Per rispondere al fronte delle democrazie guidato da Washington, la propaganda di Pechino fa circolare anche una vignetta che ricorda “L’ultima cena” vinciana, ma con gli animali. L’Italia è dipinta come un lupo riluttante

Il vignettista Bantonglaoatang ha realizzato uno disegno che ha avuto ampia diffusione nella blogosfera e sui media cinesi. La vignetta intitolata “L’ultimo G7” è un’allegoria della riunione di Sette grandi tenutasi nel fine settimana in Cornovaglia. Durante l’incontro tra i leader per la prima volta è emersa chiaramente la volontà di un nuovo approccio nei confronti della Cina. Il vertice è stato caratterizzato da una inedita sintonia delle potenze per arginare l’avanzata di Pechino, con Washington a tirare le fila degli alleati.

La vignetta rappresenta diversi animali in una imitazione dell’opera “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci: ognuno simboleggia una delle potenze mondiali, intente a trasformare carta igienica in dollari e a spartirsi una torta a forma di Cina. Il posto centrale è occupato dall’aquila americana, alle prese con la stampa di valuta. Un’immagine che richiama lo volontà di Washington di organizzare un progetto alternativo alla One Belt One Road per contrastare l’influenza di Pechino sui Paesi in via di sviluppo della regione.

Un cane shiba, una razza autoctona molto diffusa in Giappone, che versa il veleno – probabilmente un riferimento all’acqua contaminata di Fukushima – rappresenta il Paese del Sol Levante.

Il leone alla destra dall’aquila rappresenta il Regno Unito, fedele alleato degli Stati Uniti.

Il castoro canadese simboleggia la fragilità del Paese nordamericano costretto a seguire le decisioni di Washington in politica estera. Un chiaro riferimento al caso dell’arresto di Meng Wanzhou, figlia del fondatore di Huawei, a Vancouver. Un ulteriore riferimento alla vicenda dall’erede della compagnia cinese lo troviamo nella bambola nella mani del castoro canadese.

L’elefante, debilitato con tanto di una flebo che raffigura la mucca – l’animale sacro per gli indù – mentre elemosina aiuto con un cartello che recita “Help me”, rappresenta l’India nel difficile momento dell’ondata di Covid. Un’allegoria decisamente di cattivo gusto di fronte alla tragedia della popolazione indiana e alla dissacrazione di simboli religiosi.

Il gallo francese, il canguro australiano, una torva aquila nera in rappresentanza della Germania raffigurano gli altri partecipanti al G7.

Il simbolismo legato all’Italia presenta delle interessanti caratteristiche: un lupo che rifiuta il veleno versato dal Giappone e sembra astenersi di fronte a quanto succede durante il banchetto. L’Italia viene descritta come un partner riluttante, tutt’ora indeciso rispetto alla decisione degli altri partecipanti. Il gesto inequivocabile delle mani del lupo mostra un rifiuto o una titubanza palese.

Completano la vignetta una serie di respiratori sullo sfondo, a rappresentare il fallimento occidentale di fronte alla pandemia, e simboli religiosi, la croce, e la scritta che recita “Con tutto ciò possiamo continuare a governare il mondo”. Le rane che cercano di raggiungere il tavolo per accaparrarsi qualche dollaro rappresenterebbero, secondo la blogosfera cinese, il governo taiwanese.

Si tratta di una vignetta di cattivo gusto, come ne abbiamo viste tante sia sulla blogosfera cinese sia su periodici e quotidiani occidentali in diverse occasioni. La differenza sostanziale riguarda lo stretto controllo che la censura cinese effettua sui materiali che circolano in rete. La blogsfera della Repubblica popolare cinese ha mostrato una vitalità incredibile e spesso è riuscita a far circolare le informazioni anche senza il consenso del Partito comunista cinese. In questo caso, vista l’ampia diffusione che la vignetta ha avuto nei canali governativi che si contraddistinguono per un approccio aggressivo, la censura ha chiaramente approvato la vignetta. Nonostante i richiami di Pechino nei confronti di un approccio più moderato, la propaganda della Repubblica popolare cinese si dimostra sempre più aggressiva. Una strategia ben mirata che punta a creare una continua dicotomia tra gli Stati Uniti e la Repubblica popolare cinese. L’abusata metafora della nuova Guerra fredda viene promossa proprio attraverso una continua raffigurazione di due blocchi ben distinti.

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