L’Italia aderisce alla missione europea nello stretto di Hormuz, Emasoh, e rilancia l’azione nel “Mediterraneo allargato”. Conferma per gli impegni dall’Iraq (con la candidatura per il comando della missione Nato) ai Balcani. Attesa per i numeri destinati a Libia e Sahel. Ecco tutti i dettagli della delibera missioni, approvata dal Consiglio dei ministri e attesa in Parlamento

Via libera dal Consiglio dei ministri di ieri al rinnovo delle missioni internazionali. Il documento è ora atteso in Parlamento per il consueto esame e gli atti di indirizzo. In tutto si tratta di 40 impegni all’estero, due in più rispetto al 2020, per una forza complessiva che potrà raggiungere al massimo le 9.449 unità (oltre 800 in più rispetto allo scorso anno). Le novità riguardano lo Stretto di Hormuz, con l’adesione alla missione europea Emasoh e un nuovo contenuto impegno in Somalia,  dove un rappresentante italiano prenderà parte a UnSom (impegno Onu).

L’APPROCCIO

Nel complesso, spiega la Difesa, “la delibera concentra forze e risorse nelle aree di prioritario interesse per l’Italia valorizzandone al massimo in termini di sicurezza, anche in relazione ai riflessi interni e di tutela degli interessi nazionali”. Si tratta delle aree di “maggior rilievo strategico per il Paese”, cioè del “Mediterraneo allargato”, in linea con un riorientamento progressivo degli impegni (a cui si assiste da un paio d’anni), verso interessi più vicini. Mediterraneo allargato “nella sua accezione di spazio geopolitico multidimensionale che ricomprende culture e società differenti ma sempre più strettamente interconnesse, dal punto di vista economico e della stabilità, e caratterizzate da crisi e problematiche i cui effetti si riverberano, inevitabilmente, sull’Europa.

VERSO LO STRETTO DI HORMUZ

L’Italia aderisce alla missione europea Emasoh, con un “dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza”. Nella delibera per il 2020 la mancata adesione a Emasoh era stata una sorpresa. A gennaio 2020 il Consiglio dell’Unione europea aveva trovato consenso politico sulla missione, una coalizione di volenterosi nata su iniziativa di Parigi a cui l’Italia si diceva favorevole. Allora, da circa un anno, le acque dello stretto di Hormuz erano tornate a surriscaldarsi per l’assertività iraniana. Gli Stati Uniti invocavano da tempo un coinvolgimento maggiore degli alleati nel controllo della regione, raccogliendo il supporto del Regno Unito per l’operazione Sentinel. L’Italia aveva mostrato l’intenzione di aderire al progetto francese (che comunque fa piacere agli americani), senza però riscontri nella delibera approvata a maggio 2020 alla Camera. “L’Italia ha pubblicamente dichiarato appoggio politico per la missione; tuttavia – ha spiegato il ministro della Difesa – ritengo che sia un’opportunità da esplorare nel corso del 2021”. Ora l’opportunità è esplorata, in attesa di capire i numeri effettivi del coinvolgimento quando la delibera arriverà in Parlamento.

IMPEGNI IN SAHEL

L’attesa maggiore riguarda comunque i numeri per il Sahel, regione per cui la Francia (con il progetto di ridurre la sua presenza) chiede da anni supporto agli alleati europei nella lotta alla moltitudine di forze jihadiste che popolano l’area. Dallo scorso aprile è operativa a tal fine la task-force Takuba. Ha già registrato i primi combattimenti, contando soprattutto sui cinquemila militari transalpini presenti nel Sahel. Per quanto riguarda l’avvio della partecipazione italiana (approvata con la delibera 2020), la prima comunicazione ufficiale si trova nell’Atto di indirizzo del 2021 siglato dal ministro della Difesa poche settimane fa: “La partecipazione alla task force Takuba, già decisa nel 2020, prevede l’impiego di elicotteri per attività di evacuazione medica e, recentemente, ha visto l’avvio delle attività, con la partenza della prima aliquota di personale”.

I NUMERI

In effetti, già nella delibera per le missioni dello scorso anno, il Parlamento italiano ha autorizzato un dispiegamento massimo di 200 militari (venti mezzi terrestri e otto aerei), previsto in consistenza media di 87. Si aggiunge al Niger, dove l’Italia è presente dal 2018 con la “Missione bilaterale di supporto”, per cui nel 2019 e nel 2020 si è autorizzato un dispiegamento massimo di 290 militari, 160 mezzi terrestri e cinque mezzi aerei. Ora si sta realizzando una “base logistica di collaborazione”, con l’obiettivo di “rafforzare ulteriormente la nostra presenza con la costruzione, di recente avvio, di un ulteriore hub nazionale proprio nella capitale del Paese, Niamey, che sarà funzionale alle attività della missione bilaterale Misin e a quelle della già citata Takuba”. Anche su questo si attendono i numeri effettivi.

LA PRIORITÀ

Nel complesso la nuova delibera contiene 17 missioni in Africa, “a conferma della strategia italiana volta a promuovere una maggiore attenzione verso il Sud e, in particolare, verso quella parte del continente che si sviluppa all’interno di un immaginario triangolo, i cui vertici congiungono quadranti tra loro distanti ma interconnessi: a sud-ovest c’è il Golfo di Guinea, a sud-est il Como d’Africa, e al vertice nord, sulle sponde del Mediterraneo, c’è la Libia”. È quest’ultima la vera priorità italiana. Nella delibera 2020 si approva la partecipazione alla missione Irini (che l’Italia vorrebbe rafforzare oltre i compiti di verifica dell’embargo di armi), e la missione bilaterale di supporto e assistenza (Miasit, 400 militari di dispiegamento massimo; effettivi circa 240). In Libia, ribadisce oggi la Difesa, “il mantenimento della pace rappresenta una priorità per sostenere al meglio l’iniziativa delle Nazioni Unite di accompagnare il paese alla stabilità”.

DALL’IRAQ ALL’AFGHANISTAN

Nel Medio Oriente si contano nove impegni italiani. “È confermato l’impegno italiano in Iraq al fianco delle istituzioni di sicurezza locali e nel potenziamento della missione di addestramento Nato per consolidare i successi conseguiti nei confronti del Daesh”. Potenziamento per cui l’Italia si è candidata a comandare l’impegno dell’Alleanza. “Consistente presenza” è confermata anche per il Libano, “dove continua il preoccupante stallo istituzionale e il progressivo degrado della situazione economica”. Per l’Afghanistan è già a buon punto il ritiro delle forze, in linea con quanto concordato in ambito Nato. Ammainata il Tricolore a Herat, “è previsto che le operazioni di rientro del contingente nazionale si concludano a breve”.

GLI ALTRI IMPEGNI

La delibera conferma poi gli impegni in Europa, in particolare nei Balcani. Palazzo Baracchini nota infine che ci sarà il “potenziamento di otto dispositivi multi-area, nell’ambito dei quali verrà confermato nel Mediterraneo il dispositivo nazionale Mare sicuro e la Difesa italiana continuerà a fornire il proprio contributo alla coesione euro-atlantica, partecipando, tra l’altro, alle attività di sorveglianza dello spazio aereo dell’Alleanza e al rafforzamento della presenza nell’ambito delle misure di rassicurazione, sia lungo il suo confine orientale, dove continuerà a operare il contingente in Lettonia, sia per la sorveglianza aerea che per quella marittima”.

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