Chiamata telefonica tra Jens Stoltenberg e Mario Draghi in vista del vertice di Bruxelles. Il presidente del Consiglio debutterà lunedì alla Nato insieme a Joe Biden. Ecco le carte dell’Italia, i nostri interessi e le prospettive per essere protagonisti

È iniziato il conto alla rovescia per il vertice della Nato di Bruxelles, in programma lunedì prossimo. Oggi, in preparazione dell’appuntamento, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha tenuto un colloquio telefonico con Jens Stoltenberg, segretario generale dell’Alleanza, reduce dal viaggio a Washington dove ha incontrato Joe Biden. Draghi e Biden debutteranno entrambi alla Nato durante l’incontro di lunedì. Si troveranno faccia a faccia già prima, nell’ambito del G7 in Cornovaglia.

Una “good call” quella con Draghi secondo Stoltenebrg. “Abbiamo discusso l’iniziativa #Nato2030 che assicurerà l’adattamento della Nato”. Di più: “Concordiamo sul fatto che abbiamo bisogno di unità transatlantica per affrontare le sfide di oggi e di domani”. Proprio “l’unità” è al centro del processo di riflessione strategica Nato2030, lanciato dallo stesso Stoltenberg all’inizio del 2020 dopo le sollecitazioni dei capi di Stato e di governo al vertice di Londra, nel dicembre dell’anno prima. È il modo in cui la Nato ha assorbito le sentenze di “morte cerebrale” di Emmanuel Macron, ma anche le strigliate di Donald Trump sulle spese per la Difesa.

Lunedì a Bruxelles ci sarà Joe Biden, che ha già riportato gli Stati Uniti nel tradizionale solco della solidarietà transatlantica. Il vertice avrà dunque prima di tutto un valore simbolico, cercando di cancellare le difficoltà riscontrate negli ultimi quattro anni. Sarà tuttavia anche l’occasione per adattare la Nato a un contesto in profondo mutamento. Dal processo Nato2030 si darà il via all’elaborazione del nuovo Concetto strategico.

Tutto questo interessa molto il nostro Paese. Sin dal primo discorso da presidente del Consiglio, Mario Draghi ha ribadito la fedeltà italiana all’Alleanza Atlantica, pilastro della politica estera nazionale insieme all’Ue. Il messaggio è stato recapito alla Nato negli ultimi mesi da Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini, intervenuti puntualmente nelle consuete riunioni ministeriali. Certo, il nostro Paese chiede da tempo alla Nato una maggiore attenzione al fianco sud.

Secondo Alessandro Minuto Rizzo, presidente della Nato Defense College Foundation (qui l’intervista), dal vertice di Bruxelles “il governo italiano dovrebbe puntare a riprende un ruolo più importante all’interno dell’Alleanza”. Ciò presuppone anche la dimostrazione di un “livello d’ambizione” adeguato alle sfide in corso. Non è solo questione di budget (siamo ancora lontani dal 2% del Pil, seppur di trend positivo), ma anche di capacità propositiva.

Sul fronte del “contribution” l’Italia può giocarsi carte importanti, da tempo secondo contributore (dopo gli Usa) alle varie missioni della Nato. L’ammaina bandiera di Herat, in Afghanistan, segna la fine di un’era e lascia campo al ri-orientamento degli impegni nazionali verso aree più direttamente connesse ai nostri interessi: il Mediterraneo allargato, il Sahel e il nord Africa. È qui che l’Italia chiede alla Nato una maggiore attenzione. “Ora – ci spiegava Minuto Rizzo – è arrivato il momento di dire chiaramente che il sud è importante quanto l’est, che la sicurezza passa dal Mediterraneo, dal nord Africa e dal Sahel; è inutile parlare di approccio a 360 gradi se poi questi gradi sono più dichiarati che reali”.

E poi ci sarà la corsa per la successione a Jens Stoltenberg, il cui secondo mandato scade a settembre del prossimo anno. “L’Italia ha avuto un solo segretario generale della Nato, Manlio Brosio, che ha lasciato il posto esattamente cinquant’anni fa, nel 1971; poi abbiamo avuto tutti segretari nordici; gli ultimi due scandinavi”, ricorda Minuto Rizzo. “Un grande Paese, come speriamo l’Italia sia, dovrebbe avere il coraggio di farsi avanti; ciò vuol dire non solo ambire al posto, ma anche dimostrare che è una cosa importante sulla quale vale la pena spendersi”.

Condividi tramite