La gestione del dominio spaziale necessita di una lungimirante visione d’insieme per affrontare le sfide future in un’ottica di sistema-Paese. Lo status quo richiede un impegno sistemico per essere mantenuto e per non vanificare il vantaggio acquisito. Sull’ultimo numero di Airpress scrive il generale Luca Capasso, comandante del Comando operazioni spaziali, capo Ufficio generale spazio dello Stato maggiore della Difesa

Da quando il 3 dicembre 2019 il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha annunciato la volontà dell’Alleanza Atlantica di riconoscere lo spazio extra-atmosferico come quinto dominio delle operazioni (in aggiunta ai tradizionali domini terrestre, marittimo e aereo, nonché al più recente dominio cibernetico) è risultato ancor più chiaro come gli assetti spaziali, tanto militari quanto civili, necessitino di particolare attenzione non solo per gli aspetti di safety, ma anche per quelli di security.

Su tale scia, nell’analogo contesto del recente summit Nato, l’Alleanza ha evidenziato come l’accesso sicuro ai servizi, ai prodotti e alle capacità spaziali sia essenziale per lo svolgimento delle operazioni, delle missioni e delle attività degli alleati, anche in un’ottica di sicurezza collettiva e stabilità. Condizioni queste ultime che, qualora perturbate da attacchi verso, dallo o nello spazio, potrebbero finanche portare all’invocazione dell’articolo 5 del Trattato, richiedendo una risposta collettiva dell’intera Alleanza alla minaccia esterna. In questo contesto il ministro della Difesa Lorenzo Guerini si è espresso in linea con la visione dell’Alleanza, affermando che lo spazio è sempre più al centro del confronto geopolitico ed economico. Lo spazio extraatmosferico è infatti oggi inteso da tutti i principali stakeholder come il vero “centro di gravità” di un Paese e come tale da annoverare tra le infrastrutture critiche.

Questa nuova considerazione ha stimolato importanti cambiamenti anche in Italia, avviando un processo di ridefinizione degli obiettivi strategici che ha portato inevitabilmente anche a una sostanziale fase di ristrutturazione del comparto spaziale della Difesa. Alla base di tale percorso innovativo si pone la necessità di monitorare, proteggere e difendere le infrastrutture spaziali nazionali quale esigenza inderogabile da perseguire attraverso una maggiore efficacia delle infrastrutture militari che asservono l’intero settore spaziale. La protezione dei preziosi assetti della Difesa (che consentono, tra l’altro, di offrire importanti capacità di telecomunicazioni satellitari nelle aree di interesse strategico nazionale e prodotti di osservazione della Terra) richiede un adeguato livello di consapevolezza del dominio (space domain awareness), che si esprime in sensori radar e ottici ultramoderni, intelligenza artificiale, fusione dei dati, sicurezza delle comunicazioni, nonché in una affidabile capacità di comprendere e valorizzare tutti i flussi informativi legati allo spazio extra-atmosferico (space Intelligence).

Nondimeno, la consapevolezza di operare va ricercata anche attraverso la condivisione di un’idea di uso responsabile dello spazio, caratterizzato da un approccio fortemente orientato al rispetto delle norme e delle consuetudini internazionali di settore. In tale contesto si inquadra, ad esempio, la recente scelta della Difesa di movimentare il satellite militare per le comunicazioni Sicral 1, alla fine della sua vita operativa (re-orbiting), in un’orbita non congestionata, nel massimo rispetto delle normative in vigore. Delicatissima operazione, quest’ultima, non solo segno di profonda responsabilità, ma che ha anche consentito di prevenire il rischio di possibili futuri incidenti spaziali e la conseguente proliferazione di un numero indeterminato di detriti. L’uso responsabile, efficace e sicuro dello spazio sarà uno dei principali temi di discussione su cui si confronteranno i principali stakeholder dello scenario internazionale nei prossimi anni, per dare seguito sia allo sviluppo della regolamentazione che delle capacità necessarie a monitorare le orbite d’interesse.

Un esempio recente dell’accresciuta attenzione su tale argomento è rappresentato dalla risoluzione Onu 75-36 in materia di riduzione delle minacce spaziali attraverso norme, regole e principi di comportamento responsabile. Tuttavia, il processo evolutivo della cornice giuridica di riferimento non può che essere strettamente connesso all’inevitabile incremento della capacità di monitorare e operare nel dominio,così da assicurare il rispetto delle regole da parte di tutti. In tale ottica, le attuali capacità esprimibili rappresentano solo il punto di partenza per affrontare sfide ancora più ambiziose, come il continuo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche in ambito spaziale, l’esplorazione e lo sfruttamento pacifico delle risorse collocate fuori dal nostro pianeta, nonché la mitigazione del pericoloso fenomeno dei detriti spaziali che oggi pone seriamente a rischio l’utilizzo dello spazio extra-atmosferico da parte delle future generazioni.

Verosimilmente, in una dimensione complessa come quella spaziale, lo sviluppo delle nuove tecnologie quantistiche e di intelligenza artificiale consentiranno di operare con un grado di consapevolezza ancora maggiore, assolutamente imprescindibile per fronteggiare le nuove minacce che si stanno profilando all’orizzonte. Benché l’Italia, come ogni Paese all’avanguardia nel settore spaziale, cerchi di perseguire anche autonomamente tali obiettivi allo scopo (non ultimo) di salvaguardare la propria sovranità, la complessità intrinseca del settore e degli attuali scenari geopolitici suggerisce di perseguire ogni possibile iniziativa di cooperazione internazionale. Sotto tale profilo per un puntuale ed esaustivo monitoraggio del dominio spaziale sarà necessario prevedere accordi con le principali space faring nations per complementare e potenziare i vari elementi dell’architettura spaziale nazionale in aggiunta alle sinergie che, sul piano interno, si stanno promuovendo nella dimensione interministeriale e inter-agenzia.

La gestione del dominio spaziale necessita quindi di una lungimirante visione d’insieme per affrontare le sfide future in un’ottica di sistema-Paese, valorizzando i punti di forza della filiera nazionale e mitigando le debolezze del sistema. Lo status quo richiede un impegno sistemico per essere mantenuto, consolidato e per dare continuità nei processi, così da non vanificare il vantaggio acquisito.

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