La fortuna del polo tech di Hangzhou è anche merito della collaborazione tra funzionari locali del Partito comunista (favorevoli all’innovazione) e gli imprenditori locali. Un sodalizio che Pechino vuole infrangere

Pechino è in piena crociata contro le realtà più “capitaliste” del panorama economico cinese. Nel fine settimana l’autorità anticorruzione ha annunciato di aver aperto un’indagine su Zhou Jiangyong, il segretario locale del Partito comunista cinese nella città di Hangzhou.

Lunedì l’hanno estesa a tutti i leader della città, inclusi quelli che si sono dimessi negli scorsi tre anni, e quasi 25.000 quadri del partito hanno ricevuto l’ordine di auto-rettificarsi e risolvere eventuali conflitti di interessi.

Per capire che succede occorre fare un passo indietro, a novembre 2020, quando le autorità cinesi fermarono la Ipo (offerta pubblica iniziale) di Ant Group, la divisione finanziaria del gigante dell’e-commerce Alibaba, che stando agli analisti sarebbe stata la più grande della storia.

Alibaba fu multata quasi 3 miliardi di dollari – un record – e Ant dovette ristrutturarsi per permettere più controllo statale. Mentre il fondatore di queste realtà, il guru imprenditoriale e ragazzo d’oro della tecnologia Jack Ma, fu costretto a ritirarsi a vita privata. La sua colpa? A ottobre Ma aveva criticato esplicitamente la politica economica di Pechino, tacciandola di soffocare l’imprenditoria.

Ant Group e Ma sono state le prime avvisaglie di una stretta delle autorità cinesi sul settore high-tech, una vera punta di diamante del Paese. Nelle scorse settimane i regolatori cinesi hanno colpito anche Tencent, un gruppo di servizi tecnologici, e Didi Chuxing, l’equivalente locale di Uber, più svariate altre realtà. Il Partito comunista cinese è pienamente consapevole del potere delle Big Tech – economico, ma anche derivante dal tesoretto di dati che accumulano – e vuole essere certo che queste società non diventino mai troppo autonome rispetto al governo centrale.

Questa “rettificazione dell’industria” è una strategia di Pechino per piegare la volontà delle grandi aziende locali a quella del Partito – ulteriormente, perché è già norma che queste lavorino a strettissimo contatto con le autorità locali. Proprio questa collaborazione aveva permesso alla città di Hangzhou di surfare sull’onda del  “comunismo capitalista” cinese nel settore tech e diventare una delle più ricche del Paese. Il Wall Street Journal riporta che la media del reddito disponibile pro capite dei 12 milioni di abitanti è il doppio della media nazionale.

Tutto questo è stato possibile in gran parte grazie ad Alibaba e Ant, nate e cresciute nella città orientale. Tanto che nel 2019 Zhou insignì Ma di una medaglia d’onore per il suo servizio alla città; allora l’imprenditore disse che il sodalizio tra “il governo di Hangzhou e Alibaba rappresenta una nuova relazione tra governo e impresa, una sorta di relazione familiare”. Le due parti si impegnarono ad approfondire questa relazione. Ma quei piani sono spariti dal sito del governo di Hangzhou.

Nei giorni precedenti all’annuncio dell’investigazione “per gravi violazioni della disciplina di partito” (una formula che di solito indica corruzione), i media locali e i social si sono riempiti di speculazioni sulla vicinanza di Zhou e Ma. The Paper, una emittente controllata dallo Stato, ha pubblicato (e poi rimosso) un pezzo in cui accusava la famiglia di Zhou di aver comprato delle azioni di una “compagnia tecnologica locale”. Modus operandi dal sapore troppo capitalista e assolutamente avversi al piano del presidente Xi Jinping di favorire “la prosperità comune” in una società a stampo marcatamente socialista, in cui però le diseguaglianze sono in aumento.

Nis Grünberg, analista del Mercator Institute for China Studies, ha detto al Washington Post che la spinta alla ridistribuzione della ricchezza in Cina è probabilmente un fattore dietro alle investigazioni sui funzionari di Hangzhou; la città si presta benissimo come zona pilota per la campagna. “È possibile che i funzionari siano stati additati come un esempio del dispiacere del Partito comunista cinese per i legami dei politici con le grandi imprese”. Colpirne una per educarne centinaia.

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