Nella lunga maratona di “Linea diretta”, la tradizionale conversazione con il pubblico (o meglio, una parte), il presidente russo Vladimir Putin cerca nuovi consensi in vista delle elezioni in autunno. Dall’emergenza vaccini alle tensioni con Londra, tutti i crucci dello “Zar” nell’analisi di Giovanni Savino (Accademia presidenziale russa, Mosca)

Dopo l’interruzione dello scorso anno a causa del Covid ritorna la “Linea diretta” con Vladimir Putin, appuntamento di grande importanza per l’immagine del presidente russo.

La prima “Linea diretta” risale al 2001, e da quell’anno il format ha subito variazioni diverse, ma non ha mai perso il suo principale obiettivo: l’idea di una comunicazione “senza filtri” tra Putin e il popolo. In realtà i filtri ci sono, perché non tutte le domande riescono ad arrivare al presidente, anche per il numero elevato di richieste, quest’anno ben 1. 574 581, e nel 2016 fece scalpore la notizia di come fossero stati riuniti in un sanatorio alle porte di Mosca alcuni dei partecipanti alla Linea diretta, per selezionare e formulare le domande, sotto il controllo dell’Amministrazione presidenziale.

Si tratta comunque di un momento fondamentale per capire meglio la psicologia e le posizioni di Putin, e di come esse vengono elaborate e portate alla discussione, e lo stesso presidente usa lo spazio come arena per testare il consenso e gli umori della società.

Nell’appuntamento di ieri grande spazio è stato dedicato al coronavirus, tema di stringente attualità in Russia a causa della terza ondata dell’epidemia e delle resistenze antivacciniste di parte della popolazione. Il tema dello scetticismo vaccinale inizia ad essere una vera emergenza: secondo un sondaggio del 29 giugno condotto dal centro Platforma, il 23% dei rispondenti nutre dubbi sulla necessità del vaccino e il 17% è totalmente contrario, cifre preoccupanti alla luce dell’aumento dei contagi, dovuto alla diffusione della variante delta (129054 nuovi casi dal 26 giugno al 1° luglio).

L’introduzione di misure di vaccinazione obbligatoria in alcuni settori lavorativi è condotta a livello regionale, con modalità diverse, mentre a Mosca è stata introdotta l’obbligatorietà del codice QR (che attesta la vaccinazione avvenuta) per l’accesso a una serie di servizi e di attività, tra cui i ristoranti.

Putin ha dichiarato di essersi vaccinato durante la Linea diretta, rivelando di aver fatto ricorso allo Sputnik, e sebbene abbia detto di essere contrario a introdurre l’obbligo vaccinale ha ribadito la necessità di “ascoltare gli specialisti “ e di procedere alla vaccinazione di una serie di categorie lavorative, così da evitare il rischio di nuovi focolai.

Proprio l’atteggiamento delle autorità negli scorsi mesi è stato al centro delle discussioni a proposito del vaccino, perché le posizioni ribadite ieri dal presidente lasciano comunque spazio a una interpretazione alquanto malsana della “libertà di scelta”, che al tempo stesso non esiste (e non può esistere), visti gli obblighi di vaccinare i lavoratori di alcuni settori a contatto con il pubblico (sanità, istruzione, ristorazione, amministrativo), i quali messi insieme rappresentano la maggioranza della popolazione.

Oltre alle domande e alle richieste riguardo situazioni locali, la politica internazionale è stata tra gli argomenti principali della Linea diretta. Inevitabile, visto il recente summit di Ginevra, l’attenzione rivolta al presente e al futuro delle relazioni russo-americane, a cui Putin ha dedicato una riflessione particolare, sostenendo che vi sia un mutamento generale dell’atteggiamento di Washington.

Infatti, secondo Putin, “il mondo sta cambiando radicalmente. E i nostri partner negli stessi Stati Uniti, da un lato, lo capiscono, e quindi c’è l’incontro di Ginevra, ma dall’altra parte cercano a tutti i costi di mantenere la propria posizione di monopolio, e quindi ecco le minacce e gli ulteriori comportamenti distruttivi – sia attraverso le esercitazioni e le provocazioni, sia con le sanzioni.”

Il riferimento al cacciatorpediniere britannico HMS Defender, entrato nelle acque della Crimea, è chiaro, ed è stato anche detto esplicitamente da Putin, che ha ripetuto come il mancato riconoscimento della penisola come parte della Russia non sarà messo in dubbio dalle provocazioni, collegando l’azione di Londra direttamente al summit di Ginevra.

Un’altra domanda sulla mancata inclusione dell’Ucraina nella lista dei paesi non amichevoli (di cui si è già trattato a lungo su queste pagine) ha permesso al presidente di ricorrere, ancora una volta, alla propria personale interpretazione degli eventi storici dell’impero russo e dell’Unione Sovietica.

Putin ha dichiarato di essere contrario all’inclusione di Kiev nella lista perché ucraini e russi sono un unico popolo, e ha citato letteralmente la concezione propria della tarda età imperiale, che vedeva bielorussi, grande-russi e piccolo-russi (ovvero gli attuali russi e ucraini) come membri di un’unica e indivisibile nazione russa.

Solo l’influenza di fattori esterni, tra i quali la Polonia e l’Austria-Ungheria, e il “contributo” dei bolscevichi, secondo il presidente russo, hanno portato a dividere l’unità del popolo russo, argomenti su cui ha promesso di tornare con la pubblicazione di un articolo sulla storia delle relazioni tra i due popoli.

Durante la Linea diretta è ritornato anche il tema della successione a Putin, che, dopo l’adozione delle modifiche costituzionali lo scorso anno, ha la possibilità di presentarsi per altri due mandati. Il presidente è stato, come suo solito, evasivo sul tema, ma ha fatto capire chiaramente che la transizione, avviata nel gennaio 2020, va avanti. “Spero verrà il tempo in cui potrò dire che una persona sarà degna, a mio avviso, di governare questo meraviglioso paese che è la nostra patria, la Russia”, ha detto Putin, una dichiarazione da tenere in conto per il futuro.

Cosa emerge dalla Linea diretta? Il Cremlino si trova, ormai da qualche anno, a far fronte alla politica interna e ai suoi problemi socioeconomici, e la pandemia ha contribuito a complicare la situazione. I tentativi di rilanciare in politica estera corrispondono a una tattica usata da sempre da Putin, di utilizzare i successi e le questioni legate ai rapporti internazionali in chiave interna, come misura del prestigio acquisito dalla Russia durante i suoi due decenni al vertice dello stato, e con le dichiarazioni sull’Ucraina è tornato un tema particolarmente in auge nel 2014, e che sicuramente creerà nuovi attriti con Kiev.

Si tratta però di iniziative a uso interno, con l’intenzione di rimarcare lo status di potenza di Mosca senza ricorrere ad avventure militari, in un contesto particolarmente complesso a livello globale, dove il Cremlino attende (e lo dimostrano le parole di Putin su Biden) ulteriori segnali da Washington.

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