“Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi a una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro”, disse papa Benedetto XVI. Il commento del teologo Simone Billeci

In questi momenti particolarmente difficili della storia del nostro tempo, a seguito della caduta dell’Afghanistan in mano ai Talebani, tante sono le preoccupazioni quanto le speranze.

Da un paio di giorni il mondo si interroga sul vero volto del neo emirato islamico. A sentire i proclami in conferenza stampa, i Paesi occidentali si mostrano molto più prudenti rispetto a Cina, Russia e Turchia. Di fatto, dopo 20 anni, il gruppo radicale islamico è tornato al potere, gettando uomini, donne e bambini nel pianto e nella disperazione.

La conquista lampo da parte degli “studenti coranici”, servendosi della religione, sembra gettare sull’orlo di un precipizio ogni sforzo di convivenza pacifica, leale e serena. Il terrorismo, di qualunque matrice esso sia, è una scelta perversa e crudele, che calpesta il diritto sacrosanto alla vita e scalza le fondamenta stesse di ogni civile convivenza. Viceversa, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace, della dignità della persona e della difesa dei diritti che da tale dignità scaturiscono devono costituire lo scopo di ogni progetto sociale e di ogni sforzo posto in essere per attuarlo. In definitiva, solo sul riconoscimento della centralità della persona si può trovare una comune base di intesa, superando eventuali contrapposizioni culturali e neutralizzando la forza dirompente delle ideologie.

“La Chiesa”, scrivevano i Padri del Concilio Vaticano II nella Dichiarazione Nostra Aetate 3, circa i rapporti con i musulmani, “guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce… Se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e ad esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”.

Oggi più che mai tali eventi non possono non interrogare la riflessione teologica. Come auspicato da Benedetto XVI nel viaggio Apostolico a Colonia nel 2005, incontrando i rappresentanti di alcune comunità musulmane, in occasione della XX giornata mondiale della gioventù, “il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi a una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro”.

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