Abbiamo un dovere morale di giustizia verso le vittime e i loro familiari: fare finalmente chiarezza su quella pagina oscura della nostra storia è condizione per dare forza alla nostra democrazia. L’intervento di Andrea De Maria (Pd), segretario di presidenza della Camera dei deputati, in occasione dell’anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980

“Sono state attaccate le conquiste della Costituzione”. È così che Renato Zangheri, allora sindaco di Bologna, commentò la strage del 2 agosto alla stazione della sua città, la mia città.

Gli 85 morti, i 200 feriti non furono soltanto vittime innocenti di una violenza disumana, ma rappresentarono anche il tributo di sangue che l’Italia intera pagò a quella “strategia della tensione” che voleva mettere in discussione la libertà conquistata con la lotta di liberazione e condizionare un processo di crescita democratica e di emancipazione civile e sociale.

È da lì che dobbiamo partire ogni volta che parliamo della strage del 2 agosto: è lì la pagina più buia di una società che stava attraversando una fase drammatica, incerta e mai davvero compresa della sua storia.

Pochi anni prima la strage dell’Italicus con le sue 12 vittime e i suoi 48 feriti aveva già colpito al cuore Bologna, la sua storia, il suo essere simbolo di esperienze e di battaglie democratiche. Bologna pagava il prezzo al suo essere già allora, 40 anni fa, città accogliente, inclusiva, dinamica, proiettata al futuro ma ricca di storia. Pagava l’affermazione sociale e politica delle classi popolari e di una borghesia fortemente progressista che aveva nel successo elettorale della sinistra, del Partito Comunista, la sua affermazione nelle istituzioni.

C’era a quel tempo qualcuno che non accettava quel modello e che per anni ha voluto minare la stabilità democratica con il terrore e la violenza: una destra fascista, reazionaria e nostalgica, violenta e anti-sistema, contraria alla democrazia parlamentare. Un progetto eversivo che è stato sostenuto dalla loggia P2 e da settori deviati degli apparati dello Stato ed è stato uno strumento di una azione volta a condizionare gli assetti politici del Paese. Le stragi che colpirono Bologna furono infatti parte di una strategia più ampia che passa per altre carneficine, da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, al Rapido 904.

In nome delle vittime, della loro storia, del dolore in cui lasciarono le famiglie, si è chiesto fin da subito verità e giustizia ed è stato grazie ai familiari delle vittime, alla pressione dell’opinione pubblica, alla volontà forte e determinata di tanta parte della magistratura, all’iniziativa delle istituzioni locali che si è potuti giungere a condannare, con sentenza passata in giudicato, gli autori materiali della strage fascista alla Stazione di Bologna. Ora stanno emergendo nuove verità processuale, sulle dinamiche e sulle responsabilità della strage ed utili ad individuarne i mandanti.

Abbiamo un dovere morale di giustizia verso le vittime e i loro familiari: fare finalmente chiarezza su quella pagina oscura della nostra storia è condizione per dare forza alla nostra democrazia.

Non è stato indifferente in questi anni il contributo del Parlamento: penso alle azioni per la desecretazione dei documenti, alla legge sul depistaggio, alle interrogazioni rivolte ai ministri competenti soprattutto per capire la responsabilità e il coinvolgimento dei servizi segreti e i rapporti mai limpidi tra apparati di ordine pubblico e ambienti neofascisti in quella stagione della nostra storia. Per questo è fondamentale mettere in atto – come ho chiesto in una recente interrogazione parlamentare – tutte le iniziative utili a rafforzare gli organici della magistratura impegnata nelle nuove iniziative processuali sulla strage del 2 Agosto, come giustamente sollecitato da Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime.

Inoltre, deve essere chiaro che mentre si aprono finalmente le condizioni per individuare i mandanti, non è ammissibile che vengano riproposte, come accaduto recentemente, vecchie e logore teorie, per mettere in discussione la verità giudiziaria accertata da sentenze passate in giudicato, continuando a contestare la matrice neofascista della strage di Bologna.

Tutte le forze politiche e tutti coloro che hanno ruoli istituzionali dovrebbero essere il 2 agosto di ogni anno e per sempre in un unico posto: a fianco ai familiari delle vittime, a fianco di un Paese che ha diritto alla verità.

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