Ha debuttato oggi al salone Maks 2021 di Mosca il nuovo velivolo militare prodotto da Sukhoi. Le linee ricordano molto l’F-35 di Lockheed Martin. Il caccia in questione è monomotore, multi-ruolo e a bassa osservabilità. Nel frattempo, la Russia ha annunciato novità per il più grande Su-57. Cinque Paesi avrebbero manifestato interesse a dotarsene

La Russia ha svelato oggi il suo nuovo velivolo militare. Sotto gli occhi del presidente Vladimir Putin, ha debuttato al salone Maks 2021, in scena presso lo Zhukovsky International Airport, a Mosca. Nei gironi scorsi, qualche scatto già circolato sui media specializzati lo aveva mostrato avvolto da un telo nero. Oggi invece le prime immagini scoperte per la presentazione ufficiale. Come notato dagli esperti, il nuovo velivolo ricorda molto le linee dell’F-35 americano. Nelle intenzioni di Mosca si colloca d’altronde nella stessa categoria: velivolo monomotore di quinta generazione, multi-ruolo, a bassa osservabilità. È molto più leggero del bimotore Su-57, anch’esso di quinta generazione, già in servizio dallo scorso anno presso le forze aeree di Mosca, velivolo pesante multi-ruolo.

A giugno dello scorso anno, il velivolo Su-57 ha sfrecciato sopra la piazza Rossa, seguito dagli applausi soddisfatti di Vladimir Putin, in occasione della parata per il Giorno della Vittoria sulla Germania nazista (che cade il 9 maggio, ma che fu posticipato a causa del Covid-19). Poco prima Sukhoi aveva annunciato la partenza della produzione in serie. L’esigenza viene da lontano, e il primo sviluppo risale già alla fine degli anni 80. Oggi, Aleksandr Mikheev, numero uno di Rosoboronexport (l’agenzia statale che l’export della difesa russa) ha chiarito i numeri del programma: entro la fine del 2024 saranno 22 i Su-57 in dotazione all’Aeronautica russa; arriveranno a quota 76 entro il 2028. La notizia più rilevante riguarda però le prospettive di vendita all’estero: “Ci aspettiamo che nei prossimi anni ci sarà una richiesta significativa per questo aereo”, ha detto Mikheev. “Sinora cinque Paesi hanno espresso interesse per questo progetto”, ha aggiunto.

Una decina di giorni fa, il sito specializzato Military Watch aveva stilato una lista di cinque possibili clienti per il caccia: Egitto, Kazakistan, Etiopia, Malesia e Myanmar. Sono tutti Paesi con rapporti strutturati con Mosca in campo militare. D’altra parte la Russia si conferma da anni abile nella gestione dell’export della Difesa, strumento gestito per consolidare relazioni con altri Paesi o per farne nascere delle nuove. Emblematico il caso del sistema S-400 venduto alla Turchia, un membro della Nato, divenuto non a caso il simbolo dello strappo tra Ankara e Washington e dello scivolamento di Erdogan tra le braccia di Putin, causa dell’esclusione dei turchi dal programma F-35. Allo stesso sistema di difesa aerea si sono avvicinati Paesi come India, Iraq e Arabia Saudita.

Così la Russia preserva il suo ruolo nel mercato mondiale di armamenti. L’ultimo report dell’autorevole Stockholm international peace research institute (Sipri), che prende in considerazione i trasferimento globali di sistemi d’arma di classe “major” negli ultimi cinque anni (2016-2020), ha certificato il calo ulteriore della Russia, che tuttavia resta il secondo esportatore su scala mondiale. Nel quinquennio in questione Mosca ha coperto il 20% dell’export globale di “major arms”, con una riduzione del 22% rispetto al quinquennio precedente. “La Russia – ha spiegato l’esperta di Sipri Alexandra Kuimova – ha accresciuto in maniera sostanziale i trasferimenti verto Cina, Algeria e Egitto tra 2011-2015 e 20216-2020, ma questo non ha bilanciato il forte decremento dell’export verso l’India”. Si attende comunque un’inversione di tendenza per i prossimi anni, alla luce di alcuni grossi accordi in fase di conclusione. Resta il primo fornitore dell’India (ben il 49% dell’import indiano viene dalla Russia) e dell’Egitto (41%), mantenendo nicchi importanti tra Africa sub-sahariana e Asia (non solo centrale).

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