Il governo britannico ha varato un progetto di legge per creare il diritto al telelavoro e vietare l’obbligo di presenza negli uffici. Mentre nelle banche d’affari americane sta accadendo il contrario: tutti in ufficio, il prima possibile. Ma i dipendenti nei sondaggi si schierano per la flessibilità. Col rischio che i posti di lavoro se ne vadano all’estero

Il governo del Regno Unito sta studiando un piano per creare ufficialmente il diritto “predeterminato” allo smart working. L’amministrazione del premier Boris Johnson ha preparato un disegno di legge che vieti l’obbligo di presenza.

Secondo il quotidiano Daily Mail, il governo britannico aprirà una consultazione su questo progetto durante l’estate, prima di proseguire con la redazione della nuova legge alla fine dell’anno. La legge “post-pandemia” potrebbe prevedere il divieto di obbligo di presenza in ufficio, a meno che si dimostri che sia essenziale per lo svolgimento del lavoro.

Tuttavia, ci sono dubbi tra alcuni ministri sulla possibilità che questa modalità riduca il livello di produttività o rallenti il ritorno alla normalità delle grandi città, e la stampa inglese sostiene che “è molto probabile che i piani scatenino una feroce battaglia nell’esecutivo”. Johnson e il cancelliere, Rishi Sunak, sono grandi promotori del lavoro agile. Ma un report presentato da Tony Blair avverte che il lavoro di sei milioni di impiegati corre il rischio di essere delocalizzato all’estero se passa il principio del lavoro da remoto. Nei paesi anglofoni, molti lavori (dagli operatori di call center ai commercialisti) sono già stati trasferiti in India e Pakistan, dove il costo del lavoro è molto inferiore e buona parte della popolazione parla inglese. L’ulteriore spinta sul lavoro agile non potrebbe che accelerare il trend.

In Regno Unito la situazione Covid-19 continua a preoccupare le autorità. Johnson ha definito la velocità del programma vaccinale come “uno dei più grandi obiettivi raggiunti dal nostro Paese”, ma l’andamento dei contagi legati alla variante Delta ha compromesso l’allentamento delle limitazioni anti-contagio. L’aumento dei casi sembra essere guidato principalmente dai giovani, in buona parte non ancora vaccinati. Nelle ultime 24 ore si sono registrati 11.000 casi di contagio, il numero più alto dal 19 febbraio.

Intanto, negli Stati Uniti la tendenza è opposta. James Gorman, ceo di Morgan Stanley, ha recentemente chiesto la fine dello smart working per i dipendenti a New York. “Se potete andare al ristorante a New York, potete tornare in ufficio – ha detto in una conferenza stampa -. E noi vi vogliamo in ufficio”.

Il banchiere ha spiegato che “se volete essere pagati ai tassi di New York, lavorate a New York”, spiegando che chi lavora altrove non potrà continuare a farlo: “Mi dispiace, non funziona”. Gorman ha spiegato che Morgan Stanley seguirà una linea diversa rispetto ad altri Paesi, come appunto il Regno Unito, dove meno del 25% dei dipendenti di Londra tornerà a lavorare in presenza.

Poiché a New York circa il 90% del personale della banca è stato vaccinato, dal 6 settembre si torna in ufficio. Non con un’imposizione come nel caso di Goldman Sachs, dove il personale è tenuto a tornare in sede già in questi giorni. “Ma per il Labor Day – ha detto Gorman -, sarei veramente contrariato se le persone non avessero ritrovato la strada per l’ufficio. In quel caso il nostro tono dovrà cambiare”.

La crisi sanitaria ha avuto un impatto incredibile sulle dinamiche del mondo del lavoro a livello globale. Tessa West, docente di Psicologia all’Università di New York, ha spiegato in un’intervista Business Insider che lavorando da casa, le persone “hanno imparato cosa funziona per loro e cosa no, cosa sono disposti a tollerare e cosa no […] La pandemia ci ha dimostrato che la vita è breve”.

West e altri esperti raccomandano essere metodici con il ritorno in presenza in ufficio, e cercare di mantenere le buone routine coltivate in pandemia, come fare esercizio, mangiare meglio o dedicare tempo alla famiglia.

Poiché le misure di prevenzione stanno diminuendo, e gli uffici hanno ricominciato ad aprire, molti si trovano in difficoltà e non riescono a mantenere un senso di identità. Un sondaggio di McKinsey evidenza che circa il 44% dei lavoratori credono che la loro salute mentale sarà danneggiata dal ritorno sul posto del lavoro. Il sondaggio annuale di Business Insider sostiene che chi è tornato in presenza costituisce la maggior parte dei lavoratori più insoddisfatti.

Secondo Liz Hilton Segel, socia di McKinsey in America del Nord, bisogna capire quali sono gli elementi che in smart working fanno stare meglio i lavoratori, e disegnare un piano per il futuro: “È fondamentale che ci siano gli strumenti e il sostegno per chi teme di perdere il benessere acquisito in questi mesi”.

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