Con la scusa della pandemia, la giovane Chow Hang-tung e l’attivista Alexandra Wong (65 anni), due volti delle manifestazioni pro-democrazia nel 2020, sono state detenute per avere manifestato in ricordo del massacro di Tiananmen

L’attivista pro-democrazia Chow Hang-tung è stata arrestata mentre era impegnata nei preparativi di un evento in ricordo del massacro di Piazza Tiananmen. La ragazza è stata fermata nel palazzo dove si trova il suo ufficio, nel distretto centrale, ed è scomparsa insieme a quattro uomini su un’auto nera.

Secondo il sito South China Morning Post, le autorità di Pechino hanno mobilitato almeno 7.000 agenti per bloccare qualsiasi iniziativa commemorativa. Da decenni, a Hong Kong si organizza una veglia in memoria ai caduti per la repressione cinese a Victoria Park, ma quest’anno è stato vietato con la scusa della pandemia e della sicurezza nazionale.

Chow è avvocato, ha 37 anni ed è vicepresidente di Hong Kong Alliance, un’organizzazione che ogni 4 giugno organizza la veglia a Victoria Park per Tiananmen, chiedendo il ripristino del sistema democratico a Hong Kong.

Ma la repressione del governo cinese contro gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong non ha limiti generazionali. La polizia ha arrestato anche Alexandra Wong, di 65 anni, per avere protestato – in solitudine – contro il massacro di Tiananmen.

Wong era diretta all’Ufficio di rappresentanza cinese a Hong Kong. Il gesto della donna è stato considerato una “protesta non autorizzata”, per cui rischia 10 anni di carcere.

L’attivista è conosciuta localmente come “Nonna Wong” ed è un’assidua partecipante delle proteste per la democrazia a Hong Kong dal 2019. Molte volte è stata fotografata con la bandiera dell’Union Jack, simbolo dell’insoddisfazione per il governo di Pechino da quando la città non è più una colonia britannica.

Ad oggi 47 attivisti di Hong Kong sono sotto processo con l’accusa di organizzare primarie (non autorizzate) per scegliere i candidati dell’opposizione alle elezioni legislative di settembre.

Ormai tutte le richieste di poter manifestare vengono respinte con la scusa della pandemia o per motivi di sicurezza. La Procura di Hong Kong ha confermato lunedì che chiederà l’ergastolo per alcuni leader delle manifestazioni pro-democrazia con l’accusa di “sovversione”.

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