L’ex premier britannico Theresa May sarebbe in pole position per la guida della Nato. A contenderle il posto Letta e Mogherini. Quella volta che parlò per Trump appena arrivato alla Casa Bianca e assicurò il suo sostegno all’Alleanza

Non è un caso che la suggestione Theresa May prossimo segretario generale della Nato pubblicata da Repubblica sia emersa dopo la riunione dei ministri delle Finanze del G7 a Londra e a pochi giorni dalla riunione dei leader dei Grandi che si terrà nella capitale britannica tra pochi giorni sotto la presidenza del Regno Unito.

Non si tratta soltanto di campanilismo. Già dall’anno scorso, infatti, il governo di Boris Johnson è impegnato a fare delle sue due presidenze nell’anno dell’inizio della Brexit dopo la fine del periodo di transizione – quella del G7 e quella della conferenza sul clima Cop26 – le piattaforme attraverso cui proiettare a livello diplomatico la sua visione Global Britain, già emersa chiaramente sotto gli aspetti di difesa e sicurezza dalla Integrated Review presentata a metà marzo.

In questo contesto si inserisce la candidatura di May, 65 anni a ottobre, che proprio Johnson ha rimpiazzato al numero 10 di Downing Street nell’estate di due anni fa. Era stata lei a emergere come unica figura in grado di ricompattare il Partito conservatore dopo che la vittoria del fronte pro Brexit nel referendum del 23 giugno 2016 portò alle dimissioni dell’allora primo ministro David Cameron (schierato per il Remain) e fece scoppiare una faida fratricida tra i due leader del Leave, la mente Michael Gove e il braccio Johnson, che allora si accontentò di diventare il suo ministro degli Esteri.

Ma soltanto per due anni: nel luglio del 2018 lasciò il governo May per le divergenze sulla Brexit: lui brexiteer convinto, lei remainer pur con qualche perplessità sulla giustizia europea maturata negli anni in cui era stata a capo del dipartimento Affari interni. Dopo mesi di picconate dall’esterno, May si dimise nel luglio 2019 e lasciò la guida del partito e del Paese a Johnson, che in pochi mesi ribaltò la sua strategia per la Brexit raggiungendo un’intesa – che ancora oggi ha temi lasciati in sospeso – con l’Unione europea.

Per sostituire l’anno prossimo alla guida della Nato dopo due mandati il politico laburista norvegese Jens Stoltenberg, laureato in economia, Johnson sembra puntare dunque su May, che a differenza di molti colleghi nel Partito conservatore non ha frequentato il prestigioso college privato di Eton né studiato materie umanistiche. Bensì geografia, al St. Hugh’s College dell’Università di Oxford. Proprio lì ha conosciuto Louise Patten e con il futuro marito, Lord John Patten, ricercatore di geografia politica e in seguito ministro degli Interni con Margaret Thatcher e dell’Istruzione con John Major. Sempre a Oxford è avvenuto l’incontro con uno studente di storia, Philip May, presentatogli dall’ex primo ministro pakistano (assassinata nel 2007) Benazir Bhutto e diventato nel 1980 suo marito.

Gli studi hanno sempre rappresentato uno degli elementi sottolineati dagli osservatori per spiegare sia la novità di May a Downing Street sia il suo approccio alla politica internazionale e la sua visione Global Britain, che non ha lasciato il numero 10 con lei ma è stata fatta propria anche dal successore.

Di fedeltà atlantica May ha offerto diverse prove nei suoi tre anni da primo ministro. Basti pensare a quando, nel gennaio 2017, una settimana dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, fu il primo leader a incontrare il nuovo presidente statunitense e si ritrovò in conferenza stampa ad assicurare il totale sostegno del tycoon alla Nato. Fu l’inizio di un rapporto conflittuale tra i due, visto anche che, da brexiteer convinto, Trump aveva coltivato ottimi rapporti con Nigel Farage, anche più che con Johnson.

Quella difficile esperienza e lo slancio britannico post Brexit che vede nell’Indo-Pacifico un quadrante prioritario (com’è anche nella strategia dell’amministrazione statunitense) potrebbero favorire l’ascesa dell’ex primo ministro alla guida nella Nato: sarebbe la prima donna a ricoprire quell’incarico. Secondo Repubblica, oggi si tratta di una sfida a due tra Italia e Regno Unito, Paesi che quest’anno guidano rispettivamente il G20 e il G7 e che assieme organizzano la Cop26. A contenderle il posto ci sarebbero l’ex presidente del Consiglio oggi segretario del Partito democratico, Enrico Letta, e una donna, un altro esponente dem, Federica Mogherini, ex Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, attualmente rettrice del College d’Europe di Bruges.

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