Le criptovalute sono diventate un mezzo di pagamento per le attività illecite e sono il mezzo preferito per il riciclaggio di denaro, fattori che hanno portato alcune banche inglesi ad agire con cautela e non impegnarsi con i pagamenti in Bitcoin. Il governo cinese ha fatto arrestare 1.100 persone accusate di essere coinvolte in questo sistema

Secondo le Nazioni Unite, la quantità stimata di denaro riciclato al mondo in un anno è pari al 2%-5% del Pil globale, quindi di tra gli 800 e i duemila miliardi di dollari. È difficile, invece, calcolare la cifra esatta di criptovalute riciclate in modo illecito, considerata la loro natura virtuale e anonima.

Ad inizio 2020, il Massachusetts Institute of Technology è riuscito a tracciare i dati di alcune transizioni effettuate tramite criptovalute grazie a Chainalysis, e nel suo report sottolinea “che nel 2019 le entità criminali hanno spostato 2,8 miliardi di dollari in Bitcoin attraverso gli exchange, in aumento rispetto a circa 1 miliardo di dollari nel 2018. Più della metà è andata ai due più popolari, Binance e Huobi.” Un modo, quindi, per tracciare il crypto denaro sporco esiste e l’ha capito anche la Cina, ma non solo.

NatWest e HSBC, due banche inglesi, hanno recentemente deciso di non impegnarsi con clienti che accettino pagamenti in Bitcoin o altre criptovalute, annunciando che la loro posizione potrebbe cambiare se il mondo incoraggiasse l’introduzione di regole più stringenti. Le due banche inglesi, a differenza delle rivali americane Morgan Stanley e Goldman Sachs, hanno preferito applicare le raccomandazioni sul riciclaggio di denaro, sancite nel G7 del 2012, invece di incoraggiare l’uso di un sistema considerato molto rischioso.

La cautela applicata da NatWest e HSBC deriva dalla paura che i criminali possano utilizzare le loro banche per convertire in contanti le criptovalute acquisite illegalmente. Il sistema più semplice e più usato per riciclare il crypto denaro sporco.

Come le due banche inglesi, anche il governo cinese ha mostrato prudenza, all’inizio. Ora è partito all’attacco. Come racconta Reuters, la polizia cinese “ha arrestato oltre 1.100 persone sospettate di usare le criptovalute per riciclare il denaro proveniente da truffe telefoniche o via internet.” L’account WeChat ufficiale del governo ha confermato la notizia dichiarando che questi criminali applicavano una commissione tra l’1,5% e il 5% per convertire il denaro frutto di reato attraverso le criptovalute.

Già poche settimane fa, come avevamo riportato su Formiche, la Cina aveva annunciato di voler contenere il crypto-mining con l’obiettivo di limitare l’estrazione delle criptovalute e il conseguente inserimento nel mercato. Gli arresti di massa si collocano in questo sforzo di Pechino di regolamentare ulteriormente il sistema.

Non c’è dubbio sul fatto che le criptovalute siano diventate un mezzo di pagamento per le attività illecite, ma introdurre dei limiti non è la soluzione per tutti. Come ha sottolineato Jehan Chu, Managing Partner di Kenetic Capital, una società di venture capital blockchain di Hong Kong, “mentre un certo grado di regolamentazione delle criptovalute è inevitabile, queste politiche eccessivamente restrittive si tradurranno nella fuga dell’industria dall’Asia” che attualmente ospita il 65% della potenza di calcolo globale.

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