato, traggono, relativamente, i vantaggi più ampi dalla riforma dell’Assegno Unico.

La misura di questa contribuzione aggiuntiva dovrebbe naturalmente essere proporzionata al peso di quella attualmente in vigore per il lavoro dipendente. Comunque la soluzione della fiscalizzazione rappresenta l’esito più razionale di questo aspetto del finanziamento. Il grande vantaggio della fiscalizzazione, rispetto alla soluzione contributiva, sta nel fatto che in questo modo l’intera collettività – compresi i pensionati, una categoria peraltro finora più protetta delle altre dalle conseguenze della crisi economica – viene chiamata a partecipare al costo dei figli, non solo i lavoratori.

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