La Space Force chiede al Congresso 831 milioni di dollari in più rispetto ai 17,5 miliardi chiesti dall’amministrazione Biden. Ancora prima che il dibattito a Capitol Hill entri nel vivo, il budget per il Pentagono è già al centro di profonde riflessioni. Il confronto con la Cina mette d’accordo tutti. A dividere sono le dotazioni per i sistemi da utilizzare

È già iniziata la “battaglia” parlamentare negli Stati Uniti sulle dotazioni del Pentagono per il prossimo anno. La scorsa settimana, l’amministrazione guidata da Joe Biden ha presentato al Congresso una richiesta da 715 miliardi di dollari. Ne prevede 17,4 per la Space Force, la sesta forza armata degli Stati Uniti, nata meno di un anno fa e già determinata ad aumentare il proprio bilancio.

LA RICHIESTA

Il sito specializzato DefenseOne riporta oggi in esclusiva alcuni stralci delle richieste che la Space Force ha presentato al Congresso, per circa 831,7 milioni che servirebbero a finanziare programmi “necessari” esclusi dalla richiesta dell’amministrazione. Eppure, partecipando a un recente evento web organizzato dall’American Enterprise Institute, l’esperto Todd Harrison, direttore per “Defense Budget Analysis” del Center for Strategic and International Studies, collocava la Space Force tra “i vincitori” della richiesta dell’amministrazione, a dimostrazione di come il tema generi sempre grande dibattito.

I PROGRAMMI

Nel documento ottenuto da DefenseOne spiccano gli 83 miliardi per migliorare le strutture del “Cheyenne Mountain Complex”, il mega bunker in Colorado che ospita diverse unità del Pentagono, ora gestito dalla Space Force. Ci sono anche 61 milioni per lo sviluppo di payload e sistemi di propulsione, insieme a 22 milioni per acquistare sistemi crittografati che supportino i satelliti dedicati alla telecomunicazioni satellitari di nuova generazione (Gps II e Opir). Il sostegno alle infrastrutture orbitanti e terrestri vale secondo la Space Force altri 130 milioni rispetto a quelli richiesti. Ci sono infine 275 milioni per “priorità” classificate, per cui non ci sono dettagli.

LE DOTAZIONI

Come la Space Force, è prevedibile che agiranno anche le altre Forze armate. Insieme a loro è già mobilitata l’industria, che vanta contatti stretti con i membri del Congresso. Per ora è chiaro che a Capitol Hill il budget per il Pentagono sarà oggetto di profonde revisioni rispetto alle richieste presentate dall’amministrazione. Il livello di risorse sembra soddisfare entrambi i partiti: 715 miliardi di dollari, 11,3 in più rispetto al 2021, +1,6%, poco meno dell’inflazione attesa. A far discutere è tuttavia il bilanciamento previsto, e soprattutto i tagli (-6%) ai sistemi “legacy” (soprattutto per la US Navy, superando il piano Battle 2045 proposta da Trump) a fronte dell’incremento (+5%) delle dotazioni per ricerca, sviluppo, test e validazione (RDT&E), per cui si richiedono 112 miliardi. Sostanzialmente, la richiesta punta a ridurre i costi di approvvigionamento e manutenzione sui sistemi attuali per spingere sulla ricerca delle nuove tecnologie. Alla base c’è la conferma del ritorno alla “great power competition” e la collocazione della Cina al primo posto tra le sfide. Ne deriva la forte attenzione per le tecnologie disruptive e l’apertura del perimetro della Difesa agli aspetti di sicurezza sanitaria, 5G, telecomunicazioni e reti.

IL DIBATTITO

Come emerso dal dibattito all’AEI, manca al momento una visione di lungo periodo sui disinvestimenti, non essendo chiaro come, in futuro, i programmi di RDT&E si convertiranno in procurement. Inoltre, gli esperti concordano sull’eccessivo peso dei costi del Personale, nonché sulla necessità di dare seguito alla riforma delle procedure interne sul procurement per poter passare rapidamente dalla ricerca ai “risultati”. Secondo John Ferrari, esperto e visiting fellow all’AEI il lungo iter al Congresso potrebbe portare il budget del Pentagono per il 2022 a 735 miliardi, aggiungendo ulteriori 20 miliardi per i sistemi legacy che la richiesta dell’amministrazione prevede di tagliare. Più che sui programmi di ricerca e sviluppo, infatti, le pressioni dell’industria sui membri dei comitati parlamentari Armed services si fanno sentire sulle piattaforme, riuscendo spesso a far aumentare le previsioni iniziali.

TRA CAPACITÀ…

In questo dibattito, secondo DefenseOne, spera di inserirsi anche la Space Force, nata proprio nell’iter del bilancio militare nel 2019, quando Trump firmò il decreto contenente la prima dotazione da 40 milioni di dollari. Per il 2021 Trump aveva poi chiesto 111 milioni di dollari. Negli anni la Forze armata è cresciuta, conquistando sempre consenso bipartisan al Congresso. Oggi i “Guardians” (così si chiamano i militare della Space Force) sono circa quattromila. A marzo dello scorso anno è partito il satellite l’AEHF-6 per le comunicazioni sicure, prima missione oltre l’orbita con il cappello della sesta forza armata degli Stati Uniti. Ad aprile sono arrivati gli 86 neo-tenenti laureati alla Air force accademy di Colorado Springs, destinati a passare alla storia come “la classe del 2020”, la prima dedicata alla Space Force.

… E SIMBOLI

A maggio, dallo Studio ovale, il disvelamento della bandiera della Forze armata (da 72 anni gli Usa non ne presentavano una nuova): fondo nero, “United States Space Force MMXIX” scritto in basso, e al centro, circondato da stelle, il logo già svelato a gennaio (non senza ilarità social per la somiglianza con Star Trek). A dicembre, poi, il primo astronauta a vestire i colori della Space Force, quando il colonnello Michael Hopkins, allora a bordo della Iss, ha effettuato il suo giuramento per il passaggio dall’Aeronautica alla Forza spaziale. Più di recente, qualche settimana fa, il generale Jay Raymond, ha rivelato che i velivoli JStars utilizzati per individuare i movimenti a terra degli avversari saranno sostituiti da una rete di avanzati satelliti. Ciò renderà la US Space Force abilitatore di tutte le altre forze armate degli Stati Uniti.

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