Alle persone provenienti dall’area Schengen, e quindi anche agli italiani, è tuttora vietato entrare sul suolo Usa, innescando l’impossibilità da parte di chi lavora in Usa di poter tornare in Italia. Ecco le testimonianze di connazionali che vivono e lavorano negli Stati Uniti nell’intervento di Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta nella Circoscrizione Estero America Settentrionale e Centrale

In questi giorni le lettere che esprimono il disagio dei tanti italiani che non possono viaggiare tra l’Italia e gli Usa si sono moltiplicate. Si vedono gli americani che arrivano in Italia in vacanza e noi non possiamo neanche tornare al nostro lavoro in Usa, alle nostre attività quotidiane, alle nostre famiglie, oppure siamo costretti a non tornare dai parenti in Italia altrimenti non possiamo più rientrare negli Stati Uniti.

C’è sconcerto, incredulità, non si capisce come mai con un Paese amico non si riattivino le condizioni di reciprocità applicate agli spostamenti sui reciproci territori. Ultimamente un gruppo di 1266 professionisti hanno lanciato un appello al ministro Luigi Di Maio affinché anche loro, come i colleghi americani, potessero viaggiare tra le due sponde dell’Atlantico. Un appello che io ho raccolto chiedendo al ministro Di Maio di impegnarsi sul piano diplomatico “affinché sia riconosciuta la condizione di reciprocità nelle modalità di rientro in Usa per i nostri connazionali” bloccati in Italia o in Usa. Avevo anche scritto alla Speaker del Congresso Usa, Nancy Pelosi, insistendo per evidenziare che esiste un problema reale che tocca la vita delle persone che la politica e la diplomazia devono risolvere. Non è giusto lasciare nel limbo le persone, non dare loro una certezza su quando potranno tornare al loro lavoro in America, un lavoro che, sottolineo, contribuisce anche allo sviluppo degli Stati Uniti!

Tuttavia, sembra che l’amministrazione Biden non lo voglia capire e continua a mantenere attivo il cosiddetto “Travel Ban” che impedisce alle persone provenienti dall’area Schengen, e quindi anche agli italiani, di entrare sul suolo Usa. Apprezzo davvero molto il fatto che 1266 persone si siano messe insieme formulando un appello, oltre le appartenenze politiche, per risolvere un problema concreto, credo sia il metodo vincente, un metodo da utilizzare anche in politica. Mi fa piacere apprendere dalla stampa che finalmente dopo diversi mesi dai miei primi interventi per perorare l’eliminazione delle restrizioni ai viaggi in Usa, anche la deputata eletta all’estero e precisamente in Canada si sia decisa ad appoggiare tutti i miei sforzi pubblicando la risposta che il ministro Di Maio ha inviato dopo le mie sollecitazioni e quelle dei tanti professionisti. Non posso che ringraziarla per il supporto ricordando alla collega del PD che l’unione fa la forza, come ci stanno dimostrando le storie che si uniscono di questi connazionali che lavorano in Usa e che ci offrono la loro testimonianza qui di seguito.

Carmen, Postdoc a UC Davis
Carmen e Fabio hanno avuto una bimba due mesi fa e non possono avere il supporto dei nonni, che non possono viaggiare in US per andarli a visitare e conoscere la piccola.

Altra ricercatrice che preferisce rimanere anonima
Dopo aver studiato in Italia e nel Regno Unito mi sono spostata a Berkeley, California per un postdoc, iniziato a luglio 2019, con contratto iniziale di un anno. Il mio contratto è stato rinnovato per un anno, poi altri 6 mesi e ora altri 6 mesi. In tutto questo però, dal 10 gennaio 2020 non sono mai riuscita a tornare a casa, dato che il mio primo e unico visto è scaduto a luglio 2020. Dopo che vari appuntamenti in ambasciata mi sono stati cancellati, se tutto va bene riuscirò a tornare a casa e a rinnovare il visto ad agosto 2021. Data la situazione davvero complicata legata al travel ban e al rinnovo del visto, non sono riuscita a ritornare quando mia nonna è stata ricoverata di urgenza, mio padre ha avuto il Covid, per fortuna non grave, mia cugina (una sorella per me) ha avuto una bimba che ha già più di un anno e io non l’ho ancora abbracciata. Per fortuna non è mancato nessuno nella mia famiglia, ma questo non toglie che dopo un anno e mezzo siamo arrivati al limite.

Valeria, ricercatrice a Caltech, è dovuta rientrare in Italia a causa di un’emergenza familiare, per motivi di salute di un familiare stretto. Quindi a luglio 2021 ha rimesso piede in Italia dopo due anni esatti, senza aver nessuna garanzia di poter rientrare negli Stati Uniti al suo regolare luogo di lavoro e dove risiede stabilmente da ormai quasi 10 anni.

Mariarosaria De Rosa, Postdoctoral researcher con Visto J1 da Gennaio 2019: “Lavoro allo UPMC Hillman Cancer Center di Pittsburgh e studio meccanismi di senescenza cellulare e tumorigenesi legati a telomeri colpiti da stress ossidativo. Non vedo la mia famiglia dallo scorso Natale. L’estate scorsa a mio padre è stata diagnosticata una grave malattia e per raggiungere la mia famiglia, sono rimasta bloccata in Italia per quasi 2 mesi. Vorrei poter tornare dalla mia famiglia e da mio padre quando necessario, viaggiando liberamente e senza incorrere in problemi col visto e col lavoro”.

Valerio, postdoc a Massachusetts institute of technology: “Ho terminato il mio phd ad Edimburgo in neuroscience a marzo 2020. Appena terminato, mi sono trasferito a Cambridge, US per un postdoc nel mio laboratorio preferito al mondo. Ho un visto J1 valido fino a marzo 2022, ma a causa del travel ban non riesco a tornare a casa da febbraio 2020. In questo periodo mio padre è stato operato per un tumore; mio nonno ha avuto il Covid, brutto, io non pensavo sarebbe sopravvissuto; i miei fratelli hanno compiuto 11 e 15 anni prima, e 12 e 16 anni dopo; non sono riuscito a partecipare alla cerimonia della mia laurea di phd. Nulla di tragico. Sia mio padre che mio nonno stanno bene adesso fortunatamente. Io sopravvivrò anche senza cerimonia e i miei fratelli sono abbastanza intelligenti da capire la situazione. Però questi momenti li ho persi, e quello che mi stressa più di tutto è che per ora non si capisce quanto ancora durerà questo ban”.

Fabio: “Sono un ricercatore alla University of California Berkeley e sono arrivato negli Stati Uniti nel 2019 per fare ricerca sul funzionamento della vista. Assieme al mio gruppo di ricerca, abbiamo costruito uno strumento all’avanguardia per visualizzare singole cellule nell’occhio umano e studiare la retina nel dettaglio.
A causa della pandemia e delle restrizioni agli ingressi negli Stati Uniti, non sono riuscito a fare visita a casa in Italia sin dal 2019, non riuscendo a partecipare al matrimonio di mia sorella e a vedere mia nonna prima che venisse a mancare. Spero di riuscire a fare visita a casa quest’anno, ma le restrizioni che sono ancora attuate rendono il viaggio praticamente impossibile”.

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