Dopo la sbornia degli Europei si torna coi piedi per terra con le Olimpiadi di Tokyo. L’aumento dei contagi da Covid-19 preoccupa i giapponesi, che non premiano nei sondaggi la scelta di ospitarle. Ma il premier Suga va avanti, nonostante qualche segnale che tutto non sia sotto controllo

Finita la sbornia degli Europei di Calcio che hanno fatto sognare il mondo intero e che per un po’ hanno occupato l’attenzione di cittadini e media, ecco tornare l’allarme Covid per le varianti ormai in circolazione e per l’aumento dei casi di positività. A “farne le spese” è uno degli eventi sportivi più attesi: le Olimpiadi di Tokyo.

Rimandate lo scorso anno per la pandemia, quest’anno il Giappone si gioca molto su questa manifestazione. Parliamo di tenuta del governo, di salute e gestione di un evento che viene subito dopo Euro2020 che, con tutte le critiche ricevute, ha però avuto l’appoggio totale da parte della nazione ospitante, ovvero quell’Inghilterra di Boris Johnson che, dopo essere stato aspramente criticato per le sue scelte lo scorso anno, ha puntato su una massiccia campagna di vaccinazione in modo da far ripartire il Paese già in primavera.

Proprio sulle vaccinazioni il Giappone si è trovato in difficoltà a ridosso di un evento così complesso. Insomma da Paese virtuoso del 2020 a situazione incandescente quest’anno. L’ondata di contagi del 2021 con relativi lockdown si sta assestando solo ora perché le aziende farmaceutiche nipponiche non sono state in grado di produrre vaccini internamente. La distribuzione poi di Pfizer e Moderna, una volta arrivati, è stata rallentata dalla disorganizzazione delle infrastrutture. Solo ora si è giunti al 20% di popolazione vaccinata, e al 40% con la prima dose, secondo Repubblica.

Da qui la decisione la scorsa settimana di tenere i Giochi olimpici, che iniziano il 23 luglio, senza pubblico. Scelta che ha innescato uno strascico di polemiche, ultima fra tutte quella del capitano della nazionale nipponica di Calcio, e difensore della Sampdoria, Maya Yoshida: “Credo che tanti soldi delle nostre tasse siano serviti a finanziare questa Olimpiade. Ma, nonostante questo, le persone non potranno andare a seguirle dal vivo. Allora mi chiedo a cosa servano questi Giochi, perché è chiaro che noi atleti vorremmo giocare, o gareggiare, davanti ai tifosi”.

“Le nostre famiglie si sono sacrificate e hanno dovuto sopportare tante cose – ha continuato il giocatore -, e ci hanno sempre appoggiato mentre facevamo il nostro lavoro in Europa. Ma adesso, qui, non stanno competendo solo gli atleti, e i giocatori, ma anche i membri delle nostre famiglie, ognuno di loro. Quindi, se nemmeno loro possono assistere alle partite rimane la domanda: ‘A cosa serve tutto questo?’. Spero davvero che certe decisioni vengano riconsiderate”.

Nel Paese però le Olimpiadi non sono ben viste dalla maggior parte dei giapponesi. Ad oggi l’87% dei cittadini si dice preoccupato riguardo l’evento e il tasso di approvazione del governo guidato dal primo ministro Yoshihide Suga è crollato al 35,9% secondo un sondaggio dell’agenzia di stampa Kyodo pubblicato il 18 luglio. Inoltre, il 67,9% è scettico sull’efficacia dello stato di emergenza pandemica in vigore a Tokyo.

Il Giappone è la terza economia mondiale ed è riuscita nel 2020 a tenere a freno l’impatto della pandemia, ma il premier Suga, pressato dal Comitato olimpico internazionale, ha deciso di dire comunque sì alle Olimpiadi.
La sua speranza è far ripartire l’economia facendo volare la Suganomics, ma anche di conquistare un buon risultato alle elezioni per la Camera bassa previste in autunno.

Nelle ultime ore purtroppo però si contano i positivi, dal 1 luglio 55 persone sono state contagiate: atleti, funzionari, addetti ai lavori. Anche un giornalista italiano arrivato ieri con tampone negativo, è risultato contagiato oggi.

I primi sportivi positivi del Villaggio Olimpico sono stati due calciatori sudafricani. Coco Gauff, la tennista statunitense, ha fatto sapere attraverso Twitter che non partirà perché positiva.

Tra quarantene e conferme di positività la preoccupazione sale. E sale anche perché l’eccessivo ottimismo di fronte all’aumento dei numeri irrita l’opinione pubblica. Sia in considerazione delle dichiarazioni di Thomas Bach, presidente del Cio, che aveva assicurato rischio “zero” per la popolazione generale giapponese, sia perché un sollevatore di pesi ugandese è scomparso dopo aver lasciato un biglietto in cui diceva che non voleva più tornare nel suo Paese di origine. Mettendo in discussione proprio i controlli all’interno del Villaggio.

Un segnale dell’atmosfera che si respira a Tokyo in questi giorni lo dà anche la casa automobilistica Toyota che ha deciso di non mandare in onda spot televisivi relativi alle Olimpiadi e di non far partecipare il suo presidente alla cerimonia di apertura.

Toyota aveva preparato uno spot televisivo con alcuni degli atleti che prendevano parte ai Giochi ma durante un briefing online, Jun Nagata, chief communication Officer di Toyota, ha suggerito che le Olimpiadi di Tokyo si preannunciano come un evento per cui è più difficile ottenere supporto per “varie ragioni”. “Sosterremo pienamente gli atleti e contribuiremo ai Giochi fornendo veicoli e con altri mezzi”, ha affermato Nagata.

Se la Royal Mail l’8 luglio sosteneva l’Inghilterra agli Europei con il motto “It’s coming home” e poi con buona dose di ironia ha twittato “It’s coming Rome” per la vittoria dell’Italia, i brand nipponici ora hanno paura di essere associati a un evento che al momento non gode di grande stampa. Sperando che la storica capacità organizzativa dei giapponesi si riveli all’altezza della sfida.

 

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