Il ceo di Retelit, in una conversazione con Formiche.net, racconta quanto sia necessario lo sviluppo delle telecomunicazioni nel bacino mediterraneo. Con un occhio al Nordafrica, partendo dalla Libia, fino alla competizione Usa-Cina e al ruolo geopolitico dell’Europa

“Le Telco sono elemento strategico per lo sviluppo di un Paese al pari di infrastrutture più tradizionali, quali porti, aeroporti, strade, ferrovie, pipeline per gas e petrolio”, spiega a Formiche.net Federico Protto, Ceo di Retelit, grande gruppo italiano delle telecomunicazioni e ICT.

Due settimane fa, durante la visita del primo ministro libico Dabaiba in Italia, il tema delle telecomunicazioni è stato dipinto come un elemento di sviluppo per la Libia, ma chiaramente anche per tutta la regione. Come le telco possono aiutare l’area a vincere la sfida verso il futuro?

Innanzi tutto, la trasformazione digitale di un Paese passa dalla disponibilità di una capillare infrastruttura di rete ad alta capacità, e quindi in Fibra Ottica, prioritariamente nelle città e nelle aree industriali. A questo si aggiunge una completa copertura radiomobile, con le tecnologie 4G e, a breve, 5G. Nel caso specifico della Libia, dove circa l’80 per cento della popolazione è concentrata nelle principali città costiere (Tripoli, Misurata, Sirte, Derna, Bengasi, Tobruk), si tratta di portare la Fibra Ottica (FTTH, “Fiber to the Home”) alle abitazioni e alle sedi di uffici statali, porti, aeroporti, banche, ospedali, scuole, uffici e siti produttivi e anche ai siti turistici, e collegare con link ad alta velocità le città stesse (ricordo che Tripoli-Bengasi sono circa 1000 km) e contemporaneamente sviluppare le reti mobili 4G e 5G.

Un lavoro grande quanto cruciale, per un Paese che l’Italia considera strategico…

Questa base infrastrutturale è la base necessaria per lo sviluppo e l’implementazione di servizi digitali al servizio di cittadini, dello stato e delle attività produttive. La Libia però è anche strategica per la sua posizione di cerniera tra il mare mediterraneo, e quindi l’Europa e l’Africa SubSahariana. Al fine di sfruttare al massimo questa posizione, un altro fondamentale contributo che le Telecomunicazioni possono portare sono i cavi sottomarini, sia quelli tra le coste libiche e quelle italiane, sia quelli tra le città costiere libiche, quale alternativa ai cavi terrestri. Infine attraverso il confine con il Sudan, la disponibilità di un cavo che attraverso il deserto a sud e il Sudan Stesso, potrà permettere il collegamento con il mar Rosso e quindi la via verso l’Arabia e gli Emirati. Dotarsi di tali infrastrutture può significare per la Libia essere snodo del traffico Internet internazionale su rotte, che al momento poco servite e in grandissimo sviluppo

Retelit come intende giocarsi la partita della connettività globale che vede l’Italia al centro di quel sistema regionale?

Retelit è stata fondata nel 1998 ed è quotata alla Borsa di Milano dal 2000. Dal 2008, uno dei principali azionisti di Retelit è LPTIC (Libyan Post Telecommunication IT Company, holding delle società Telco, fisso e mobile, e IT Libiche) con una quota attuale del 14,37%. Il rapporto tra la Società e l’azionista libico è sempre stato molto solido e stretto, nonostante le tragiche vicende del paese, e il Socio ha sempre seguito e sostenuto lo sviluppo della Società che, in poco più di 6 anni, ha visto quasi decuplicare il suo valore in Borsa. A seguito dell’avviato processo di normalizzazione della situazione politica del paese, Retelit e LPTIC hanno deciso di investire in una Società a capitale misto, 50 e 50, Retelit Med srl, che sulla base dei progetti di infrastrutturazione del Paese di cui accennavo prima, fornisce tutte le competenze e l’esperienza di Retelit per una veloce ed efficace implementazione.

Cosa farete?

