Il Consiglio federale svizzero ha annunciato oggi la vittoria dell’F-35 nella gara “Air 2030” che, a settembre 2030, è stata approvata da referendum popolare. La richiesta riguarda 36 velivoli. Secondo la nota del Consiglio elvetico, la proposta di Lockheed Martin garantiva “le massime prestazioni al prezzo più basso”

Gli F-35 volano in Svizzera. Il Consiglio federale elvetico ha annunciato oggi la vittoria del Joint Strike Fighter realizzato da Lockheed Martin nella corsa per i nuovi velivoli di combattimento per l’Aeronautica nazionale. Vittoria accompagnata dalla scelta per il sistema Patriot per la difesa aerea, un doppio risultato che va nella direzione del rafforzamento dei rapporti con gli Stati Uniti.

Si prevede l’acquisto di 36 velivoli di quinta generazione, tutti in versione A, a decollo e atterraggio convenzionali, per una spesa che dovrebbe aggirarsi intorno ai 5 miliardi di franchi svizzeri (circa 5,4 miliardi di dollari), e di cinque sistemi Patriot per 4,5 miliardi di franchi svizzeri. Per il JSF, l’offerta è stata considerata vantaggiosa sia sul fronte del procurement che su quello dei costi operativi (15,5 miliardi di franchi in trent’anni), di circa 2 miliardi inferiore rispetto alle proposte dei competitor.

La gara non è stata semplice. L’F-35 ha battuto l’agguerrita concorrenza dell’Eurofighter, nonché le proposte di Francia per i Dassault e, sempre dagli Usa, per i Super Hornet F/A-18E/F di Boeing. Nel suo comunicato odierno, il Consiglio federale svizzero ha spiegato che l’F-35 garantisce “le massime prestazioni al prezzo più basso”. Secondo DefenseNews, la proposta di Lockheed Martin era più bassa di 2,16 miliardi di dollari rispetto al più diretto concorrente. Il Consiglio federale ha specificatamente indicato la “capacità di sopravvivenza” e la “situational awareness” come punti di forza del Joint Strike Fighter, capacità ritenute particolarmente “vantaggiose” per l’Aeronautica svizzera. L’F-35, si legge nel comunicato, “include sistemi completamente nuovi, estremamente potenti e completamente collegati in rete per la protezione e il monitoraggio dello spazio aereo”.

“Siamo onorati di essere stati selezionati dalla Svizzera e non vediamo l’ora di collaborare con il governo, la società civile, l’aeronautica e l’industria svizzeri per consegnare e sostenere l’aereo F-35”, ha commentato Bridget Lauderdale, vicepresidente di Lockheed Martin e direttore generale del programma. “Con la selezione, la Svizzera diventerà la quindicesima nazione ad aderire al programma da record F-35, unendosi a diverse nazioni europee nel rafforzare ulteriormente la potenza aerea e la sicurezza globali”.

La scorsa settimana la stampa elvetica aveva rilanciato le possibilità per l’F-35, spiegando che il tema era stato oggetto di confronto tra Joe Biden e il collega Guy Parmelin durante la visita a Ginevra del presidente americano per incontrare Vladimir Putin lo scorso 16 giugno. A marzo era stata a Berna la ministra francese Florence Parly, alla testa dello sforzo europeo per sostenere la candidatura dell’Eurofighter. La richiesta di proposte è stata lanciata dal governo svizzero a gennaio dello scorso anno. A settembre, su richiesta dei partiti pacifisti, verdi e socialisti, il programma “Air 2030” è stato sottoposto a referendum popolare, superando lo scoglio con una vittoria dei favorevoli pari al 50,1%. Per l’Aeronautica elvetica riguarda l’esigenza di sostituire i McDonnell Douglas F/A-18C/D Hornets e i Northrop F-5. A tutto questo guarda con interesse anche l’Italia. Per il nostro Paese c’è la possibilità (e l’interesse) di assemblare gli F-35 svizzeri presso lo stabilimento novarese di Cameri.

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