Quali sono le novità sul fronte tedesco tra il secondo anno di pandemia e la fine del cancellierato Merkel? Cerchiamo di capirlo con Marian Wendt, deputato del Bundestag tedesco per i cristiano-democratici

“Alla base della legittimità dei cristiano-democratici risiede una gestione competente dell’emergenza sanitaria, il numero dei contagi si è visibilmente ridotto e auspicabilmente tutti i nostri sforzi avranno degli effetti visibili sui risultati elettorali”, afferma l’Onorevole Marian Wendt che però ci tiene anche a sottolineare che per i cristiano-democratici è ancora necessaria una chiara postura in Germania come in Ue, perché “Le persone non votano per ciò che è stato fatto, ma per ciò che è in programma”.

Onorevole, quali scenari politici potrebbero aprirsi in Germania dopo le elezioni di settembre?

La possibilità principale è che a settembre si crei un governo guidato da Armin Laschet, presidente della Cdu. Il nostro partito è infatti in testa nei sondaggi e ciò nonostante ci siano stati alcuni picchi di consenso dei Grünen (Verdi) di Annalena Baerbock. Ad oggi, il partito dei cristiano-democratici è in una congiuntura positiva e, anche se sussistono motivi di destabilizzazione politica, credo che con buona probabilità manterremo la maggioranza che i sondaggi ci accordano. Sarà quindi Armin Laschet il prossimo Cancelliere federale.

Quali sono gli elementi di novità della Cdu post Merkel?

La politica della Cdu è sempre la stessa, è la politica di governo. Il partito ha un programma e un’ideologia concreti. Vogliamo governare il Paese: Armin Laschet è anche il ministro Presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia, il Land più grande e popoloso del Paese e questo sottolinea il ruolo di governo e l’autorevolezza del nostro partito.

In realtà, la nuova era dell’unione cristiano-democratica è partita con l’avvicendamento di Annegret Kramp-Karrenbauer – nota con la sigla Akk – alla segreteria della Cdu. Con lei, si è tentato un rinnovamento e dopo quasi quindici anni dall’ultimo programma, la Cdu di Kramp-Karrenbauer ha rilanciato i nuovi obiettivi del partito. Il dato è che se la Cdu di Angela Merkel era capace di riassumere e far convergere le diverse posizioni, l’operato di Akk ha portato ad un processo di revisione non indifferente che ha anche avuto l’effetto di differenziare le posizioni e di polarizzare le diverse frange presenti.

La Cdu sarà disponibile per un’alleanza successiva al voto di settembre con i Verdi di Baerbock?

In generale, il partito non è avverso alle coalizioni, di certo la Cdu è assolutamente contraria ad alleanze con destra o  sinistra estreme. Voglio sottolineare, però, che non ci presentiamo alle elezioni federali in una coalizione. Il mio partito ha elaborato un programma chiaro e conciso e siamo pronti a lavorare insieme ad altri per valutare su quali punti comuni si potrà riuscire a trovare un consenso condiviso. Dati i sondaggi, immaginando una coalizione nero-verde fra Cdu-Csu e Verdi, sussiste una buona probabilità di convergenza.

È comunque estremamente interessante considerare come negli ultimi dieci-quindici anni sia cambiato l’atteggiamento dei cristiano-democratici nei confronti dei Grünen, gli angoli di alcune battaglie troppo estremizzate sono stati smussati e la progressiva convergenza fra i principi alla base dei nostri programmi rendono possibile una corrispondenza di intenti. Staremo a vedere.

Passiamo ai rapporti economici di Berlino con gli attori extra europei. Partiamo dalla Cina. Come si pone la Cdu con riguardo alla bocciatura del Cai, l’accordo sino-europeo sugli investimenti?

In linea generale, la Cdu è aperta agli investimenti e alla negoziazione di nuovi accordi commerciali. Il commercio esprime in buona parte le relazioni fra gli Stati e la nostra economia, cosa nota a tutti, è strettamente connessa con quella della Repubblica popolare cinese (Rpc). Però non si può prescindere dalle posizioni opposte che abbiamo su alcuni dossier fondamentali, sui diritti umani e le libertà politiche in primo luogo. Siamo convinti che la leva per una cooperazione funzionale con la Cina sia l’economia.

D’altro canto, però, dovremmo tenere bene a mente che è necessario fare ancora tanto, non bisogna lasciare spazio vuoti. Nel sud-est asiatico, per esempio, sarebbe importante creare un quadro di cooperazione economica con gli Stati regionali, dato che la Rpc ha costruito un mercato unico regionale sul quale eserciterà un’influenza economico-politica di dimensioni straordinarie. E qui è evidente che abbiamo perso il treno della cooperazione, perché siamo rimasti a guardare la Cina assumersi l’onere e l’onore di divenire potenza magnetica per le economie della regione. Per rimediare al ritardo, ora tentiamo un’influenza militare anche nell’ottica di stare accanto ai nostri amici, Taiwan per prima. Comunque, dobbiamo impegnarci di più.

Parliamo ora invece della relazione con Mosca. Cosa pensa del North Stream 2, il pipeline che collegherà la Russia alla Germania?

In realtà, il North Stream 2 è un’infrastruttura completata, mancherebbe la costruzione del solo 10% dell’opera totale. Il dibattito sul se fare o meno questo gasdotto arriva quindi in ritardo. Il gasdotto North Stream 2 è importante perché se da un lato è fondamentale ridurre la nostra dipendenza politica dalla Russia, dall’altro è ovvio anche il nostro bisogno energetico; esso rileva la sua importanza anche per la messa in sicurezza degli approvvigionamenti.

Anche con la Federazione russa è perciò necessario intavolare un dialogo più costruttivo, sempre con fini cooperativi, nel tentativo di influenzare e cambiare ciò che non va bene. Il caso Navalny, il dirottamento dell’aereo Ryanair nei cieli della Bielorussia dimostrano che qualcosa va fatta. Su questo fronte sarebbe necessaria una postura comune e concreta in Ue, per valutare ulteriori sanzioni nei confronti di target specifici, ma anche e soprattutto per garantire la tenuta del vicinato.

Restando in Europa, qual è lo stato della cooperazione italo-tedesca? Secondo lei, quanto è necessario affinare le relazioni tra i nostri Paesi?

I rapporti italo-tedeschi al momento sono molto buoni, la crisi pandemica ha permesso alle persone e alle aziende di rendersi conto della forza della cooperazione europea. Così in Germania e in Ue ci si è resi conto che molti sforzi sarebbero stati necessari per salvare l’economia italiana e di conseguenza la stabilità economica dell’eurozona. Accettando la condivisione fra gli Stati membri del rischio sul debito si è arrivati ad una decisione politica di portata straordinaria. Il cambiamento epocale è dipeso anche dalla figura di Mario Draghi che, grazie al background di credibilità che lo contraddistingue in Germania e in Ue, ha dato dell’Italia un’immagine nuova e senza precedenti.

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