È arrivato il momento di fare un bilancio e predisporre una legge “organica” e uniforme sulle Autorità amministrative, precisando ruolo, composizione, modalità di nomina, requisiti, competenze e attività. La proposta di Tommaso Edoardo Frosini, ordinario di diritto costituzionale al Suor Orsola Benincasa

L’Autorità nazionale anticorruzione teme un suo ridimensionamento per volontà del governo, il quale ha previsto nel decreto semplificazione il monitoraggio, da parte della ragioneria dello stato, sui rischi della corruzione nelle opere del Pnrr. Non si tratta di ridurre ruolo e poteri dell’Anac ma piuttosto di valorizzare la semplificazione delle attività, che è l’obiettivo principale del decreto. Infatti, l’Anac, al pari di altre Autorità indipendenti, ha svolto, di fatto, una tendenziale azione di complicazione del settore nel quale è chiamato a vigilare.

Tanto per cominciare, una esagerata messe di atti paranormativi, quali delibere, circolari, linee guida e altro, che hanno sviluppato, anzi avviluppato un groviglio di regole di non facile applicazione in molti settori delle attività economiche e non solo (anche della formazione, come scuola e università). Inizialmente pensata per il controllo sul corretto svolgimento degli appalti pubblici, l’Anac si è trasformata in un organo di vigilanza pervasiva sulla vita economica e sociale del Paese, pretendendo di svolgere un’attività che, invece, spetterebbe, preliminarmente, alle procure della repubblica, e cioè di investigare sui potenziali illeciti derivati dal fenomeno della corruzione.

E questo, nonostante l’Anac non abbia – al pari delle altre Autorità amministrative – una sua riconosciuta legittimazione costituzionale, che invece gli deriva da una legge che può essere modificata senza suscitare clamori. Occorre chiedersi: è davvero ridotta la corruzione nel nostro Paese da quando è stata istituita l’Anac? Un rapporto puntuale e preciso sarebbe di grande utilità, anche al fine di iniziare a fare un primo bilancio.

Ora poi c’è il Recovery, con la sua cascata di soldi destinati alle opere pubbliche: certo, il rischio della corruzione è alto ma non credo che lo si possa impedire con delibere e circolari, ma piuttosto potenziando le procure e affidandosi all’impegno della magistratura e delle forze dell’ordine. L’errore, forse, è stato quello di avere voluto sostituire un’Autorità sulla vigilanza sui contratti pubblici con un’Autorità sulla corruzione, esplicitando così che gli appalti pubblici sono pervasi dal sistema corruttivo e che quindi necessitano di un controllo occhiuto da parte di un organo deputato a vigilare. Organo, vale ricordarlo, il cui presidente è nominato dal governo e i suoi componenti eletti dal parlamento, con voto limitato e secondo le indicazioni dei partiti.

La vicenda dell’Anac riguarda, in generale, anche le altre Autorità, assai numerose nel nostro ordinamento. Credo che sia arrivato il momento di fare un bilancio e predisporre una legge “organica” sulle Autorità amministrative, che le preveda e li disciplini in maniera uniforme, come aveva proposto tanti anni l’attuale segretario del PD. Sarebbe importante riconoscerle in costituzione, ma procedere a una revisione della stessa è sempre un’impresa assai ardua. Allora, si faccia una legge, che indichi ruolo, composizione, modalità di nomina, requisiti, competenze e attività.

Ci sono alcune Autorità che potrebbero essere trasformate in agenzie, come per esempio la Commissione di garanzia sullo sciopero che, lo dico per esperienza diretta avendone fatto parte molti anni fa, svolge un lavoro di monitoraggio che può ormai essere affidato a un algoritmo, per così dire. Il problema è che le Autorità nell’assenza della politica, quella vera e competente, hanno preso troppo potere attraverso l’imposizione delle loro decisioni, che vanno ben oltre la loro legittimazione. Per fare un esempio recente, il Garante della privacy ha intimato a una piattaforma digitale di consegnare i dati sensibili, che godono di una super tutela in quanto riferiti alle scelte politiche individuali, a un movimento politico che li chiedeva per potere avviare la sua attività di consenso elettorale.

Le Autorità amministrative sono nate negli USA, in un contesto ordinamentale fondato sul common law e quindi su una diversa forma di produzione del diritto, che non è codificato. È vero che alcune Autorità, penso alla Agcm, sono previste a livello europeo, e quindi godono di una legittimazione sovranazionale. È altrettanto vero che le Autorità amministrative sono state pensate per semplificare i settori di riferimento e deresponsabilizzare così il legislatore dal produrre norme di regolazione.

Allora, tornino a essere quello che devono essere: organi di regolazione del settore che agiscono entro il perimetro competente, per favorire lo sviluppo economico e sociale attraverso la semplificazione dei problemi e non l’aggravio degli stessi. In America le Autorità sono presidio delle libertà economiche e dei diritti individuali. Ci piacerebbe che fossero così anche in Italia.

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