Maria Cristina Messa, Bruno Tabacci e Giorgio Saccoccia hanno aperto il workshop dell’Asi su “Scienza e ricerca spaziale”. Convocati tutti i protagonisti del mondo accademico e scientifico, Cnr, Inaf e Infn. L’obiettivo è “fare sistema”, ampliano il coordinamento tra i soggetti coinvolti

Non solo astronauti, satelliti e moduli abitativi. L’Italia è “Paese spaziale” anche grazie al suo ecosistema della ricerca, un patrimonio da valorizzare aumentando il coordinamento e promuovendo rapporti più stretti con l’industria. È questo il messaggio che arriva dall’Agenzia spaziale italiana, che oggi a riunito il mondo accademico e gli enti di ricerca italiani impegnati su progetti che puntano oltre l’atmosfera. Accolti dal presidente dell’Asi Giorgio Saccoccia, ad aprire i lavori sono stati la ministra dell’Università e della ricerca Maria Cristina Messa e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Bruno Tabacci, che ha la delega alle politiche spaziali e aerospaziali. Poi è stata la volta dei protagonisti della ricerca italiana, guidati dai presidenti Ferruccio Resta (Crui), Maria Chiara Carrozza (Cnr), Marco Tavani (Inaf) e Antonio Zoccoli (Infn).

LE ECCELLENZE ITALIANE

“Illustrare l’eccellenza italiana nel settore, descrivendo il ruolo del nostro Paese in missioni nazionali ed internazionali passate, presenti e in fase di sviluppo nei settori della cosmologia, alte energie e scienza nello spazio”. Questo l’obiettivo dell’incontro, ricordato nell’indirizzo di saluto da Saccoccia, che ha annunciato la prossima pubblicazione di un rapporto su tutte le missioni italiane nello Spazio. Sono tante, considerando che la Penisola è tra i pochi Paesi al mondo a vantare una filiera completa, dai lanciatori ai moduli abitativi, dai servizi di Terra ai satelliti, tutto corredato da competenze scientifiche di primo piano, con strumentazioni ed esperimenti che, partendo da università ed enti italiani, hanno raggiunto diverse parti del Sistema solare (e oltre). “Oggi voleranno nello spazio, con un biglietto turistico, la persona più giovane e la più anziana della storia, insieme all’uomo più ricco del mondo”, ha notato Saccoccia, Di più: “C’è una rivoluzione in atto, ma sono contento che oggi l’Asi parla invece del tema legato alle sue origini e che rimarrà anche dopo: il legame con la scienza e la ricerca; perché le attività spaziali, in Italia, sono sempre state legate ad obiettivi scientifici”.

LE OPPORTUNITÀ

“L’Italia è un Paese spaziale”, ha chiosato la ministra Messa, ricordando non solo le componenti del sistema nazionale, ma anche chi si tratta di un “settore dai grandi ritorni”, che vale “2 miliardi di fatturato in Italia” e “350 miliardi di dollari a livello globale”, destinati a raggiungere “mille miliardi nel 2040”. Il Bel Paese ha competenze e capacità. Di fronte all’esplosione della New Space Economy, tra i grandi privati e l’ampliamento dei servizi abilitati dalle orbite, la sfida è “riunire la ricerca in una rete, in una filiera”, ha aggiunto Maria Cristina Messa. Anche Tabacci ha invitato a un “maggiore coordinamento tra enti pubblici della ricerca”. Il momento è quello giusto, considerando che nuove risorse sono in arrivo per il settore, a partire dai “2,3 miliardi” del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Dovranno essere “spesi bene”, ha avvertito il sottosegretario con delega alle politiche spaziali. Poi bisognerà “non perdere i migliori talenti, cosa avvenuta varie volte nella storia” e un esempio “più lampante fu la storia di Enrico Fermi”, che “fa riflettere su quanto sia centrale il tema dell’indipendenza della ricerca dal potere politico e dagli interessi industriali”. Difatti, ha aggiunto Tabacci, “la ricerca, gli scienziati non sono un costo, ma il motore del rinnovamento”.

UNA POPOLAZIONE DI PROFESSIONISTI

Considerando l’evoluzione del comparto a livello globale e le nuove risorse disponibili, dallo Spazio può arrivare per l’Italia “una nuova popolazione di professionisti”, ha spiegato Saccoccia. Ferruccio Resta, presidente della Crui ha notato che “si registra un incremento del 20% di matricole universitarie nel settore dell’aerospazio”. Il comparto dunque più attraente rispetto al passato. A maggior ragione, ha rimarcato Resta, “non bisogna separare la ricerca e formazione”. Per Saccoccia, “dobbiamo creare un filo conduttore fra tutte le Università, gli enti di ricerca e le attività spaziali”. Di più: “Scienza e ricerca formeranno nuove professionalità e con l’Esa abbiamo realizzato per questo un bando dedicato anche alla telemedicina e la risposta è stata eccezionale”, ha detto riferendosi al progetto (“Space in response to Covid-19 outbreak”) aperto già nei primi mesi della pandemia.

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