Retelit doterà le società operative di LPTIC di tutti i propri tool (per esempio il GIS, Geographical Information System, strumento utilizzato per la pianificazione di una Rete in Fibra Ottica) e trasferirà le proprie competenze attraverso corsi, stage e affiancamenti al personale delle società di LPTIC. Disponiamo anche di solide competenze nella realizzazione di cavi sottomarini e del loro atterraggio, poiché deteniamo una quota nel cavo AAE-1 che collega il Mediterraneo ad Hong-Kong e, per l’Italia, atterra a Bari. In particolare, la possibilità di creare questo “canale” attraverso i cavi sottomarini che sono in costruzione tra Libia e Italia può fare veramente della Libia l’hub delle comunicazioni da e verso l’Europa.

In questo quadro, allargando lo sguardo, quali linee strategiche dovrebbe seguire un rinnovato rapporto tra Europa ed Africa?

Rimanendo su un ambito tecnologico, l’opportunità che vedo, a condizione di creare quel canale di comunicazione tra Europa (Italia) e la Libia, di cui accennavo prima, è quella di avere sulle coste africane del mediterraneo i Data Center che possano permettere di servire sia l’africa subsahariana sia l’africa mediterranea stessa. L’impegno dell’Europa dovrà essere quello di aiutare la digitalizzazione di questi paesi, Libia in primis, favorire il trasferimento tecnologico e di competenze e investire in loco, così come viene fatto nei settori energetici e di infrastrutture edili e stradali.

Recentemente Formiche.net è stata parte di una conferenza che riguardava proprio il bacino mediterraneo e le attività cinesi (“A Strategic Nexus”, organizzata in partnership con ChinaMed). In questo, non può essere messa da parte la competizione tra Stati Uniti e Cina. Anche qui il Mediterraneo torna centrale dunque?

Ora più che mai. E in particolare in questo si gioca una buona fetta della rilevanza dell’Europa a livello mondiale. Se vediamo il Mediterraneo come un “lago”, la collaborazione tra i paesi presenti sulle sue sponde è una formidabile opportunità di crescita. In questo, i paesi del Sud Europa, e in particolare l’Italia, per la sua posizione geografica sono chiave in questa relazione, ben di più di quanto possano fare Stati Uniti e Cina, quest’ultima molto attivamente impegnata in ingentissimi investimenti nella restante parte dell’Africa. L’esempio di Marsiglia in tale senso è chiaro.

Ci spieghi…

Da uno dei principali porti del Mediterraneo, si è trasformato in uno dei principali hub tecnologici, grazie all’atterraggio di molti cavi sottomarini e alla creazione di un ecosistema di Data Center e competenze che lo hanno reso attrattivo. Data la crescita più che esponenziale del traffico dati, si sta creando lo spazio per poli alternativi, sia in Europa, in Italia in particolare, sia sulle sponde sud del Mediterraneo, e in questo, in prospettiva, la Libia ha una posizione di chiaro privilegio geografico e politico. Queste opportunità potranno far assumere all’Europa un ruolo centrale e chiave nella competizione Stati Uniti – Cina, almeno nell’area del Mediterraneo.

Stati Uniti e diversi Paesi europei stanno alzando le loro barriere cibernetiche e molti analisti osservano una tendenza che potrebbe portare a un certo tasso di decoupling tecnologico con la Cina. Quali sono i rischi di uno scenario simile per le aziende del settore?

È chiaro che i settori critici per un paese, quali difesa, settori industriali strategici, trasporti e infrastrutture critiche, ma anche, più in generale, la disponibilità dei dati relativi a cittadini e imprese, devono essere preservati e quindi è necessario che si vigili che le tecnologie impiegate siano massimamente sicure. D’altra parte, però, le tecnologie sviluppate in Cina sono sicuramente all’avanguardia e, in molti casi, migliori di quelle sviluppate in US o Europa. Una “barriera” a priori verso tali tecnologie risulterebbe in una perdita di competitività delle aziende del settore ICT, e quindi rallenterebbe il necessario processo di trasformazione digitale che tutte le nostre aziende stanno percorrendo, a vantaggio di imprese concorrenti, magari proprio cinesi. La discussione è molto complessa e non può essere vista solo da un punto di vista.

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