La profonda crisi economica e sanitaria sull’isola ha scatenato l’ondata di proteste più importante degli ultimi 50 anni. Il regime ha reagito con arresti e con un blackout di internet. Ma dall’isola arrivano i video degli scontri

Continuano le proteste sull’isola di Cuba, le più rilevanti degli ultimi 50 anni. Decine di persone sono state arrestate perché manifestavano contro il governo comunista. Alla base dello scontento popolare ci sono la profonda crisi economica, la cattiva gestione della crisi sanitaria per Covid-19 e l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.

Nelle immagini postate sui social network, si vedono gli arresti da forze della sicurezza affiancati da agenti in borghese, che colpiscono i manifestanti e usano spray urticante. In queste ore i servizi internet e WhatsApp sono stati bloccati sull’isola per cercare di silenziare la voce dei dissidenti.

Tra le persone arrestate c’è una giornalista, corrispondente del quotidiano spagnolo Abc a Cuba, Camila Acosta. Secondo quanto riferito dalla pubblicazione, Acosta è stata intercettata a L’Avana da diversi agenti della polizia mentre usciva dalla sua casa.  Gli agenti hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione e hanno sequestrato il suo materiale di lavoro, compreso il computer. Ore prima, la giornalista aveva inviato la notizia delle proteste a Cuba. Acosta sarà giudicata per “reati contro la sicurezza dello Stato”.

Secondo il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, queste proteste sono promosse da “abbietti delinquenti”, che cercano di danneggiare la rivoluzione comunista castrista. In un intervento trasmesso in tv, v Díaz-Canel ha dichiarato che le manifestazioni sono orchestrate e sostenute dagli Stati uniti, e le ha definite come un complotto guidato dai social media per spodestare il regime cubano: “L’approccio di ieri non è stato pacifico. È un comportamento volgare”.

Tuttavia, il nuovo leader del Partito Comunista Cubano ha dovuto ammettere che alcune delle richieste dei manifestanti, come lo scontento per la mancanza di cibo e i blackout energetici, sono legittime, ma la colpa è sempre e solo dell’embargo economico degli Usa, non del governo cubano.

La risposta da Washington è stata immediata. Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha scritto su Twitter che “sarebbe un grave errore per il regime cubano interpretare le proteste nel Paese come il prodotto di qualcosa che gli Usa hanno fatto”.

Anche dall’Europa è arrivata la solidarietà nei confronti del popolo cubano. Josep Borrell, Alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea, ha lanciato un appello al regime per consentire lo svolgimento delle proteste pacifiche.

Dalla parte dei castristi si sono schierati invece il Venezuela e la Russia. Il leader del regime venezuelano, Nicolás Maduro, ha confermato il suo sostegno a Miguel Díaz-Canel e il governo rivoluzionario cubano: “Tutto il sostegno al presidente Díaz-Canel, tutto il sostegno al popolo cubano, al governo rivoluzionario di Cuba. Da qui in Venezuela siamo fratelli nel bene e nel male. Cuba se la caverà. Ci è stato inflitto lo stesso trattamento, lo stesso metodo di asfissia e persecuzione è stato applicato a Cuba per 60 anni. Ora l’Impero nordamericano è arrivato a dire sciocchezze. Se gli Stati Uniti e gli oppositori estremisti vogliono davvero aiutare il popolo cubano revochino immediatamente le sanzioni e il blocco”.

Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha sottolineato che Mosca ritiene che dietro le proteste c’è l’interferenza straniera negli affari interni di Cuba: “Riteniamo inaccettabile l’interferenza straniera negli affari interni di uno Stato sovrano e qualsiasi altra azione distruttiva che incoraggerebbe la destabilizzazione della situazione sull’isola”.

Per la Russia, Paese alleato storicamente dal regime castrista, le autorità cubane hanno il diritto di adottare tutte le misure necessarie per “ristabilire l’ordine pubblico nell’interesse dei cittadini del Paese nel quadro della Costituzione nazionale e della legislazione interna vigente”.

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