Washington vuole che il 50% di auto vendute nel 2030 siano elettriche. Le case automobilistiche sembrano approvare, previ sgravi fiscali e più colonnine di ricarica. Ma la strada è ancora in salita e politicamente pericolosa per i dem

“Il futuro dell’auto è elettrico, non si torna indietro”. A parlare alle telecamere è Joe Biden, nel Cortile sud della Casa Bianca. Dietro di lui è parcheggiata una flotta di auto, tra cui figurano modelli di Ford, Hummer, Chevrolet e Jeep, tutti rigorosamente elettrici. Dopodichè il presidente statunitense annuncia di aver firmato un ordine esecutivo (non vincolante) in cui impegna il Paese a lavorare affinchè metà dei nuovi veicoli venduti dal 2030 siano EV, electric vehicles. Così il 5 agosto segna l’inizio di un pivot americano verso l’elettrico dal sapore molto geopolitico.

Il nuovo piano a più fasi di Biden è congegnato per potenziare l’industria automobilistica americana, con un triplice obiettivo: mantenerla al passo con i rivali europei e cinesi, contrastare il dominio tecnologico di questi ultimi e tagliare le emissioni in linea con i target climatici. Il presidente vuole imprimere un impulso all’intera industria; di qui i nuovi limiti di emissioni e chilometraggio (appena superiori a quelli imposti da Obama e poi smantellati da Trump) che, stando alla Casa Bianca, ridurrebbero di un terzo le emissioni di CO2 degli Usa.

I veicoli a combustione interna rilasciano il 28% delle emissioni negli States. Ma nonostante la rivoluzione elettrica dell’automotive sia di fatto iniziata lì, le vendite di EV sono pari al 2% del totale, contro al 10% in Unione europea e al 12% (previsione per il 2021) in Cina, luogo di origine del 70% delle batterie installate nei veicoli. Insomma, un ritardo imperdonabile per una potenza industriale come quella americana – tanto che le stesse case automobilistiche sembrano condividere la visione di Biden.

All’intervento del presidente hanno fatto seguito quelli dei tre CEO dei gruppi automobilistici più importanti negli Usa – Ford, General Motors e Stellantis -, più il leader del maggiore sindacato settoriale. Tutti hanno aderito all’obiettivo di vendere tra il 40 e il 50% di EV per il 2030, a patto che Washington ne agevoli la costruzione e l’acquisto mediante sgravi fiscali e investa nella costruzione di punti di ricarica.

Qui casca l’asino: a marzo Biden parlava di $174 miliardi di spesa totale per gli EV, di cui 100 in incentivi e 15 per le colonnine di ricarica, ma dopo la negoziazione che ha reso possibile il passaggio bipartisan della legge sulle infrastrutture (del valore di oltre mille miliardi di dollari) ne sono rimasti solo 7,5 per le colonnine. I democratici pensano di portare avanti i progetti del presidente sfruttando la legge di bilancio (in agenda per settembre) per indirizzare 3,5 mila miliardi tramite una manovra nota come budget reconciliation, in barba ai repubblicani, che hanno idee diverse sulla transizione ecologica.

David McKinley, congressman repubblicano nella Sottocommissione energia e commercio per l’ambiente e il cambiamento climatico, ha riassunto su Twitter le critiche del GOP sul il piano di Biden per l’elettrificazione degli EV: “aumenterà i prezzi di auto e camion rendendoci più dipendenti dalla Cina per la produzione di parti e batterie per veicoli elettrici. In combinazione con gli standard sulle emissioni proposti e l’aumento dei prezzi del gas, tutti i guidatori pagheranno molto di più. Le famiglie che lavorano duramente stanno subendo un altro colpo dall’economia dell’inflazione di Biden”.

Il punto, negli States come altrove, è bilanciare gli obiettivi verdi con le ricadute sulla popolazione, specie le fasce più fragili. La trasformazione dell’industria automotive americana in chiave elettrica viene presentata dalla Casa Bianca come fonte di ricchezza e posti di lavoro, ma porterà comunque al pesante ridimensionamento di intere filiere produttive – della benzina, del rifornimento, dell’assemblaggio di macchine a motori termici. Le linee di assemblaggio di un EV richiedono circa due terzi dei lavoratori impiegati in quelle “classiche”. Senza contare che non solo gli EV costano mediamente un terzo in più, ma anche il prezzo delle auto a motore termico risentirà dei nuovi standard ambientali.

Biden, che all’ultima tornata elettorale è comunque riuscito a vincere in alcuni Stati persi a suo tempo da Hillary Clinton contro Trump, rischia di inimicarsi esattamente quelle fasce demografiche di lavoratori blue collar a rischio, coloro che dovranno cambiare lavoro e riadattarsi o più semplicemente accollarsi costi aggiuntivi per un’auto nuova. Le elezioni midterm distano poco più di un anno, e potrebbero sovvertire i rapporti di forza in Parlamento, dove i democratici hanno una maggioranza quasi nulla in Senato. In caso di vittoria repubblicana, i progetti necessari per la veloce conversione dell’automotive immaginata da Biden potrebbero subire una battuta d’arresto.

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