La strategia per tornare a crescere dopo la pandemia è il digitale. Più tecnologia e, soprattutto, più formazione, come rivela uno studio del G20 Insight. Google ha lanciato Women Will, un’iniziativa che ha la missione di sostenere lo sviluppo ed il successo dell’imprenditoria femminile

L’Italia post Covid riparte con le pari opportunità. Alla Missione 5 del Pnrr (Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza) saranno infatti complessivamente destinati 22,4 miliardi di euro. 19,8 miliardi provenienti dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,6 miliardi dal Fondo Complementare. Fondi per inclusione e coesione che saranno dedicati anche all’imprenditoria femminile, ai quali si dovrebbero aggiungere altri 7 miliardi destinati da Draghi per l’uguaglianza di genere, promessi in occasione dell’ultimo ‘Women political leaders Summit 2021’ del 21 giugno, allorquando il premier italiano aveva utilizzato parole sferzanti: la discriminazione di genere “non è solo ingiusta e immorale, ma miope”. L’imprenditoria femminile può dare un contributo fondamentale alla ripresa economica e alla costruzione di un mondo più equo. Il digitale può essere un driver importante, specialmente dopo lo stop imposto dal Covid.

Tra il 2014 e il 2019, il numero di imprese di proprietà di donne era infatti salito del 21% a livello globale, raggiungendo un totale di quasi 13 milioni (12.943.400), con una occupazione in aumento dell’8%, pari a 9,4 milioni di occupate, per un giro d’affari di 1,9 trilioni di dollari, secondo lo State of women owned businesses report del 2019. In valori assoluti, l’aumento delle imprese femminili era stato più del triplo rispetto a quello delle imprese maschili: +38.080 contro +12.704.

In Italia, dall’inizio della pandemia, invece, abbiamo osservato una contrazione pari a -3.907 attività. Così oggi le imprese di donne nel nostro paese si attestano intorno alle 1.336.646 unità, pari al 22% del totale imprese, secondo Unioncamere. Comunque una buona performance, soprattutto perché rivela una vitalità del Mezzogiorno, dato che il rapporto tra aziende femminili e aziende standard è più alto. Al Centro-Nord si trovano circa i due terzi del mondo femminile dell’impresa (849 mila aziende, pari al 63,6%) e circa 487 mila attività, il 36,4%, hanno sede nel Mezzogiorno.

Se consideriamo che il Sud d’Italia è fra le aree in Europa a più bassa occupazione femminile e con la maggiore presenza di Neet, giovani che non frequentano la scuola e non hanno né cercano un impiego, registrare tale protagonismo è sicuramente beneaugurante.

Le regioni maggiormente interessate da questo fenomeno sono, d’altronde, Molise, Basilicata e Abruzzo a riprova che il combinato disposto “giovani e donne” funziona, e funziona soprattutto come take off per le regioni in maggiore ritardo. “Sono fondamentali per il Sud servizi di educazione all’imprenditorialità e al digitale per le donne, servizi di mentoring, e ovviamente investimenti pubblici”, afferma Anna Laura Orrico, imprenditrice, fondatrice del Talent Garden di Cosenza ed ex sottosegretario al Ministero dei Beni culturali nel governo Conte II. “Serve sempre di più una formazione STEM e tecnologica – continua Orrico -. Con il digitale si superano anche certi problemi infrastrutturali del Mezzogiorno. Il Sud diventa meno lontano o inaccessibile. Serve investire nei distretti industriali e favorire anche il trasferimento di competenze, con le Big Tech che affiancano le piccole realtà”.

“Più del 10% delle imprese femminili sono guidate da donne di meno di 35 anni di età”, sottolinea Eva Vittoria Cammerino, cofondatrice di Prime Minister, scuola di politica per giovani donne che rivendica una piena parità di genere in tutte le professioni, compresa la rappresentanza politica. “I settori a maggior presenza di donne sono quelli legati ai servizi (66,5%), all’industria (11,3%) e al settore primario (15,6%)”, osserva l’esperta.

Il problema principale, dunque, è che le donne hanno pagato il conto più salato della pandemia. “La ripresa da questa fase così difficile per il nostro Paese passa soprattutto dalle donne”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli. “Si tratta di una componente fondamentale della nostra economia. Anzi, le imprese guidate da donne sono più socialmente responsabili, più attente alla sostenibilità ambientale e hanno grandi margini di crescita del loro ruolo”, conclude il presidente.

La strategia per tornare a crescere è il digitale. Più tecnologia e, soprattutto, più formazione, come rivelato da uno studio del G20 Insight, che parla esplicitamente di vantaggio competitivo femminile, allorquando le donne siano effettivamente accompagnate all’autoimprenditorialità. Questo perché le donne, come è noto, hanno superato gli uomini in livelli di scolarità e sono, tendenzialmente, più qualificate.
Una ricerca pubblicata dalla Harvard Business Review dimostra che l’accesso alla tecnologia è un fattore chiave per accelerare le pari opportunità a livello globale. Organizzazioni come le Nazioni Unite sono d’accordo, al punto che la tecnologia è stata resa un obiettivo chiave della strategia di innovazione di UN Women per il 2018-2021.

“Strumenti come telefoni cellulari, tablet e servizi basati su cloud stanno aiutando le imprenditrici e gli imprenditori di tutte le nazioni a competere in modo più efficace”, nota Anna Falcone, avvocatessa impegnata nelle questioni di genere.
”Ma gli investimenti destinati all’imprenditoria femminile e alla garanzia di pari diritti e opportunità nell’accesso ai servizi e in tutti i settori lavorativi non sono ancora adeguati. La parità è lontana è troppo spesso percepita come non strategica da una politica ancora a trazione maschile”, eccepisce l’avvocatessa.

A tale scopo,“Google ha lanciato Women Will, un’iniziativa di formazione imprenditoriale  che ha proprio la missione di supportare lo sviluppo ed il successo dell’imprenditoria femminile, garantendo un accesso equo alle competenze digitali e creando una forte rete di professioniste su tutto il territorio italiano”, osserva Valentina Dallavalle, Head of Brand, Reputation and Apps Marketing di Google Italia.

“Il pubblico può arrivare solo fino a un certo punto. Dunque è fondamentale che il privato intervenga – rileva ancora Anna Laura Orrico – Auspico sempre di più l’intervento delle Big Tech in nome della responsabilità sociale d’impresa”, conclude l’ex sottosegretaria.
“In questa direzione, vanno i servizi e le iniziative di Google”, continua Dallavalle. “Con il progetto Italia in Digitale, vogliamo aiutare le piccole e medie imprese nella loro crescita, fornendo loro gratuitamente le competenze e gli strumenti necessari per portare l’attività online e avviare la trasformazione digitale, supportando quotidianamente le sfide lavorative e imprenditoriali e favorendo, quindi, la ripresa economica”, conclude Dallavalle.

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