“Una strategia comune di rilancio”. È questo l’obiettivo del tavolo congiunto Mise-Difesa aperto oggi dai ministri Guerini e Giorgetti. Si punta a rafforzare la sinergia tra i due grandi finanziatori dei programmi dell’aerospazio, difesa e sicurezza, così da agevolare l’utilizzo dei fondi del Pnrr. Sul tavolo anche la sfida della Difesa europea e l’intelligenza artificiale

È partito il tavolo congiunto tra ministero dello Sviluppo economico e ministero della Difesa. Oggi i due titolari, Giancarlo Giorgetti e Lorenzo Guerini, si sono incontrati per “il rilancio della cooperazione strutturale, strategica e industriale tra i due dicasteri negli ambiti della ricerca, innovazione, sperimentazione”.

Il legame è rilevante, considerando entrambi i punti di vista. Se, da un lato, il settore della Difesa rappresenta un volàno per l’economia nazionale nel suo complesso, garantendo importanti ritorni, dall’altro il Mise rappresenta un contributore rilevantissimo del bilancio destinato ai programmi di sviluppo. Dunque, spiega la nota dello Sviluppo economico, la cooperazione è da rilanciare anche alla luce delle “possibilità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza”.

Ad aprile, di fronte alle Commissioni Difesa di Senato e Camera, il ministro Guerini notava che il Documento programmatico pluriennale (Dpp) 2020-2022 della Difesa “già alloca circa l’80% dei fondi su programmi con integrali ricadute sull’industria nazionale”, citando altresì l’istituzione con l’ultima legge di bilancio di uno strumento pluriennale ad hoc per il settore. Dunque, aggiungeva, c’è “la possibilità di rilanciare gli investimenti della Difesa quale strumento principale per lo sviluppo dell’industria nazionale, in ottica complementare e integrata rispetto al mercato internazionale”.

Il tema interessa chiaramente il Mise, chiamato a sostenere i progetti industriali ad alto impatto sul sistema economico. Secondo l’Aiad (2020), il comparto dell’aerospazio, difesa e sicurezza (As&d), registra un fatturato di circa 14 miliardi di euro all’anno (lo 0,65% del Pil, pari a circa il 15% del valore dell’intero settore in Europa), che si traduce in 4,5 miliardi di euro di valore aggiunto diretto e nell’occupazione di circa 16mila addetti lungo l’intera filiera produttiva.

Non è un caso che il Mise sia determinante nel finanziamento di molti programmi della Difesa. Basta scorrere l’elenco dell’ultimo Dpp per rendersi conto di quanto sia rilevante il contributo del ministero dello Sviluppo economico per i progetti in campo militare. Certo, spesso il doppio contributo finanziario ha creato qualche lentezza nell’avvio dei programmi.

A maggio, nell’Atto di indirizzo 2021 (documento che offre il riferimento del vertice dicasteriale per la programmazione finanziaria pluriennale), Guerini notava: “mi impegnerò con il ministro per lo Sviluppo economico affinché venga assicurato il finanziamento di programmi specifici, di prioritario interesse nazionale, in settori ad alta valenza tecnologico-industriale e caratterizzati da una rilevante componente di ricerca e sviluppo”. Questi programmi, aggiungeva, “sono infatti fondamentali per il mantenimento delle indispensabili competenze tecnologiche sovrane e per i correlati ritorni, in termini di competitività e crescita economica”.

Ciò vale ancora di più alla luce del Pnrr. Già a metà dello scorso anno, quando iniziava la discussione del Recovery Plan, emergeva l’ipotesi della creazione di un Piano di settore per aerospazio, difesa e sicurezza, sulla scia del “Piano Zanetti” che negli anni 90 si dedicò all’Aeronautica, una sorta di sistematizzazione delle varie risorse disponibili e di accelerazione della loro effettiva erogazione.

Anche perché tra i principali obiettivi del Pnrr c’è la digitalizzazione del Paese. Un supporto notevole in tal senso può arrivare proprio dal comparto della Difesa, tradizionalmente in anticipo sui trend dell’innovazione essendo abituato a sviluppare prodotti e servizi chiesti da clienti particolarmente esigenti (le Forze armate), che hanno tutto l’interesse ad anticipare le minacce. E così il comparto As&d ha presentato da tempo i suoi progetti nell’ambito del Pnrr, con l’Aiad e con le principali industrie di settore, determinate a contribuire agli obiettivi di “ripresa e resilienza”.

Ma nel tavolo odierno al Mise c’è stato anche di più. “In particolare – si legge nella nota – è stato affrontato, tra gli altri, il tema della cooperazione internazionale, anche in ambito Unione europea e Nato, per i settori dell’aerospazio, intelligenza artificiale, dell’industria nazionale della difesa”. Questo perché le politiche industriali per il comparto As&d superano inevitabilmente i confini nazionali.

In sede europea è già partito il nuovo Fondo europeo di difesa (Edf), dotato di 7,9 miliardi da qui al 2027. Saranno erogati per lo più nella formula del co-finanziamento, che richiede agli Stati di partecipare all’investimento. Di fronte alle ambizioni dei partner (e competitor) europei, già mostratisi determinati a essere protagonisti, la sfida è presentarsi compatti come “sistema”.

Sul fronte Nato, il tema è legato agli impegni riassunti con le “tre C”, cioè cash, contribution e capability. L’Italia è forte sui contributi alle missioni internazionali e rispetta i target sulle capacità di classe major. La debolezza maggiore (e cronica) è sul cash, il noto 2% del Pil da destinare al budget della Difesa. La percentuale italiana è in miglioramento da un paio d’anni, ma raggiungere la quota stabilita entro il 2024 pare impossibile. L’obiettivo è dunque la media europea (circa l’1,5%), per cui serve la “sinergia” tra tutte le fonti di finanziamento al settore, a partire proprio da Difesa e Mise.

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