Proprio ora che gli Usa hanno un presidente cattolico e l’Europa rivendica le sue origini cristiane, il Vaticano sulla legge Zan… Il commento di Elio Vito, deputato di Forza Italia

La politica estera vaticana entra a gamba tesa sulla legge Zan, il disegno di legge già approvato dalla Camera che prevede di estendere le aggravanti previste dalla legge Mancino per i reati d’odio razziale e religioso, anche ai reati di discriminazione e violenza per omofobia. L’articolo 7 della legge, inoltre, istituisce pure in Italia il 17 maggio come Giornata contro l’omofobia (già internazionalmente riconosciuta dall’Onu e celebrata in centinaia di Paesi nel mondo), con la possibilità di dibattiti e confronti sul tema della discriminazione sessuale anche nelle scuole.

Sarebbe proprio quest’ultima norma la ragione per la quale si è scomodata la Segreteria di Stato vaticana, scrivendo in modo poco usuale al governo italiano, per richiamare norme dell’antico Concordato che a suo giudizio sarebbero violate.

Ora, da un lato, questa iniziativa fornirà finalmente l’occasione al governo presieduto da Mario Draghi, autentico e sincero europeista che ha ridato una corretta postura atlantica all’Italia, di esprimersi in merito ai contenuti del disegno di legge, che al Senato sta dividendo profondamente la sua maggioranza, con la Lega e una parte di Forza Italia (ahimè) che guida un fronte contrario e ostruzionistico al testo sostenuto soprattutto da Partito democratico e Movimento 5 stelle.

Una divisione che francamente non sorprende, considerato che il tema della lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, fa sedere di nuovo, nonostante recenti generici richiami europeisti, i partiti italiani di destra, che si oppongono al ddl Zan, accanto all’Ungheria di Viktor Orbán, dove è stata recentemente approvata una legge sull’omosessualità fortemente criticata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Mentre, è bene ricordarlo, in altri Paesi europei, a partire dalla Francia, leggi simili alla Zan sono state approvate anche con i voti della destra.

Ma torniamo al Vaticano. Che da decenni si trova ad affrontare al suo interno il delicato tema della diffusione dell’omosessualità e, ben più drammaticamente, quello radicalmente diverso della pedofilia, che rappresenta un grave reato, che la stessa Chiesa intende contrastare.

Per questo ci chiediamo, a chi sia davvero rivolta, dentro le Mura vaticane, la lettera della Segreteria di Stato, oltre che al governo italiano. E ci chiediamo se il Papa, sempre così attento e premuroso verso i deboli, gli esclusi, gli emarginati e che sta rappresentando una Chiesa sempre più solidale, ne era stato informato.

E come dimenticare quelle che sono apparse contraddizioni della politica estera vaticana, che a volte hanno suscitato persino polemiche, per certe posizioni di dialogo con la Cina comunista da una parte e di difficoltà con settori della politica americana dall’altra?

Insomma, non vorremmo che questa lettera rappresentasse per la Chiesa di Francesco un (involontario?) errore, che rischia di allontanare milioni di giovani, di suscitare una giusta e comprensibile reazione a difesa della laicità dello Stato italiano e delle sue leggi. Ma che rischia soprattutto di collocare lo Stato del Vaticano lontano dall’Occidente e dai suoi valori, proprio mentre gli Stati Uniti hanno un presidente cattolico e l’Europa rivendica con fierezza le origini cristiane delle sue fondamenta.

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