La scienza deve avere dei confini? In Cina, un nuovo esperimento (di ingravidare un maschio) rischia di modificare la natura o addirittura di minacciare la sopravvivenza umana (come con il Covid-19), per cui urge un dibattito etico per stabilire se e quali limiti deve avere la scienza

Un gruppo di ricercatori cinesi ha provato a ingravidare un topo maschio. L’obiettivo dell’esperimento è quello di studiare se e come individui di genere diverso possono restare gravidi e eventualmente partorire. La ricerca non ha portato alcun risultato. Ma sta suscitando un dibattito etico.

Questo filone di ricerca ha certamente delle implicazioni etiche che devono essere discusse per poter produrre delle regole precise. La scienza deve essere libera ma non può portare a dei risultati che sfuggono al controllo umano.

L’ipotesi più credibile sulla diffusione del SARS-CoV-2 è quella della fuga accidentale (salvo prova contraria) dal laboratorio di Wuhan. È certo che lì si facevano (fanno) esperimenti di ingegnerizzazione dei virus per studiarne il comportamento, l’evoluzione e l’impatto sull’uomo.

L’obiettivo è lodevole ma le conseguenze di questo filone di ricerca possono essere (e lo sono state) incontrollabili. La pandemia catastrofica che stiamo sperimentando lo dimostra chiaramente.

Già nel 2018 un ricercatore cinese aveva annunciato la creazione dei primi bambini con genoma modificato. L’esperimento fu criticato come immorale e la ricerca fu sospesa.

Anche in quel caso, come con i topi gravidi, il Governo cinese non intervenne se non dopo pressioni internazionali.

La Cina si è dotata di un comitato etico di supporto al Governo. Ma è ancora troppo poco. Questo tipo di ricerche rischiano di minacciare la credibilità della ricerca in Cina, ma in generale della scienza.

Ricerche così spinte rispondono spesso ad una logica di pubbliche relazioni che possono garantire fama e fondi. Ma allo stesso tempo, rischiano di fomentare il sentimento anti-scientifico.

All’ipotesi concreta della fuga del Covid-19 dal laboratorio è stata preferita la favola del pangolino al mercato di Wuhan proprio per evitare il rischio di rivolte popolari. Ma nell’era dei media sociali e dell’intelligenza diffusa tra molti soggetti è davvero difficile immaginare di illudere i cittadini. Lo si può fare per un periodo breve di tempo. Poi la verità viene a galla con conseguenze ancora più devastanti per la scienza.

Questa propensione a studi roboanti, spesso imbastarditi dalla diffusione mediatica che ne altera o amplifica il reale significato, riguarda tutta la comunità scientifica. Si rischia di ridurre la scienza ad un artefatto che si serve della sperimentazione solo per dimostrare una verità. Compito della scienza è invece quello di provare a smontare la verità e quindi individuare tutte le possibili alternative e le loro conseguenze.

La libertà scientifica o libertà di fare ricerca sono sacrosante, ma devono, attraverso il metodo sperimentale, considerare le conseguenze o meglio l’impatto che possono avere sull’esistenza dell’uomo.

La ricerca sulla procreazione inoltre, necessità di maggiori approfondimenti su quelli che sono i diritti individuali e quelli che sono i confini della scienza il cui superamento non è una negazione della libertà ma un pericolo per la stessa sopravvivenza dell’uomo.

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