Dopo averla ignorata e sbeffeggiata, insultandoci, i virologi italiani si stanno innamorando dell’ipotesi che il Covid-19 sia uscito accidentalmente da un laboratorio. Come mai questo cambio repentino? Dimostrano di avere un’idea religiosa della scienza di cui si sentono i sacerdoti, ma sbagliano perché la scienza funziona diversamente

Il Presidente degli Usa Biden ha chiesto all’intelligence americana di investigare l’origine del virus Covid-19. Ricercatori e studiosi già impegnati nell’indagine esortano la comunità internazionale ad affrettarsi perché le eventuali prove potrebbero andare perse o peggio, cancellate dal governo cinese. Nel frattempo, l’ipotesi che il virus sia fuggito per errore dal laboratorio di Wuhan sta trovando più conferme.

Alcuni tra i virologi italiani, che hanno sempre negato questa ipotesi etichettandola come cospirazionista, stanno rapidamente aprendo all’idea che il virus possa provenire dal centro di ricerca. Si tratterebbe di un errore per cui non incolpare o condannare la scienza e i ricercatori (a parte comportamenti leggeri di alcuni tra questi ultimi).

Conoscere l’origine del virus Covid-19 ci aiuterebbe a evitare future pandemie e a sviluppare terapie migliori. Ci consentirebbe anche di migliorare le condizioni, le regole, e la cornice di principi in cui opera la scienza.

Per i virologi e la maggior parte degli scienziati e degli intellettuali italiani il virus è stato trasmesso all’uomo da un pipistrello, direttamente o indirettamente attraverso un altra specie animale. L’ipotesi che il virus sia potuto uscire dal laboratorio di virologia di Wuhan è stata scartata immediatamente perché priva di fondamenti. Si sono accodati alla comunità scientifica internazionale derubricando a fantasia cospirazionista e anti scientifica un’ipotesi che invece si fonda su fatti purtroppo concreti e sul ragionamento logico.

Come troppo spesso succede, gli uomini di scienza utilizzano la scienza (che è uno strumento per giungere ad una verità circoscritta e in realtà provvisoria fino ad ulteriori sviluppi) tendendo a farla apparire definitiva e a proclamarsene i sacerdoti. Della scienza ne fanno una religione. il metodo scientifico è impiegato per confermare una verità piuttosto che per dubitarne la validità.
Se la scienza fosse verità allora finirebbe la conoscenza. La scienza è invece dubbio, falsificazione come sosteneva K. Popper: dobbiamo dimostrare che le ipotesi fino ad allora ritenute vere sono false.

L’ipotesi della trasmissione naturale è talmente vera che nessuno dei nostri prodi imbonitori televisivi che si occupano di virologia è mai riuscito a dimostrarla, argomentando contro i dubbi che gli sono stati sollevati. Così anche la possibilità che il virus sia stato trasmesso in laboratorio naturalmente o ingegnerizzato deve essere confermata attraverso le prove, anche il morso del pipistrello deve trovare prove. Eppure, ad oggi, di pipistrelli con varianti della Covid-19 non ne sono stati rinvenuti né a Wuhan né altrove in Cina. I nostri virologi hanno fatto dell’ipotesi dell’infezione naturale accidentale una teoria definitiva, assoluta e immutabile.

Si sa invece, che nel laboratorio di virologia di Wuhan, finanziato anche da centri di ricerca Usa con fondi federali, si facevano esperimenti molto avanzati sul coronavirus per studiarne le possibili evoluzioni, ma purtroppo, come riportato dalla diplomazia americana, in condizioni di sicurezza scarse.

Per logica chi si affida al metodo scientifico, indagherebbe prima nel laboratorio di Wuhan e poi eventualmente al mercato dei pipistrelli. Con gli esperti dell’OMS è successo il contrario. Hanno prima vagliato le ipotesi di infezione esterna e poi si sono recati in gita al laboratorio dove non hanno raccolto prove, come loro stessi confermano.

Come ricorda T. Kuhn, prima o poi la norma scientifica cade sotto i colpi sempre più insistenti dei pochi scienziati che si affidano al metodo sperimentale non considerando la scienza una religione. Così la teoria della trasmissione naturale accidentale sta lasciando il posto ad altre ipotesi che a loro volta, raccolgono consensi.

I nostri virologi, seguendo il gregge internazionale hanno finalmente sdoganato l’idea che dal laboratorio qualcosa sia potuto uscire. Hanno ragione nell’affermare che è un incidente, o almeno non ci sono indizi per pensare il contrario. Tuttavia, commettono lo stesso errore di presunzione nell’affermare che non dobbiamo incolpare la scienza e i ricercatori se il virus è uscito per sbaglio.

I meriti della scienza e l’impegno di qualsiasi ricercatore sono indubbi e siamo qui a difenderli. Tuttavia, non possiamo ignorare l’ipotesi, corroborata dai fati, che nel laboratorio si facesse ricerca senza le adeguate misure di sicurezza; si facesse un tipo di ricerca molto avanzata ma anche rischiosa e forse senza posi il problema delle implicazioni di quanto si stava facendo.

Nel caso in cui non si siano rispettate le misure di sicurezza si deve intervenire con la legge violata, semmai in Cina fosse possibile; nel caso in cui si sono superati i confini delle valutazioni complessive su quanto implicava la ricerca in corso, è necessario indagare se ci sono delle regole che non sono state applicate, e se non è così, vanno immediatamente approntate, siccome conoscere di più non deve trasformarsi nel crollo della capacità umana di maneggiare il nuovo.

Il nostro governo dovrebbe unirsi a quello USA e/o invitare i governi europei e la Commissione a fare altrettanto. Arrivare a una conclusione sull’origine del Covid19 significa accrescere la conoscenza e migliorare la scienza.

I virologi purtroppo hanno contribuito (con l’aiuto dei mezzi di comunicazione che vogliono sempre eccitare e non far riflettere gli utenti) a diffondere l’idea sbagliata di scienza e con il loro comportamento hanno solo confuso i cittadini. Richiamare alle rispettive responsabilità loro e i mezzi di comunicazione, sarebbe doveroso, invece di incensarli ancora una volta.

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